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Il magistero di "Mammona" ("Deus caritas est", 2006) - il cielo nero sopra e dentro il Vaticano ...

LA SCUOLA, I "PASTORI" CIECHI, E LA STELLA - SOPRA DI NOI E DENTRO DI NOI. Una riflessione (anche) autocritica (dal giornale dei Vescovi) di Giuseppe Savagnone - a cura di pfls

COSA C’È DIETRO LE INSUFFICIENZE IN PAGELLA E LA "CAPORETTO" DELLA SCUOLA ITALIANA
mardi 11 mars 2008 par Maria Paola Falchinelli
[...] Non si può studiare solo per senso del dovere. Deve accendersi una stella che affascini e attragga lo studente, rendendogli accettabili gli inevitabili sacrifici che un lavoro serio e assiduo comporta. Questa stella non può brillare se si resta solo ai libri. Il libro deve essere considerato, a scuola, per quello che è : non un oggetto di studio in se stesso, ma una finestra sulla realtà. Le finestre ci sono per non essere guardate. Sono dei buchi in un muro, attraverso cui si deve (...)

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> LA SCUOLA, I "PASTORI" CIECHI, E LA STELLA - SOPRA DI NOI E DENTRO DI NOI. --- Siamo in testa in Europa per asinità scolastica. Lo apprendiamo dal giornale di martedì. Colpa dei ragazzi ? Direi di no, direi che siamo noi adulti i colpevoli. Siamo noi che spingiamo il corso delle cose in direzioni disastrose (di Gian Luigi Beccaria).

jeudi 13 mars 2008

Se premiamo chi non suda sui libri

di GIAN LUIGI BECCARIA (La Stampa, 13/3/2008)

Siamo in testa in Europa per asinità scolastica. Lo apprendiamo dal giornale di martedì. Colpa dei ragazzi ? Direi di no, direi che siamo noi adulti i colpevoli. Siamo noi che spingiamo il corso delle cose in direzioni disastrose. Quali sono, di fatto, i messaggi forti che oggi mandiamo, ed ai quali in particolare i più giovani sono sensibili : che non conta tanto applicarsi a studiare seriamente, ma che a contare davvero è in primis il successo, e l’immagine. Or non è molto che la Iulm ha laureato Vasco Rossi, e Urbino ha conferito una laurea honoris causa a Valentino Rossi, simpatico ragazzo di certo, grande vivace ricco furbo (anche nelle evasioni ?) coraggioso motociclista... ma non vedo come i suddetti abbiano sudato sui libri, di che tempra di studiosi siano fatti.

Non credo che debba essere questa la strada da imboccare per un futuro sopportabile, anche per la scuola. Se convinco le nuove generazioni che il nostro futuro non dovrà poggiare più su valori fondanti e su una cultura decentemente profonda, sul libro, sullo studio, sull’applicazione seria, allora teniamoci i nostri asini.

Tra l’altro, aggiungo, una delle idee vincenti è al momento quella che la società va concepita, amministrata e guidata come si guida un’azienda, e che quel che conta sono i risultati pratici, oggettivi. La nostra è l’azienda Italia, che « marcia », va cioè nel verso giusto, quando aumenta il numero di telefonini (siamo come blateratori via etere i primi in Europa), quando sempre più gente fa vacanze alle Maldive, quanto più si costruiscono ponti autostrade e cavalcavia. Più consumiamo, più facciamo, e più « siamo », « saremo ». Basti vedere i programmi presentati dalle varie coalizioni per le elezioni di aprile : la scuola, l’Università, non vi compaiono.

Chi fa il mio mestiere, che ha a che fare con l’insegnamento, misura con disappunto che nella scuola e per la scuola è calato l’entusiasmo, da parte dei discenti e dei docenti. Per carità, esistono luminose e incoraggianti eccezioni, insegnanti straordinari, e bravissimi studenti, e i bravi sono certamente più bravi di noi quando avevamo la loro età. Ma la maggioranza ! Guardo agli adolescenti, alle torme che percorrono i grandi territori urbani come aree destinate piuttosto al vagabondare che al vivere. Orde di illetterati, scriveva Daniel Pennac in Come un romanzo, sostano ignare ai piedi di grandi biblioteche pubbliche, e tristemente tra loro non comunicano se non smanettando coi telefonini, ascoltando nelle cuffiette i loro cantanti. Colpa loro o colpa nostra ?


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