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Cultura

De Lubac su Gioacchino da Fiore - di Sandro Magister

lundi 24 octobre 2005 par Emiliano Morrone
Ottocento anni fa, il 30 marzo 1202, morì Gioacchino da Fiore, l’abate calabrese « di spirito profetico donato » che Dante collocò nel Paradiso.
E che in Paradiso c’è andato per davvero, stando al processo di canonizzazione avviato dalla diocesi di Cosenza, in cui ricade il monastero di San Giovanni in Fiore. Oltre che dall’avvio del processo di santità, il centenario è stato segnato da una serie di convegni. Che dietro la facciata dell’erudizione nascondono questioni vitali per il presente e (...)

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> De Lubac su Gioacchino da Fiore - Il dramma del cattolicesimo ateo e la posterità spirituale di Gioacchino da Fiore.

dimanche 4 mars 2018

DIO E’ AMORE ("Charitas") O MAMMONA ("Caritas") ?! GIOACCHINO DA FIORE, LA SORPRENDENTE “CARITA”, E IL DRAMMA DEL CATTOLICESIMO ATEO E DEVOTO...

"È nostro altissimo dovere tenere sempre presenti e diligentemente imitare i luminosi esempi della ammirabile carità ..." : "Mirae caritatis. De sanctissima eucharistia", della "Ammirabile Carità. La santa eucarestia", così è intitolata e così è tradotta la "Lettera enciclica" di Leone XIII, del 1902 :

Se si tiene presente che nel 1183, con grande chiarezza e consapevolezza, Gioacchino da Fiore nel suo "Liber de Concordia Novi ac Veteris Testamenti" così scriveva :

      • "Primus ergo status in scientia fuit, secundus in potestate sapientie, tertius in plenitudine intellectus. Primus in servitute servili, secundus in servitute filiali, tertius in libertate. Primus in flagellis, secundus in actione, tertius in contemplatione. Primus in timore, secundus in fide, tertius in charitate"
        -  ("Il primo stato visse di conoscenza ; il secondo si svolse nel potere della sapienza ; il terzo si effonderà nella plenitudine dell’intendimento. Nel primo regno il servaggio servile ; nel secondo la servitù filiale ; il terzo darà inizio alla libertà. Il primo stato trascorse nei flagelli ; il secondo nell’azione ; il terzo trascorrerà nella contemplazione. Il primo visse nell’atmosfera del timore ; il secondo in quella della fede ; il terzo vivrà nella carità"),

si può ben pensare che le preoccupazioni di una tradizione e di una trasmissione corretta del messaggio evangelico e, con esso, del "luminoso esempio" dello stesso Gioacchino da Fiore, non siano state affatto al primo posto del magistero della Chiesa cattolico-romana, né ieri né oggi. Di Gioacchino se si è conservato memoria del suo lavoro come del suo messaggio, lo si deve sicuramente alla sua "posterità spirituale" - è da dire con H. De Lubac, ma contro lo stesso De Lubac, che ha finito per portare acqua al mulino del sonnambulismo ateo-devoto dell’intera cultura ’cattolica’.

Federico La Sala


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