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EU-ROPA. ITALIA. La Legge dei nostri "Padri" e delle nostre "Madri" è la COSTITUZIONE

VISITA DEL PAPA ALL’UNIVERSITA’ DI ROMA. REVOCARE L’INVITO !!! BASTA CON GLI INCIUCI E LA CECITA’. LA "SAPIENZA" NON E’ LA CASA NE’ DI "MAMMASANTISSIMA" NE’ DI "BONIFACIO VIII" - di Federico La Sala

"già in novembre avevo rivolto al rettore della Sapienza una lettera aperta, nella quale esponevo le ragioni della mia indignazione per un invito a tenere una lectio magistralis che mi appariva del tutto inappropriata " (Marcello Cini)
jeudi 17 janvier 2008 par Maria Paola Falchinelli


COSTITUZIONE ITALIANA E CHIESA CATTOLICO-ROMANA.
Per un ri-orientamento teologico-politico e antropologico !!!
di Federico La Sala (Libertà - quotidiano di Piacenza, 08.06.2006, p. 35)
Il 60° anniversario della nascita della Repubblica italiana e dell’Assemblea Costituente, l’Avvenire (il giornale dei vescovi della Chiesa cattolico-romana) lo ha commentato con un “editoriale” di Giuseppe Anzani, titolato (molto (...)

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> VISITA DEL PAPA ALL’UNIVERSITA’ DI ROMA. REVOCARE L’INVITO !!! BASTA CON GLI INCIUCI E LA CECITA’. LA "SAPIENZA" NON E’ LA CASA NE’ DI "MAMMASANTISSIMA" NE’ DI "BONIFACIO VIII" - ..... Sapienza e Ironia (di Giulio Ferroni)

jeudi 17 janvier 2008

Sapienza e ironia

di Giulio Ferroni *

Tornando a Roma dopo un breve soggiorno in California per una conferenza all’Università di Los Angeles, Ucla ho trovato l’università dove insegno, la « Sapienza », proiettata sulla scena nazionale per la vicenda dell’invito al Papa : amplificata in un flusso di chiacchiere, di indignazioni, di deplorazioni, di posizionamenti, nel gioco delle parti a cui ci ha da tempo abituato il mondo dei talk show. La mente ancora carica delle impressioni del campus californiano avverte in modo estremo l’assurdità di questo teatro mediatico : sarebbe quasi tentata di mostrarne il carattere grottesco, se non fosse trattenuta da carità di patria, dalla vergogna per il livello della polemica e per lo scadimento dell’immagine e del prestigio della nostra università (e della « Sapienza » in particolare).

Ciò che è avvenuto, con tutti gli sproloqui e le amplificazioni che ci si avvolgono intorno, procura davvero un grave danno all’istituzione universitaria e alla sua funzione di centro vitale di discussione culturale, di elaborazione critica di scienza e ragione, di confronto con l’aggrovigliata complessità del presente. Come docente della stessa « Sapienza » ne ricavo ulteriore motivo di depressione, constatando che tutto è nato dalle iniziative di un gruppo di potere che gestisce la più grande università italiana affidandosi alle illusioni della comunicazione, ad una ricerca di effetti mediatici, a scapito dell’efficienza gestionale e della dinamica culturale. Come tanti altri “eventi” a cui la « Sapienza » ci ha abituato negli ultimi anni (come la parte che prende nell’Estate Romana), l’inaugurazione dell’anno accademico viene concepita come un’occasione di immagine : e se in passato si è avuta tutta una gamma di presenze, da Umberto Eco a Claudio Baglioni, quest’anno si era cercato di fare le cose più in grande, con un’esposizione a livello mondiale, grazie alla benedizione del papa teologo e filosofo. Folgorante illuminazione degli strateghi della comunicazione che, come capita spesso, attratti dallo splendore della loro immaginazione, non riescono a valutare le condizioni concrete della comunicazione, i suoi contesti critici, i suoi contenuti culturali. E tra le condizioni della « Sapienza » non andrebbe dimenticata la deriva amministrativa : basta pensare alla mancanza di spazi e di strumenti, che talvolta costringe ad avventurose peregrinazioni tra aule insufficienti, che ammassa spesso più docenti in stanzette dove è impossibile svolgere qualsiasi attività di ricerca (inutile pensarci freschi di una visita alla Ucla).

In queste condizioni non può darsi nessuna coinvolgente discussione culturale, nessuna valutazione e condivisione di scelte, come è accaduto nel caso dell’invito al papa. Una preliminare discussione in proposito poteva far toccare da vicino l’attuale contraddizione tra i livelli delle conoscenze e delle tecnologie e il ritorno invadente delle religioni, tra le sicurezze promesse dalle varie fedi e la radicale incertezza del mondo globalizzato ; un confronto che avrebbe dovuto chiamare in causa non soltanto le scienze della natura, ma anche tutto l’orizzonte della cultura umanistica, i modelli di vita, le domande radicali sul senso e sul destino dei singoli e del mondo. Senza nessun confronto di questo tipo, il cercato effetto mediatico si è alla fine rovesciato su se stesso : e se l’evento è stato organizzato con superficiale leggerezza, malaccorto e affrettato è stato certamente anche il documento dei firmatari opponenti, la cui forma ha danneggiato le stesse giustissime ragioni laiche a cui essi facevano riferimento (peraltro non si trattava di dire di no ad una presenza del papa in generale, ma ad una sua presenza in una inaugurazione di anno accademico). A tutto ciò si è poi aggiunta l’azione di uno sparuto “collettivo”, che è riuscito addirittura ad “occupare” il Rettorato della « Sapienza », ma che non ha nessun rapporto con la base studentesca (che per giunta appare, ahimè, del tutto indifferente alla vicenda). Uno spaventoso boomerang, alla fine, da tutti i punti di vista, che danneggia non solo la « Sapienza » nel suo insieme, ma dà esca all’incredibile canaio dei media, amplificando la voce dei più diversi e variamente truccati nemici della scienza e della cultura, dei devoti più o meno fittizi di “Verità” supreme e definitive. Uno stupido colpo al rilievo di quel pensiero autenticamente critico e illuministico che solo può tentare oggi di salvare un mondo minacciato dall’accoppiata micidiale tra disastro ambientale, sovrappopolazione e fondamentalismi religiosi. Ma di fronte a tutto ciò, e a tanta furia di politici, giornalisti e opinionisti, sarebbe anche necessario sdrammatizzare, magari con un po’ d’ironia, come suggeriva ieri Adriano Prosperi sulle pagine di Repubblica : e forse un segno di ironia (illuministica e laica, certamente) potremmo estrarlo perfino dal programma ufficiale del fallito evento, dove si può leggere il nome del giovane destinato a porgere il saluto studentesco al pontefice, che si chiama Cristian Buonafede (non è uno scherzo, ma è proprio così : Borges non avrebbe potuto trovare di meglio).

* l’Unità, Pubblicato il : 17.01.08, Modificato il : 17.01.08 alle ore 8.23


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