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Eu-ropa, Eu-lex .....

KOSOVO, IL GIORNO DELL’INDIPENDENZA (SORVEGLIATA). I 27 paesi dell’Unione Europea hanno dato via libera alla missione civile Eulex - a cura di pfls

sabato 16 febbraio 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] Thaci ha ribadito l’impegno ad avere "con tutti i Paesi confinanti ottime relazioni", alla fine anche con la Serbia. Ma secondo Belgrado, ’’la dichiarazione d’indipendenza è illegale’’: è quanto ha affermato giovedì il premier serbo Vojislav Kostunica. Inoltre, arriva la promessa fatta dal rieletto presidente serbo Boris Tadic nella cerimonia di giuramento al Parlamento. "Non arretrerò mai nella lotta per conservare il Kosovo". E ’’con tutta la mia forza lavorerò per fare della Serbia (...)

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> KOSOVO, IL GIORNO DELL’INDIPENDENZA (SORVEGLIATA). ---- Da ieri ci sono tre Kosovo....Di certo d’ora in avanti il Kosova sarà sempre più un nostro problema. Europeo e italiano. I nostri soldati sono in prima linea, nel quadro Nato (di Lucio Caracciolo).

lunedì 18 febbraio 2008

Dal Kosovo al Kosova: rimane un nostro problema

di Lucio Caracciolo (la Repubblica, 18 Febbraio 2008)

I tre Kosovo. La dichiarazione di indipendenza e la bandiera all’insegna del geopoliticamente corretto. La dipendenza politica dall’Occidente e quella infrastrutturale dalla Serbia. Le molte teste calde. I traffici criminali. Il Kosova sarà sempre più un nostro problema.

Da ieri ci sono tre Kosovo. Il primo immaginario: la provincia serba cui si riferisce la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il secondo effettivo: il troncone di quella provincia che resta serbo, a nord del fiume Ibar, con relative enclavi etnicamente omologhe nel Centro-Sud. Il terzo, altrettanto reale ma assai maggiore, si chiama Kosova, all’albanese, e comprende tutto il resto del territorio (10mila chilometri quadrati e 2 milioni di abitanti). Di fatto, un secondo Stato schipetaro. In attesa di adeguarsi alle nuove insegne geopoliticamente corrette, con tanto di stelle all’europea, i kosovari albanesi festeggiano agitando la bandiera nazionale, l’aquila bicipite nera su sfondo rosso.

Mentre aspetta gli annunciati riconoscimenti, il capo del Kosova, Hashim Thaçi, ostenta calma e sicurezza. Garantisce che i diritti delle minoranze saranno rispettati. Convinto di poter presto contare sul formale via libera delle potenze occidentali e di vari altri paesi. Consapevole che la sopravvivenza del Kosova indipendente dipende dai protettori atlantici (i soldati della Kfor), dai soldi e dai funzionari europei che rilevano la gestione onusiana, e, paradossalmente, dalla Serbia. Se Belgrado dovesse optare per il blocco economico, tagliando agli ex concittadini albanesi acqua e elettricità, il nuovo Stato finirebbe in ginocchio.

E’ probabile che in questa fase l’inevitabile crisi serbo-albanese possa essere contenuta entro termini non parossistici. Ma sul futuro prossimo nessuno può giurare. Ci sono molte teste calde in giro nell’area - dalla Bosnia alla Macedonia - e quasi tutti hanno un’arma sotto il materasso. Diffidenza, odio, aperto razzismo sono tramandati da generazioni. Basta poco ad accenderli. E fuori area, i kosovari possono vantare una folta schiera di aspiranti imitatori, dalle enclavi russe in Georgia e in Moldavia agli indipendentisti baschi piuttosto che turco-ciprioti, in cerca di riconoscimento.

Di certo d’ora in avanti il Kosova sarà sempre più un nostro problema. Europeo e italiano. I nostri soldati sono in prima linea, nel quadro Nato. E i notori traffici criminali che dall’Asia giungono a noi attraversando quel territorio balcanico, nel nuovo contesto geopolitico e istituzionale saranno ancora meno controllabili di ieri. Come al solito, arriviamo all’appuntamento impreparati, non sapendo bene che fare. Riconosceremo il Kosova, per mantenere il nostro posticino nel Gruppo di contatto, facendo finta di contare quanto gli altri partner euroatlantici. Ma per far cosa?


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