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Pianeta Terra. Alimentazione....

"CORREGGERE LE POLITICHE ERRATE". ALLARME FAO. Il prezzo dei cereali continua a crescere e i Paesi in difficoltà a sfamare la propria polazione rischiano sempre di più il collasso - a cura di pfls

venerdì 11 aprile 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] Negli ultimi mesi si sono verificati scontri per questioni alimentari in numerosi Paesi di tutto il mondo: Egitto, Camerun, Costa d’Avorio, Senegal, Burkina Faso, Etiopia, Indonesia, Madagascar, Filippine e Haiti. Nonostante le misure prese dai governo locali, la popolazione è scesa in strada a causa dei forti aumenti dei prezzi del pane, dei prodotti a base di mais, del latte, dell’olio, della soia e di altri prodotti alimentari di base. In Pakistan e in Thailandia si è addirittura (...)

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> "CORREGGERE LE POLITICHE ERRATE". ALLARME FAO. Il prezzo dei cereali continua a crescere --- In Africa esplode la guerra del pane (di Toni Fontana).

sabato 12 aprile 2008

In Africa esplode la guerra del pane

di Toni Fontana *

Da tre giorni nella regione mineraria di Gasfa, in Tunisia, sono in corso violenti scontri tra poliziotti e manifestanti che protestano contro il carovita. Nessuno sa con esattezza ciò che sta accadendo. Il regime censura e nasconde la verità. La Tunisia, in ordine di tempo, è l’ultimo tra i Paesi africani ad essere attraversato da proteste contro il carovita e l’aumento dei prezzi degli alimentari. Dalle coste del Mediterraneo al cuore dell’Africa violenze e rivolte si stanno estendendo a macchia d’olio. Alla fine di febbraio la polizia del Cameroun ha ucciso 40 persone, in Senegal le proteste si susseguono dalla fine di marzo.

Centinaia gli arresti, scontri anche Costa D’Avorio, in Etiopia il governo ha finora scongiurato la ribellione organizzando centri di distribuzione di cereali. Tensioni e scontri anche in Egitto. «Il continente africano è attraversato da una burrasca» - scrive il quotidiano di Abidjan, Fraternité Matin. Ma non è solo l’Africa in affanno. L’aumento del prezzo del mais ha provocato conflitti sociali in Messico e in Argentina, sta aprendo nuovi fronti della protesta in Asia, dal Pakistan alla Thailandia. «L’aumento del prezzo degli alimenti non pare disgraziatamente un fenomeno congiunturale, ma strutturale» - fa notare Andrés Ortega, direttore di Foreign Policy in Spagna. Le cause sono tante e molto complesse. Marcelo Giugale dirigente della Banca Mondiale ne elenca cinque: i sussidi per la produzione di cereali destinati ai biocarburanti, l’ aumento del costo del gasolio e dei fertilizzanti, il maltempo che ha flagellato aree produttive primarie nel pianeta (come l’Australia), l’aumento del consumo di carne in Asia che ha fatto lievitare il domanda di mangimi, speculazioni che hanno provocato l’impazzimento dei prezzi. I dati diffusi dalla Fao non concedono nulla all’ottimismo. Il raddoppio dei prezzi dei beni alimentati (in molti casi triplicati) rischia di far diventare più poveri 100 milioni di persone che popolano paesi già afflitti da carestie ed emergenze, il tasso di povertà aumenterà dal 3 al 5%. In Africa ci provocherà l’annullamento dell’impatto dell’aiuto internazionale. La Fao spiega che negli ultimi due mesi i prezzi dei cereali hanno subìto un aumento molto forte, grano e riso costano il doppio rispetto ad un anno fa. La protesta dilaga in Africa perché saranno le popolazioni di quel continente a pagare il prezzo più salato. La Fao prevede che, entro il 2008, importare cereali costerà il 56% in più, le tariffe dei trasporti subiranno aumenti vertiginosi, oltre il 70%. La Fao teme una «crisi mondiale» e prevede fortissimi aumenti anche dei prezzi delle sementi e dei fertilizzanti (tra il 30 ed il 70%). In Africa grandi masse di contadini poveri si stanno spostando verso le città che crescono in modo disordinato confinando in immense periferie i più poveri. Nel 2007, per la prima volta nella storia, il numero di persone che vive nei centri urbani ha superato quello di coloro che risiede nelle zone rurali.

Nell’Africa subsahariana questa percentuale si colloca tra il 35 e il 50% ed è in continuo e veloce aumento. Alcuni Paesi africani, i stanno nuovamente indebitando senza aver tratto vantaggio da alcune riduzioni concesse dai paesi occidentali. La Banca Mondiale propone alcune soluzioni (nuovo patto per una politica alimentare globale e fondo di emergenza dei paesi donatori) e punta il dito contro i biocarburanti. «Gli americani - ha detto il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick si preoccupano di come riempire i serbatoi delle loro auto, ma c’è gente che non sa come riempire lo stomaco».

I biocarburanti (combustibili ottenuti da materie prime vegetali) sarebbero la causa principale dell’aumento dei prezzi perchè riducono la produzione e la domanda di prodotti alimentari. Zoellick su questo è categorico e, alla vigilia della riunione del G7 (che si è aperta ieri a Washington) ha chiesto ai Paesi che producono materie prime per i biocombustibili di «essere sensibili in questo momento di fronte alle difficoltà che i paesi più poveri stanno attraversando». Alcuni però fanno notare che i dirigenti della Banca Mondiale predicano bene, ma razzolano male. Le Ong (tra queste l’italiana Crbm, campagna per la riforma della Banca Mondiale) ricordano che questa istituzione sta promuovendo la costituzione di due nuovi fondi, il cui valore oscillerebbe tra i 7 ed i 12 miliardi di dollari, per finanziare opere, come dighe, nell’emisfero nord del pianeta. «I fondi pubblici - dice invece Crbm - devono essere usati per aumentare gli investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili e non in progetti arcaici a carbone, come il Tata Mandra in India». Le previsioni della Fao e delle grandi agenzie internazionali non ammettono ritardi nell’affrontare i problemi. Occorre rinunciare ai biocarburanti? Anche l’agenzia europea per l’Ambiente chiede all’Unione di rinunciare all’obiettivo di giungere, entro il 2010, al 10% di benzina verde sul totale dei carburanti. L’Agenzia dice che queste produzioni non solo non riducono le emissioni di gas, ma «accelerano la distruzione di foreste tropicali» in alcuni paesi, come ad esempio l’Indone\sia.

«Si profila - interviene Louis Michel, commissario europeo - uno choc alimentare mondiale, meno visibile di quello petrolifero, ma con effetti potenziali di un vero tsumani economico e umanitario in Africa».

* l’Unità, Pubblicato il: 12.04.08, Modificato il: 12.04.08 alle ore 12.39


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