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> GIORDANO BRUNO, LE "TRE CORONE" E IL VANGELO ARMATO. --- “Riabilitare Giordano Bruno”. Frei Betto a Papa Francesco.

giovedì 10 aprile 2014

Il Papa riceve Frei Betto

Per Giordano Bruno forse una riabilitazione

di Gian Guido Vecchi (Corriere della Sera, 10.04.2014)

Intorno a San Pietro passa inosservato, quell’uomo dai capelli grigi in giubbotto di pelle non fa pensare a un frate predicatore né si direbbe abbia quasi settant’anni. Frei Betto, celebre teologo della liberazione brasiliano che nel 1969 patì le torture del regime militare, ha appena parlato con papa Francesco, qualche minuto al termine dell’udienza del mercoledì, tra i fedeli ammessi al cosiddetto «baciamano».
-  Racconta: «Sono un domenicano e gli ho detto: Santo Padre, le chiedo e pongo nelle sue mani la riabilitazione di Giordano Bruno e Meister Eckhart, due domenicani come me...».
-  E Francesco che cosa le ha risposto? «Mi ha sorriso e ha detto: “Prega per questo!”». Bruno, il filosofo degli «infiniti mondi», venne condannato come eretico e, «spogliato nudo e legato a un palo», arso vivo in Campo de’ Fiori, a Roma, la mattina del 17 febbraio 1600.
-  Nel 1998 il cardinale Carlo Maria Martini, durante la «Cattedra dei non credenti» su scienza e fede, invitò a riconsiderarne la figura: «Potrebbe essere oggetto di uno di quei ripensamenti critici che la Chiesa intende fare per la fine di questo millennio».
-  Di rado si parla invece della riabilitazione di Meister Eckhart, grande filosofo e mistico che ha avuto un’influenza enorme nel pensiero tedesco, da Hegel a Schopenhauer, e fu condannato da una bolla papale nel 1329, un anno dopo la morte.
-  Frei Betto allarga le braccia: «Giovanni Paolo II chiese perdono per Galileo, la Chiesa può farlo anche con loro, del resto ogni teologo e pensatore va compreso e considerato nel suo contesto storico, distinto dal nostro...».

È la seconda volta che Francesco incontra un teologo della liberazione. Resta memorabile la messa che il Pontefice ha celebrato l’11 settembre 2013 con Gustavo Gutiérrez, padre della Teología de la liberación, accompagnato dall’amico Gerhard Müller, il cardinale prefetto dell’ex Sant’Uffizio. «L’atteggiamento della Chiesa nei nostri confronti è molto cambiato. Avevo visto il Papa l’anno scorso, durante la Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro, ma non avevo avuto occasione di parlargli. Così ora ho ringraziato Francesco della lettera che ha mandato al tredicesimo incontro delle comunità di base, a gennaio in Brasile. È la prima volta di un Papa. E gli ho spiegato che non ci definiamo un movimento, come ha scritto: per noi le comunità sono la presenza della Chiesa alla base e la base della Chiesa», prosegue Frei Betto. «Gli ho chiesto anche che, come padre amorevole, abbia sempre un dialogo con quella figlia amorosa che è la teologia della liberazione, una figlia fedele che vuole bene alla Chiesa».
-  E le deviazioni marxiste? Lui, amico di Fidel Castro, scuote la testa: «Sciocchezze. A parte che non esiste una teologia chimicamente pura, il problema è che c’era un contesto di rivoluzioni popolari, come in Nicaragua o in Salvador, ma la teologia della liberazione non è mai stata manipolata né ha mai provocato uno scisma. Tutti gli scismi nella Chiesa sono arrivati da destra, pensi a Lefebvre...».
-  L’ultimo suo libro in italiano è il romanzo Quell’uomo chiamato Gesù (edizioni Emi, pagine 414, e 16) . Come Gutiérrez, Frei Betto cita una battuta dell’arcivescovo brasiliano Hélder Câmara: «Se do un pane a una persona affamata, la gente dice che sono un santo. Se chiedo perché questa persona ha fame, mi dicono che sono un comunista». Alla fine, conclude il teologo brasiliano, «ho salutato Francesco dicendo: extra pauperes nulla salus!, non c’è salvezza lontano dai poveri... E lui ha annuito: “Sono d’accordo”».


-  Il Papa tentato dal teologo ribelle “Riabilitare Giordano Bruno”

-  L’incontro col domenicano Frei Betto
-  “Gli ho chiesto del frate finito al rogo e lui mi ha risposto: pregherò per lui”

-  di Paolo Rodari (la Repubblica, 10.04.2014)


CITTÀ DEL VATICANO. Frei Betto, religioso brasiliano domenicano, fra i teologi della liberazione più famosi al mondo, autore di un celebre libro intervista con Fidel Castro di cui è amico, già assessore del programma Fome Zero (Fame Zero) del primo Governo Lula (autore di “Quell’uomo chiamato Gesù” Emi), è stato ricevuto ieri da Papa Francesco a casa Santa Marta.

Di cosa avete parlato?

«Da teologo domenicano gli ho chiesto di riabilitare ufficialmente Giordano Bruno, condannato al rogo dall’Inquisizione cattolica, e Meister Eckhart, contemporaneo di Dante, condannato anch’egli dalla Chiesa per eresia. La Chiesa può finalmente ridare loro la dignità perduta, può riabilitarli. E fare giustizia. Ho chiesto questo a papa Francesco perché ritengo che il tempo sia finalmente propizio in questo senso. Sono convinto infatti che, come Tommaso d’Aquino, i loro scritti superino i secoli e siano un contributo fondamentale alla teologia mistica. Giordano Bruno aveva una visione panteistica del mondo, era un umanista importante ma i suoi scritti sono un contributo da valorizzare. La Chiesa era spaventata da lui e non viceversa. Fu un martire e occorre riconoscerlo».

Papa Francesco cosa le ha risposto?

«Che ci pregherà. E ha chiesto anche a noi di pregarci sopra. E così faremo, sperando che una riabilitazione arrivipresto. Sono contentissimo di non aver ricevuto una risposta negativa. È davvero un Papa capace di ascoltare le istanze di tutti, senza chiusure né pregiudizi. Per questo non posso che ringraziarlo».

Ha parlato col Papa della teologia della liberazione?

«Certo, prima però gli ho detto che ho letto la sua lettera recentemente inviata alle comunità di base. Il Papa diceva che le comunità di base, a lungo bistrattate dalle gerarchie, sono un movimento nella Chiesa cattolica. Io gli ho detto che non sono un movimento, ma sono la Chiesa, un modo d’essere all’interno della stessa Chiesa, una realtà radicata internamente e non a essa esterna, non un corpo estraneo. E che loro per prime non desiderano essere considerate un movimento estraneo. Quanto alla teologia della liberazione, gli ho detto che il Papa deve essere per tutta questa teologia un padre amoroso, come di fatto egli già è. Noi teologi della liberazione siamo figli della Chiesa. Per troppo tempo ci hanno considerato corpi estranei. Invece siamo parte della Chiesa».

Jorge Mario Bergoglio a Buenos Aires era sempre dalla parte dei poveri e degli ultimi. Avete parlato del suo passato, del tempo trascorso a Buenos Aires da arcivescovo?

«Certamente. Francesco ha a cuore i poveri da sempre. Gli ho citato una frase in latino: “Extra pauperum nulla salus (senza poveri non c’è salvezza)”. E lui mi ha detto di essere del tutto d’accordo, annuendo soddisfatto. Sono i poveri e gli ultimi la forza della Chiesa, la luce del mondo. Insieme abbiamo parlato delle sofferenze degli indigeni, delle popolazioni locali. Francesco ritiene che in America Latina gli indigeni siano sfruttati e non amati. Egli soffre per e con loro. Il Papa ha detto di volere una Chiesa dei poveri e per i poveri. E per lui queste non sono parole ma vita vissuta».


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