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Italia ’44-’45. Campi di concentramento di Fossoli e Bolzano....

La fuga è finita. Il boia di Bolzano, Michel Seifert - dopo Reder, Kappler e Priebke - consegnato all’Italia. Destinazione il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere - a cura di pfls

Parla Mike Buongiorno, anch’egli rinchiuso nel lager : "Ora vorrei guardarlo negli occhi...".
samedi 16 février 2008 par Maria Paola Falchinelli
[...] Il processo contro Seifert si era concluso nel novembre 2000 quando Giovanni Pagliarulo, presidente del Tribunale militare di Verona pronunciò la condanna all’ergastolo. In una settimana furono sentiti una ventina di testimoni, tutti sopravvissuti dei campi di Fossoli e Bolzano. Un viaggio nel dolore, con racconti e di sofferenze e umiliazioni inenerrabili [...]

Michel Seifert, ucraino, ha oggi 84. Vive in Canada.
La condanna (...)

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> La fuga è finita. Il boia di Bolzano, Michel Seifert --- è arrivato in Italia. Il sindaco di Bolzano : « Finalmente giustiza »

samedi 16 février 2008


-  STAMANI ALLE 5 L’ATTERRAGGIO

L’ex capo del campo di concentramento di Bolzano, "Misha"

Il "Boia di Bolzano" è arrivato in Italia


-  Si metteva i guanti neri, poi torturava e uccideva
-  Sconterà la sua pena in Italia
(La Stampa, 16/2/2008)

ROMA. È arrivato alle 5,10 di questa mattina all’aeroporto di Ciampino Michael Seifert, l’ex secondino nazista detto il "boia di Bolzano" di cui l’Italia ha ottenuto l’estradizione dal Canada. Funzionari dell’Interpol di Roma lo avevano preso in custodia a Toronto e lo hanno scortato nel volo. Prima della partenza Seifert era stato sottoposto a un’accurata visita medica alla presenza di un medico italiano. In giornata dovrebbe essere trasferito nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere e successivamente sarà messo a disposizione della Procura militare di Verona.

L’84enne SS, il sanguinario "Misha", nato a Landau (Ucraina) risiedeva da oltre 50 anni a Vancouver. Era stato condannato all’ergastolo nel novembre 2000 a conclusione del processo svoltosi davanti al Tribunale Militare di Verona per la strage di migliaia e migliaia di deportati nei campi di Fossoli e di Bolzano. Condanna poi confernmata in appello e quindi resa definitiva in Cassazione nel 2002.

Tutte le testimonianze dei superstiti furono concordi nell’attribuire alla coppia dei due « ucraini » (strettamente legato a "Misha" era "Otto" Sein, ancora irrintracciabile) che sembravano anche più giovani dei loro 20 anni, particolari efferatezze e sadismo nelle violenze inflitte ai deportati, e in particolare ai detenuti delle « celle » (la prigione interna di Bolzano) contro i quali i due si accanivano quasi sempre in coppia, spesso all’improvviso, senza alcun motivo. Del campo di Bolzano non rimangono che pochi tratti del muro di cinta ; vi furono rinchiusi tra l’estate del ’44 e la fine di aprile del ’45 circa 9.500 deportati.

I ricordi del partigiano Bertoldi

Lionello Beroldi, ex senatore e presidente dell’Associazione nazionale partigiani di Bolzano ricorda così il "boia di Bolzano" : « Era il terrore, nessuno osava guardarlo in faccia. Quando si metteva i guanti neri, gli internati tremavano. Li portava per interrogarli nella cella nera. Politici, partigiani... Li torturava, li uccideva ».

« Il tribunale lo ha condannato -continua- per 11 omicidi, ma i testimoni parlano di 18. Agiva in coppia con Otto Sein, un altro giovane caporale. Li avevano destinati ai lager perchè avevano stuprato una ragazza ». Ora, l’estradizione di Misha « in qualche maniera -dice Bertoldi- ripara la ferita recata alla città che si era costituita parte civile nel processo contro di lui. Abbiamo fatto una lunga battaglia insieme alla comunità ebraica. Pensi che l’avvocato che ci ha aiutato è scampato alla morte nei lager ».

Il sindaco di Bolzano : « Finalmente giustiza »

« La soddisfazione nella città per questa avvenuta estradizione non è dettata nè da vendetta e neppure da rivalsa - ha spiegato Spagnolli - È semplicemente la presa d’atto che finalmente si realizza un obiettivo che avevamo da tanti anni, ossia che si facesse luce e giustizia su una serie di episodi criminosi che si sono verificati nella nostra città, per cui nostri concittadini hanno sofferto. La giustizia è atto doveroso ».

L’opinione del Congresso ebraico canadese

« È una notizia eccellente, arrivata finalmente dopo lungo tempo. È stata fatta giustizia ». Così Bernie Farber, capo del Congresso Ebraico Canadese, ha commentato l’estradizione di Michael "Misha" Sefert in Italia. Secondo Farber, l’estradizione di Seifert rappresenta un chiaro segnale della volontà del governo canadese di non voler coprire i crimini nazisti. « Altri governi hanno invece chiuso gli occhi », ha commentato Farber, secondo il quale l’estradizione del « Boia di Bolzano » rappresenta un cambio di rotta da parte del Canada. « I sopravvissuti dell’Olocausto che vivono qui avvertono finalmente un senso di giustizia ».


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