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Calabria

"La societÓ sparente": lettera aperta di Vincenzo Tiano a Giovanni Iaquinta, giÓ dirigente dei Ds di San Giovanni in Fiore

martedì 27 novembre 2007 di Vincenzo Tiano
Vincenzo Tiano, vicedirettore di "la Voce di Fiore", ha scritto una lettera aperta a Giovanni Iaquinta, giÓ dirigente dei Ds a San Giovanni in Fiore (Cosenza). Sotto la pubblichiamo integralmente.
Tiano, lo scorso 11 novembre, ha moderato la presentazione del libro "La societÓ sparente" (di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, edito da Neftasia, Pesaro, 2007) nei pressi del comune calabrese, nella sala convegni dell’Hotel Biafora.
Nel corso della presentazione, Giovanni Iaquinta (...)

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> "La societÓ sparente": lettera di Vincenzo Tiano a Giovanni Iaquinta, giÓ dirigente dei Ds di San Giovanni in Fiore

domenica 18 novembre 2007
Carissimo Vincenzo,l’atteggiamento di Giovanni Iaquinta rispecchia quella che Ŕ la mentalitÓ e l’ottusitÓ presente ancora nelle coscienze di tanti calabresi e sangiovannesi.Il Partito e le decisioni dei suoi funzionari,trovano eco negli atteggiamenti dei loro "emissari"(che tante volte hanno ricevuto favori!!) all’interno della societÓ.Noi sogniamo e vogliamo lo sviluppo ed il riscatto della nostra gente e della nostra terra generosa e ribelle.Calabria,terra di gente libera che sogna e lotta,guardando il cielo,ed osservando il mare.Calabria,terra di migranti ed operai,di chi come noi con dignitÓ ce ne siamo andati con una valigia carica di speranza ma che non abbiamo dimenticato il sangue dei contadini di Melissa, e degli operai sangiovannesi morti a Marcinelle,a Mattmark e Monongah e di tutti quei calabresi che si sono battuti e (si battono ancora!!) per un’ideale di giustizia e di libertÓ,e che non dimentichiamo la nostra terra e la nostra gente,la nostra memoria storica,la nostra storia.E’ il momento di stare uniti e non mollare,senza chinare la testa e arrendersi davanti all’arroganza e alla prepotenza,uniti ce la faremo a riprenderci il nostro destino ed il nostro futuro.C’Ŕ un vecchio canto partigiano delle vallate piemontesi,intitolato "lou Pal"(Il Palo),che inizia con questa strofa: "Lo mi’u parser me parlava de bon’ora a’ la font,lo solehl esperavam, e i mul passaven lu p˛nt. Al m’Ó mostÓ lou pal ente siam tuchi estachants Podem pas destachar-se,se pam pus livre d’annar. Se tirem tuchi al vai Ó tombar, gaire de temps p˛l pas a durar, segur que tumba,tumba,tumba,e al jias inclinÓt. E se tu týr f˛rt d’aqui,e que mi týro fort d’alai, segur que tumba,tumba,tumba e nos trobŔm jo dŔsliurats..." Traduzione: "Mio nonno mi parlava di buon’ora alla sorgente Aspettavamo il sole,ed i muli attraversavano il ponte. Lui,mi ha mostrato il palo a cui siamo tutti legati, non possiamo staccarci,e non siamo pi¨ liberi di andarcene. Se tiriamo tutti cadrÓ,certo che cade,cade,cade vedi come Ŕ giÓ inclinato. E se tu tiri pi¨ forte da qui,ed io tiro pi¨ forte di lÓ, vedrai che cade,cade,cade e alla fine liberi saremo..." Saluti e stima.

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