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Cultura

Dal primo numero cartaceo della Voce, Maria Costanza Barberio sulla cultura intorno al corpo fisico

lunedì 28 novembre 2005 di Emiliano Morrone
Ascoltando le scosse di un missionario come don Battista Cimino, che riesce a trasmettertele raccontandoti delle sue esperienze in Burundi e in Kenya («camminando insieme ad altre persone facevamo attenzione, piegandoci i pantaloni, a non sporcarci di merda, alla fine sono caduto in una pozzanghera di merda»; «c’è tanta sofferenza dovuta alle malattie come la febbre ebola, alle morti causate da infezioni genitali provocate alle donne tramite mutilazioni; c’è tanta miseria e la gente povera (...)

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> Dal primo numero cartaceo della Voce, Maria Costanza Barberio sulla cultura intorno al corpo fisico

lunedì 28 novembre 2005

Caro Direttore questa di Maria Costanza Barberio è una testimonianza dolorosa e bellissima, un grido che lacera il cielo: noi, occidentali (che sappiamo solo depredare, uccidere, e devastare!!!), dire "oggi vivo"... non sappiamo più dirlo, e nemmeno più pensarlo!!! Ascoltando e ri-ascoltando le parole dell’altro, dell’altra, di noi stessi e di tutti gli esseri (umani e naturali), forse, abbiamo ancora qualche possibilità di collocarci saggiamente nel cerchio della vita (non della morte!) e ri-cominciare a pensare e a parlarci davvero. Ma chi ha più il coraggio e la volontà?!! Non so quanto congruente, ma Le allego una suggestiva poesia (ripresa dalla rivista "lo straniero", n. 66, dicembre 2005/gennaio 2006).... mi sembra che tra le sue parole ci sia come l’accenno (ancora confuso ma già forte) di un ’motivo’ musicale prezioso,di un annuncio e di un avvento di primavera prossima - per tutta la Terra. Mi auguro, gradita. M. saluti, Federico La Sala


PER DESCRIVERE IL FIORE DI MANDORLO

di Mahmud Darwish, traduzione dall’arabo di Fawzi Al Delmi


Per descrivere il fiore del mandorlo non mi giovano né enciclopedie né vocabolari... / le parole mi trascinano nelle insidie della retorica, / la retorica ferisce il senso e loda la ferita / come il maschile detta al femminile i suoi sentimenti, / in che modo potrà risplendere allora il fiore del mandorlo nella mia lingua / che ne è l’eco? / Il fiore del mandorlo è trasparente come una risata d’acqua / che dalla timidezza della rugiada sboccia sui rami... / leggero come un bianco motivo musicale... / debole come l’apparire di un’idea che / spunta sulle dita / e inutilmente scriviamo... / denso come un verso di poesia che non può essere scritto / con parole. / Per descrivere il fiore del mandorlo devo visitare / l’inconscio, guidato verso i nomi dei sentimenti / appesi agli alberi. Qual è il suo nome? / Qual è il suo nome nella poetica del nulla? / Devo penetrare la gravità e le parole / per sentirne la leggerezza quando diventano / spettro sussurrante, così io divento loro e loro me, / trasparenti e bianche. / Le parole non sono patria e nemmeno esilio, / sono, invece, la passione del bianco nel descrivere il fiore del mandorlo. / Non neve né cotone, che cos’è dunque nella sua superiorità / alle cose e ai nomi? / Se l’autore riuscisse a comporre un brano / che descriva il fiore del mandorlo, svanirebbe la nebbia / sulle colline e un popolo intero direbbe: / eccole, / ecco le parole del nostro inno nazionale!


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