Inviare un messaggio

In risposta a:
IN MEMORIA DI LORENZO VALLA, ERASMO, SPINOZA. LIBERTA’ E FILOLOGIA...

OXFORD. LUCIANO CANFORA AL CONVEGNO SUL "PAPIRO DI ARTEMIDORO". Una sintesi della sua relazione - a cura di Federico La Sala

Diceva il grande Paul Maas che un solo argomento davvero probante basta, cento deboli non servono.
venerdì 13 giugno 2008 di Maria Paola Falchinelli
L’intervento di Luciano Canfora oggi a Oxford testimonia il continuo interesse della comunità scientifica internazionale
Artemidoro, il falso nascosto nel proemio
L’introduzione, la nozione di «Lusitania», i brani di Marciano: le tracce di un testo «moderno»
Il testo pubblicato qui di seguito è una sintesi della relazione preparata dal professor Luciano Canfora per un convegno sulla vicenda del papiro di Artemidoro che si tiene oggi in Inghilterra. L’incontro, in programma presso il Saint (...)

In risposta a:

> OXFORD. LUCIANO CANFORA AL CONVEGNO SUL "PAPIRO DI ARTEMIDORO". --- E’ UN FALSO. Tutti quei silenzi su Atemidoro (di Luciano Canfora).

lunedì 30 novembre 2009

Canfora sul Papiro: è un falso

Tutti quei silenzi su Atemidoro

Viene taciuta anche la dimostrazione degli specialisti mai confutata del falso fotografico

di Luciano Canfora (la Repubblica, 30.11.2009)

Dal Simonidis! Questa è la più divertente uscita che ci si potesse aspettare, parlando dello pseudo-Artemidoro. Anche se chi si esprime così (su Repubblica del 26 novembre) dichiara di non essere un papirologo (ed effettivamente ciò è vero), resta il fatto che persone del calibro di Droysen, Burckhardt e Wilamowitz - per fare solo qualche nome - hanno parlato del greco falsario Simonidis come di uno dei maggiori "pericoli" in giro per l’Europa dell’Ottocento, e che Simonidis godette dell’appoggio di un critico forse non da poco come Sainte-Beuve. Peraltro, nei lavori che Settis troppo generosamente definisce miei "romanzi", abbiamo in questi anni documentato il grande rilievo, l’infaticabile lavoro e la duratura sopravvivenza dei «capolavori» su papiro disseminati da Simonidis come falsario. Ben prima di noi la sua figura era stata richiamata in un altro volume dal suggestivo incipit «Attenzione, i falsari sono tutt’ora all’opera»: nel volume posto in circolazione dalla Biblioteca Nazionale di Vienna in occasione del Congresso di Papirologia del 2001.

Le vicende di cui Simonidis fu a lungo protagonista anche dopo la simulata "morte" sono invero molto istruttive. E anche calzanti per il caso Artemidoro: autore al quale Simonidis dedicò molte cure, come sarà ben presto chiaro. Ricorderemo solo una vicenda: lo smascheramento del falso Palefato, paradossografo greco. Anche in questo caso Simonidis prese come base un testo già noto (la prefazione, tanto per cambiare, ed un estratto dalle pagine finali). Anche in questo caso il testo fatto giungere ad uno studioso italiano, bravo ma ingenuo, fu subito preso per buono. Girolamo Vitelli sollevò dubbi. Notò che due congetture moderne si ritrovavano nel papiro. E disse: «Sospetto una fabbricazione di Simonidis». Ciononostante, persino Giorgio Pasquali negò che i dubbi di Vitelli fossero fondati, e volle dirlo in un paio di pagine della Storia della tradizione (1934, invariata nel 1952). Invece Vitelli aveva perfettamente ragione. Sarebbe bastato cercare in un libro di Simonidis (Quattro trattati teologici, Londra 1863) per trovarvi pubblicata una lettera del celebre bibliofilo e collezionista Phillipps, uno dei principali acquirenti dei capolavori di Simonidis, in cui Phillipps rammemora a Simonidis di avergli offerto, tra l’altro, Palefato! Qualcosa di molto simile sarà tra breve documentato a proposito del cosiddetto «papiro di Artemidoro».

Anzi dello pseudo-Artemidoro. Usiamo ormai serenamente questa espressione, confortati proprio da quanto scrive Settis: parti del breve testo - egli ammette - è lecito pensare che non abbiano a che fare con Artemidoro! Egli ricorderà del resto che, in risposta al suo un po’ affrettato saggio pubblicato su la Repubblica il 16 settembre 2006, osservammo, e lo abbiamo replicato molte volte in molte sedi, che il principale problema è che «quel testo non è Artemidoro», bensì un prodotto più tardo, e che però il falsario entra in scena di necessità se ci ostina a dire che supporto, inchiostro e scrittura risalgono al I secolo. Insomma: benvenuto tra i dubbiosi.

Tanto più perciò appare curiosa la sua trovata retorica di accumulare, tra varie imprecisioni, una lista di nomi intesa a dimostrare che il papiro è buono, anche se magari non è più, almeno in parte, Artemidoro. Ma non è male ricordare che il teorema di Pitagora o le diagnosi mediche, matematiche etc. non si decidono a maggioranza e nemmeno invocando l’apporto dei notai e dei ragionieri, a torto malvisti dal Settis.

Curioso è anche che in tale lista appaiono singolari scivolamenti. Per esempio Margarethe Billerbeck, che ha scritto e riscritto il suo pensiero, viene "spostata di campo". Nigel Wilson, una vera autorità nel campo della paleografia e filologia greca, viene declassato a promotore di «qualche dubbio», sebbene abbia parlato chiaramente e autorevolmente di falsario, lasciando aperta la questione se sia Simonidis o altri. Il papirologo di Ann Arbor Richard Janko, che ha portato un contributo originale e del tutto autonomo alla dimostrazione che l’autore è Simonidis, viene declassato a ripetitore delle mie tesi. E si potrebbe continuare. Né par corretto "arruolare" il papirologo Van Minnen tra i fedeli visto che, sempre che si abbia la pazienza e il buon gusto di leggerlo, egli solleva sullo pseudo-Artemidoro pesanti dubbi.

Ma sorprende una serie di silenzi, nell’altalenante intervento del Settis. Viene taciuta la dimostrazione inoppugnabile e mai confutata, addotta da specialisti nel campo del falso fotografico, che la foto esibita in extremis e ben stranamente assente dal Catalogo Tre vite - il famigerato Konvolut, ex «maschera», ex «riempitivo di oggetto sconosciuto» etc. - è un fotomontaggio! Sappiamo quanto sia stato imbarazzante apprendere ciò. Ma la vera domanda è: perché si è sentito il bisogno di «ridursi a tale» per dirla con Leopardi? E perché piroettare intorno a dati fattuali quali la presenza di grafite (cioè di un prodotto post-medievale) nell’inchiostro del papiro? O dimenticare la imbarazzante presenza ad litteram dei primi righi della Geografia di Carl Ritter (1835) nei primi righi dello pseudo-Artemidoro? Insomma non rispondere a quesiti e contestazioni basilari e invece continuare a parlar d’altro non è buon metodo.


Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Titolo:

Testo del messaggio:
(Per creare dei paragrafi separati, lascia semplicemente delle linee vuote)

Link ipertestuale (opzionale)
(Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, indica di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)
Titolo:

URL:

Chi sei? (opzionale)
Nome (o pseudonimo):

Indirizzo email: