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Messaggio evangelico e tradimento strutturale della fiducia. In principio era il Logos ... non il "Logo" !!!

IL CIELO NON E’ VUOTO, MA NEMMENO E’ OCCUPATO DALL’IMPERATORE COSTANTINO E DAL SUO ESERCITO !!! Dopo la "Deus caritas est", la seconda enciclica : "Spe salvi". Una speranza cieca e zoppa, senza grazia ("charitas") e senza memoria, lanciata contro il "relativismo" dell’ONU - a cura di Federico La Sala

L’Onu risponde al Papa. La nostra etica ? I diritti umani
lundi 3 décembre 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Il "cielo non è vuoto", ammonisce Benedetto XVI nella "Spe salvi (nella speranza siamo stati salvati)", seconda enciclica del pontificato, e ci sarà il giudizio di Dio, che non sarà un colpo di spugna : "la giustizia è l’argomento essenziale in favore della vita eterna", perché l’ingiustizia non può essere l’ultima parola. Settantasei pagine nella versione italiana, firmata e pubblicata il 30 novembre, nella festa di sant’Andrea, l’enciclica è frutto della riflessione personalissima (...)

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> ANNO DELLA FEDE. Dopo aver letto la lettera apostolica Porta Fidei (“La porta della fede”), Jacques Noyer interroga il papa sulle sue intenzioni (di Jacques Noyer, vescovo emerito di Amiens).

mardi 1er novembre 2011

Al nostro papa, Benedetto

di Jacques Noyer, vescovo emerito di Amiens

-  in “www.temoignagechretien.fr” del 30 ottobre 2011 (traduzione : www.finesettimana.org)

Dopo aver letto la lettera apostolica Porta Fidei (“La porta della fede”), pubblicata domenica 16 ottobre dalla Santa Sede, Jacques Noyer interroga il papa sulle sue intenzioni e sui mezzi che la Chiesa può mettere in atto per onorare al meglio il prossimo “Anno della fede”. Che andrà dall’11 ottobre 2012 al 24 novembre 2013, periodo del cinquantesimo anniversario dell’apertura della seconda sessione del Vaticano II

Lei ha pubblicato una lettera, qualche giorno fa, per annunciare un Anno della Fede. Celebrare l’anniversario del Concilio Vaticano II con un rinnovamento della nostra fede mi sembra un’ottima idea. Se tutti i cristiani del mondo, insieme, mettessero in opera il Vangelo, la cosa dovrebbe essere visibile. Sarebbe una grande grazia per il nostro mondo, che sta morendo nella paura e nella mancanza di speranza. Di questo, ci tengo a ringraziarla.

Grazie anche per aver rinunciato, come fa dall’inizio del suo pontificato, al Noi solenne che nei testi dei suoi predecessori ci schiacciava con la sua solennità. Lei dice semplicemente io e questo dà alla sua lettera una semplicità che apprezzo. Ma bisognava proprio dare alla sua lettera lo statuto di Motu proprio ? che vuol dire “Di mia propria iniziativa” ! Quell’idea, quella decisione, le è giunta solo nella ruminazione della sua preghiera personale ?

Perché non dire : “Come si aspettano molti di voi, come lo auspicano molti dei vostri sinodi, vi propongo di celebrare il Concilio Vaticano II con un impegno di fede.” Già saremmo stati imbarcati in quest’avventura. Così avrebbe mostrato che lo Spirito Santo non parla solo dall’alto verso il basso, ma in un dialogo in cui tutti abbiamo la parola. Un motu proprio ci tratta troppo come sudditi che devono obbedire alla sua autorità. Senza dubbio ci saranno molti fedeli che le diranno quell’amen di sottomissione e si congratuleranno per l’iniziativa.

Mi permetta di credere che quel popolo docile e obbediente non ha un gran futuro nel nostro mondo moderno. Lei vedrà i migliori allontanarsi, se non li ascolta, se dà l’impressione di ignorarli, se fa come se volesse fare chiesa da solo.

Inoltre, ancora una volta sono a disagio perché lei non dice a chi si rivolge. Questa lettera è stata pubblicata, la si trova sui giornali e su internet, ma a chi rivolge questo invito ? Quando ero vescovo titolare, soffrivo nel leggere su un giornale un testo che ci era destinato, che ignorava così la relazione specifica e personale che ci dà la comunione tra le nostre chiese.

Talvolta, la difficoltà della lingua e delle affermazioni mostrava perfettamente che lei si rivolgeva solo ai teologi, lasciando pensare che la fede è fatto solo per i sapienti. Certo lei fa uno sforzo per avere un linguaggio più chiaro, meno erudito. Ma pensa comunque che i semplici cristiani la leggeranno ?

Tutto ciò che lei dice sulla fede mi sembra luminoso e lo accolgo con grande interesse. Voglio però sottolineare una difficoltà importante : risvegliare la nostra fede significa semplicemente rileggere le nostre lezioni di teologia ? Bisogna sapere che cosa è credere, per credere ?

Quella fede, quella fiducia, quel senso degli altri che Gesù chiamava fede, che ammirava e celebrava nei più piccoli, esiste prima della riflessione dei teologi sulla loro fede. Mi sembra che delle conferenze teologiche, certo molto preziose per i credenti, non diano mai la fede. Per fare di quest’anno un anno di fede, bisogna innanzitutto che ritroviamo le parole, certo, ma soprattutto i gesti, gli atti, gli incontri, le rinunce, le conversioni, che diranno agli uomini di quale amore il Padre li ama.

Successore di Pietro, sì, risveglia la nostra fede ! Mostraci il cammino di una nuova Chiesa per permettere una nuova evangelizzazione. Più che di parole, la nostra fede ha bisogno di esempi.


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