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Letteratura e Cinema. Un mondo senza di loro sarebbe orribilmente simile all’orwelliano 1984 ....

Sandokan è vivo, Arsène Lupin è vivo, Indiana Jones anche. In arrivo il quarto film, "Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo". Un ’commento anticipato’ di Valerio Evangelisti - a cura di Federico La Sala

Il nuovo episodio della saga sarà presentato il 18 maggio al Festival del Cinema di Cannes e uscirà in Italia il 23 maggio.
domenica 20 aprile 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] Indiana Jones risponde perfettamente alla definizione che Maurice Leblanc dava del suo Arsène Lupin: un "professore di energia", gonfio di ottimismo, cinico il giusto, idealista nel profondo, capace di sbrogliarsi nelle circostanze più avverse. Un modello addirittura archetipico, nel romanzo e nel cinema d’avventura: quello della "simpatica canaglia", di volta in volta moschettiere, corsaro, ladro gentiluomo, avventuriero spaziale. Se Harrison Ford non avesse incarnato alla (...)

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> Sandokan è vivo, Arsène Lupin è vivo, Indiana Jones anche. ---- CANNES - L’evento dell’estate cinematografica, il film più atteso e più pubblicizzato nel mondo, il previsto campione globale d’incassi finalmente è rivelato. Al festival è stato il giorno di {{Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo}}, quarta avventura dell’archeologo Harrison Ford, a 27 anni dal primo film e a 19 dal terzo, nei cinema dal 22 maggio e in Italia dal 23.

domenica 18 maggio 2008

Anteprima mondiale assoluta del quarto capitolo della saga Bagno di folla per il cast. Spielberg: "Indy appartiene al mondo"

-  Indiana Jones, il grande ritorno
-  per il film più atteso dell’anno
*

CANNES - L’evento dell’estate cinematografica, il film più atteso e più pubblicizzato nel mondo, il previsto campione globale d’incassi finalmente è rivelato. Al festival è stato il giorno di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, quarta avventura dell’archeologo Harrison Ford, a 27 anni dal primo film e a 19 dal terzo, nei cinema dal 22 maggio e in Italia dal 23.

Back to the future: a quasi vent’anni di distanza dalla sua ultima avventura, Indy riemerge dalle ceneri del tempo e di Hollywood e travolge il festival con tutta la passione di una quarta avventura a lungo attesa. Croisette impazzita, ressa e spintoni fuori dal Palais per vedere il film, decine di giovani questuanti in cerca di invito, lancio del celebre cappellone tra la folla e l’ingresso dell’Hotel Carlton trasformato in un tempietto e una finta giungla ad evocare il film. Poi, in serata, party blindato e senza stampa, offerto dalla Paramount al Carlton Pier.

E’ l’una in punto quando si spengono le luci nella gremita Sala Lumiere del Palazzo del Festival e il clima è degno dell’evento: applausi, fischi e grida di gioia accolgono i titoli di testa di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo", mentre il logo Paramount sfuma su una montagnetta di terra dalla quale spunta un roditore. Non è che l’ennesimo rutilante inizio di un’avventura che vede già il professor Henry Jones nei guai, come al suo solito.

Questa volta siamo in piena Guerra Fredda e il nemico parla russo. Il luogo d’inizio è il famoso hangar dell’esercito in cui avevamo lasciato sigillata in una cassa, tra tante altre, l’Arca perduta. Ma non è questa la cassa cui vuole mettere le mani addosso il manipolo di soldati russi travestiti da americani guidati da Irina Spalko (Cate Blanchett in caschetto nero), scienziata ed esoterica preferita al servizio di Stalin: si tratta di una mummia non propriamente egizia, nient’altro che il primo tassello di una ricerca che verte sulla mitica Eldorado e, ovviamente, su un antichissimo teschio di cristallo destinato a fare da chiave per un finale del quale non è bene rivelare, ma che tiene insieme molto cinema e molte tematiche di Steven Spielberg.

Il film è chiaramente un divertissement, di quelli che solo l’età matura sa concedere: Spielberg lo dice senza mezzi termini sin da quando s’è messo all’opera su questo - a lungo insperato - quarto capitolo della saga creata nell’ormai lontano 1984 assieme al sodale George Lucas. E lo ribadisce anche a Cannes: "Abbiamo creato Indiana Jones ma appartiene al mondo intero e ora ne siamo solo i custodi: il nostro compito era di dare seguito a ciò che il personaggio significa per tutti coloro che sono cresciuti con lui, ma anche di presentarlo a chi non aveva avuto modo di conoscerlo".

E infatti tutte le carte sono in regola perché "Il regno del teschio di cristallo" funzioni a perfezione anche oggi, per quanto l’aria che si respira non è propriamente quella plastificata e fracassona dei blockbuster hollywodiani attuali. Il film preserva intatta l’ingenuità ironica della saga, la capacità di non prendersi sul serio proprio quando eccede nelle soluzioni di fantasia, la voglia di giocare col personaggio assieme al pubblico in sala, ammiccando, facendo pressioni sulle attese della platea, intrecciando le figure e i doppi giochi.

Contrariamente ai timori, Harrison Ford in realtà funziona ancora alla perfezione sotto il cappello di Indy e con la frusta in mano. Sicché, dopo il solito incipit a tutto gas, che non è inappropriato definire esplosivo, lo vediamo sospettato di comunismo dall’Fbi che vede "rossi" dappertutto. Sta lasciando la sua cattedra di archeologia quando entra in scena un giovane biker che è l’icona del "selvaggio" di Marlon Brando. E su questo personaggio non riveliamo di più.

I due saltano infrangibili come non mai e partono alla ricerca del professor Oxley, collega di Indiana finito nei guai. Finiscono in Perù, dove ritroveranno la perfida Irina Spalko, ma anche Marion (Karen Allen). Il fulcro dell’azione è il teschio di cristallo, che sembra comunicare tramite Oxley e che vuole a tutti i costi essere riposto nel luogo dal quale è stato rubato: dalle parti della mitica Eldorado.

* la Repubblica, 18 maggio 2008.


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