Poster un message

En réponse à :
"MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO E CRISTIANO" (A. Z.).

CONTRO LA XENOFOBIA ITALIANA, L’APPELLO E LA DENUNCIA DI PADRE ALEX ZANOTELLI. Non possiamo stare zitti, dobbiamo parlare, gridare, urlare. E’ in ballo il futuro del nostro paese, ma soprattutto è in ballo il futuro dell’umanità anzi della vita stessa - a cura di pfls

vendredi 27 juin 2008 par Maria Paola Falchinelli
[...] Mi vergogno di appartenere ad un paese che si dice cristiano ma che di cristiano ha ben poco. I cristiani sono i seguaci di quel povero Gesù di Nazareth crocifisso fuori le mura e che si é identificato con gli affamati, carcerati, stranieri. « Quello che avrete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli lo avrete fatto a me ».
Come possiamo dirci cristiani mentre dalla nostra bocca escono parole di odio e disprezzo verso gli immigrati e i Rom ? Come possiamo gloriarci di fare le (...)

En réponse à :

> L’APPELLO E LA DENUNCIA DI PADRE ALEX ZANOTELLI. --- L’INDIFFERENZA CHE GENERA SOFFERENZA (di di Stefano Liberti) - L’APOCALISSE DELLE PERIFERIE (di Franco Cardini).

mardi 9 juillet 2013

L’INDIFFERENZA CHE GENERA SOFFERENZA

di Stefano Liberti (il manifesto, 09.07.2013)

Un messaggio denso e chiaro. Un monito al mondo intero e all’indifferenza con cui si è guardato negli ultimi vent’anni a quell’immensa tragedia che è stata la morte di migliaia di uomini e donne inghiottiti dal mare mentre cercavano di solcare il Mediterraneo. « La cultura del benessere ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi alla globalizzazione dell’indifferenza », ha detto Mario José Bergoglio dall’altare sopra al campo di calcio di Lampedusa davanti a una folla di isolani ancora increduli che il Papa abbia scelto questo avamposto di frontiera a due passi dall’Africa per il suo primo viaggio ufficiale fuori dal Vaticano.

Invitato dal parroco locale, don Stefano Nastasi, e dall’arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro - lo stesso che nel 2009 allestì nella sua cattedrale un presepe con un cartello in cui si leggeva « quest’anno i re magi non sono venuti perché sono stati respinti alla frontiera » - Papa Francesco ha fatto un discorso eminentemente politico. Un discorso diretto a tutti, all’indifferenza generale con cui si assiste a questo eccidio, ma soprattutto a quanti prendono le decisioni in Italia come in Europa, a quanti hanno costruito e poi blindato quella fortezza ai cui margini si è andato allestendo un cimitero di vittime senza nome. E non è un caso che la Santa sede ha fatto sapere che per l’occasione non erano graditi esponenti politici e ha invitato il ministro degli interni Angelino Alfano - desideroso di partecipare in quanto « cittadino della provincia di Agrigento » - che sarebbe dovuto rimanere a casa.

« Gli immigrati morti in mare sono una spina nel cuore », ha detto il Papa all’inizio della sua omelia, dopo aver fatto un giro a bordo di una motovedetta della capitaneria di porto e aver lanciato in acqua una corona di fiori in memoria dei migranti morti. E quasi a sottolineare le sue parole, negli stessi momenti in cui il pontefice atterrava all’aeroporto dell’isola, un gruppo di 166 immigrati è stato soccorso in mare e trasbordato dagli uomini della capitaneria di porto nel centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa). Poi papa Francesco è arrivato al campo da calcio, dove lo aspettavano migliaia di isolani, di turisti e qualche decina di immigrati di nazionalità somala ed eritrea momentaneamente alloggiati all’interno del Cpsa, in attesa di essere trasbordati verso altri centri sul territorio della penisola.

Mentre il Papa parla, Lampedusa incredula assiste a questo evento storico, a quest’uomo che dice parole semplici ma durissime e spera di uscire dalla bolla di indifferenza e di oblio in cui è stata abbandonata negli ultimi anni - quando si è lasciato che contasse le vittime in mare in perfetta solitudine o si è cercato di trasformarla a più riprese in una specie di carcere a cielo aperto, cambiando destinazione d’uso al centro di accoglienza e di parcheggiarvi per mesi gli stranieri in attesa di espulsione. Erano i tempi di Roberto Maroni al Viminale e del « dobbiamo essere cattivi con gli immigrati », degli accordi con i paesi della riva sud per i « pattugliamenti congiunti » delle frontiere, dei respingimenti in mare sanzionati infine dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Erano i tempi del Trattato di amicizia con Gheddafi celebrato dall’allora premier Silvio Berlusconi con le parole « avremo più petrolio e meno clandestini ». Anni lontani ma molto vicini. Perché tutti i governi che si sono poi succeduti - da quello tecnico guidato da Mario Monti all’attuale esecutivo di larghe intese di Enrico Letta - hanno perseguito più o meno la stessa politica, tanto che solo pochi giorni fa il ministro degli interni Alfano ha fatto sapere che « lavoreremo con la Libia per cercare di arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina ». E perché l’Europa continua a tenere saldamente chiuse le frontiere sud, mentre sperimenta un regime di libera circolazione con i vicini orientali, ritenuti forse meno pericolosi delle masse di diseredati neri che si riverserebbero da noi secondo una visione politica che non tiene conto del fatto che via mare arrivano solo richiedenti asilo e rifugiati in fuga e che i migranti economici mirano ormai a mete più appetibili di un’Europa in recessione ripiegata su se stessa.

« Il Mediterraneo è sempre stato un crocevia di scambi e di sviluppo. È stato trasformato in una fossa comune. Questo ha voluto denunciare il Santo padre », dice il sindaco Giusi Nicolini, affaticata ma visibilmente contenta. All’inizio del suo mandato, nell’estate dell’anno scorso, la combattiva prima cittadina dell’isola aveva mandato una lettera-appello all’Unione europea in cui - all’indomani dell’ennesimo naufragio e del ritrovamento di undici cadaveri - scriveva : « Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra ». Per poi aggiungere : « Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore ».


L’APOCALISSE DELLE PERIFERIE

di Franco Cardini (il maqnifesto, 09.07.2013)

« Dov’è tuo fratello ? ». È la domanda severa, terribile, che il Signore rivolge nel Genesi a Caino : il quale risponde con qualcosa di peggio di un’ammissione, magari arrogante, del fratricidio. « Sono forse io il guardiano di mio fratello ? ». Sono io il responsabile del suo diritto alla vita ? Quest’uomo mite vestito di bianco, questo compìto argentino d’origine piemontese, ha dato una risposta che mozza il fiato. L’ha data ieri, 8 luglio 2013, esattamente in quelle stesse acque che ventisei mesi or sono, l’8 maggio del 2011, assisterono allo spettacolo tremendo del naufragio di un barcone di poveracci molti dei quali trovarono la morte. Ieri, arrivando a Lampedusa, il papa ha gettato dei fiori in quelle acque ; poco prima del battello le lo conduceva nell’isola « Porta d’Europa », era arrivata un’altra imbarcazione di profughi. Un’umanità dolente, di gente sfuggita alla guerra, alla tirannia, alla violenza, alla fame ; di gente che per arrivare ha dovuto sopportare un’altra volta la durezza delle condizioni poste da un’altra umanità, quella degli eterni figli di caino, i mercanti di carne umana che per danaro fanno il turpe mestiere dei traghettatori clandestini, tanto vicino a quello del negriero di qualche secolo fa. Perché bisogna viverla, la storia appena cominciata del XXI secolo, per convincerci che forme di barbarie che credevamo definitivamente superate e cancellate sono tornate per un malvagio incantesimo a rivivere.

Mesi fa, papa Francesco ci stupì con alcuni gesti che tuttavia scandalizzarono qualcuno e lasciarono nel dubbio qualcun altro. La Chiesa deve tornare povera e al servizio dei poveri, disse : e scelse di mutare dall’oro all’argento il metallo dell’Anello del pescatore, simbolo del suo ruolo di successore di un ebreo che duemila anni fa pescava per vivere, sul lago di Galilea. Dove vuole arrivare ?, si chiesero i soliti sostenitori della Chiesa a qualunque costo, purché al Chiesa si faccia o si mantenga paladina dell’ordine costituito. Sono gesti, sono parole, ribatterono quelli che sognano il tutto-e-subito : vedrete che al teatrino dei simboli non terrà dietro nulla di concreto o quasi.

Ma ieri papa Francesco è arrivato all’isola ch’è Porta d’Europa scegliendo quelli che sono sul serio gli « ultimi » come oggetto primario e privilegiato della sua visita ; e, insieme con loro, gli abitanti di Lampedusa che da mese, nella semindifferenza generale del nostro paese e della Comunità Europea, si fanno in quattro pagando di persona con le loro povere tasche - anch’esse, in gran parte, di pescatori - il peso di un’ospitalità che, in poche spanne di terra, è divenuta un’attività travolgente e totalizzante. La carità, la solidarietà, hanno letteralmente sconvolto la vita di questi isolani : e non pare che politici, amministratori, manovratori dei media, se ne siano accorti più di tanto. In fondo, un omicidio - meglio se efferato - « fa notizia » : qualche centinaio di poveracci che danno fondo alle loro risorse e accettano che la loro esistenza stessa sia sconvolta per aiutare altri più poveracci di loro, questo « non fa notizia ».

La profezia di Malachia - un testo strano e forse del tutto inattendibile : sia chiaro - ha dato papa Francesco come l’ultimo dei pontefici : quello dopo il quale ci sarà la fine di Roma e del mondo. Profetismo medievale : in fondo, un genere letterario. Ma il fatto è che papa Bergoglio sta compiendo gesti e scelte che a loro volta hanno un sapore apocalittico : come se ci stesse dicendo - e sta dicendocelo - che l’umanità del nostro tempo è andata troppo oltre in termini di ingiustizia, di rapacità, di violenza, d’indifferenza per i più deboli, com’è andata troppo oltre in termini di concentrazione della ricchezza e di sfruttamento incontrollato delle risorse del pianeta.

Domenica 6, in Vaticano, il papa dichiarava letteralmente : « La gente oggi ha bisogno costante di parole ; ma soprattutto ha bisogno che sia testimoniata la misericordia di Dio ». Un pensiero sistematicamente tradotto, all’Angelus, in un motto : « Gioia e coraggio ».

Ed eccoli tradotti nei fatti, la gioia e il coraggio. La scena è quasi la stessa di duemila anni fa, quando le folle sulle rive del Mare di Galilea videro scendere da una barca uno venuto per sfamarli, per guarirli, per confortarli. Colui che porta l’Anello del Pescatore è giunto di nuovo dal mare in quest’isola di pescatori e ha compiuto - lui, l’uomo forse più celebre e sotto certi aspetti più potente della terra - quello che legioni di tangheri politicastri si sono in tutti questi mesi ben guardati dal fare. È sceso tra i bisognosi, li ha ascoltati, ha letteralmente pianto con loro : ha dichiarato che se loro, i rifugiati, sono la stirpe di Abele, noialtri che in un modo o nell’altro facciamo parte della società opulenta e privilegiata siamo la maledetta razza di Caino. Una razza che non ha nemmeno il coraggio di ammazzare con le proprie mani : che uccide con l’indifferenza.

E allora, quelle barche troppo spesso naufragate, quei vascelli assassini, eccoli a loro volta diventare strumento di redenzione. Il legno di quelle barche si è fatto fisicamente altare, trono, pulpito, croce pastorale, calice eucaristico. Tutta la liturgia della messa pontificia si è svolta all’insegna di quei pezzi di legno relitti di naufragi : perché a quel legno il Cristo, nella persona degli Ultimi della Terra, è stato crocifisso di nuovo. Ed è di questo che Bergoglio ha chiesto perdono a loro, a nome di tutti noi.

E non saranno più, non potranno più essere solo parole. Questo papa che ha commissariato lo Ior, che ha lasciato arrestare un prelato-manager, che ha imposto austerità se non proprio povertà a tutta la curia, dopo aver visitato ieri la periferia delle periferie del mondo, tra qualche settimana incontrerà i giovani nel suo continente latinoamericano : un altro continente-martire, al pari dell’Africa. Un paese dove la Chiesa cattolica è attualmente messa a dura prova dall’offensiva delle sètte finanziate dai centri di propaganda statunitense : le stesse che si fanno finanziare dalla United Fruits e dai gorilas protetti dalla Cia (un nome per tutti : Rios Montt in Guatemala) e poi convertono i campesinos per insegnar loro la sottomissione che fa il gioco dei padroni. Contro questo infame gioco, che in fondo dura da secoli, Bartolomé de las Casas insorse nel Cinquecento, seguito qualche decennio più tardi dai gesuiti (anche Bergoglio è gesuita) delle reducciones e, nel nostro secolo, da preti-martiri come padre Stanley Rother fatto ammazzare nel 1981 dalla Cia proprio in Guatemala. Già Giovanni Paolo II, planato in America latina nel 1979 per bacchettarvi la Teologia della Liberazione, vi tornò anni dopo con un atteggiamento del tutto nuovo. Papa Francesco proseguirà su questa linea, e forse griderà ai giovani ancora una volta « Gioia e Coraggio ». Abbiamo bisogno di entrambe queste cose.

La visita di Papa Bergoglio è una risposta più che eloquente alla lettera di Nicolini. Quella risposta che i politici non hanno mai dato, per ignavia, per malafede o per incapacità. Chissà se nei prossimi giorni qualcuno a Roma o a Bruxelles raccoglierà la sfida lanciata dal Papa e cercherà di invertire la rotta e contrastare quella « globalizzazione dell’indifferenza » denunciata con tanta forza dall’avamposto più meridionale della fortezza Europa.


Ce forum est modéré à priori : votre contribution n'apparaîtra qu'après avoir été validée par un administrateur du site.

Titre :

Texte de votre message :
(Pour créer des paragraphes, laissez simplement des lignes vides.)

Lien hypertexte (optionnel)
(Si votre message se réfère à un article publié sur le Web, ou à une page fournissant plus d'informations, veuillez indiquer ci-après le titre de la page et son adresse URL.)
Titre :

URL :

Qui êtes-vous ? (optionnel)
Votre nom (ou pseudonyme) :

Votre adresse email :