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FILOSOFIA. Il desiderio del desiderio, il desiderio antropògeno di riconoscimento, l’antropologia e la FENOMENOLOGIA ....

DELLO SPIRITO DI ALEXANDRE KOJÈVE (Mosca 1902 - Parigi 1968). Una nota di Antonio Gnoli - a cura di Federico La Sala

PORTARE LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO DI "DUE IO" AL DI LA’ DELLE MAGLIE DELLA DIALETTICA HEGELIANA.
lunedì 16 giugno 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] Per tutta la vita quest’uomo raffinato e oziosamente determinato a convincere i suoi uditori che davanti avevano semplicemente la reincarnazione dell’ultimo grande hegeliano, cercò nella paradossalità la forma più efficace del suo pensiero. Qualunque gesto, ipotesi, scelta, ossessione, risultato marciava sotto le insegne del paradosso. Paradossale, infatti, che si paragonasse a Dio, che considerava, come ci ricorda Filoni, un collega. Paradossale che da quel grande incantatore (...)

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> DELLO SPIRITO DI KOJÈVE - E DI BATAILLE. Le "Piccole ricapitolazioni comiche. Scritti su Hegel".

giovedì 9 giugno 2016


La dialettica impossibile di George Bataille

Saggi. «Piccole ricapitolazioni comiche», una raccolta di scritti di Georges Bataille per Aragno. Anche se presenza costante nei suoi scritti e più volte letto con attenzione, Hegel costituirà l’oggetto polemico del filosofo francese

di Alessandra Pigliaru (il manifesto, 05.01.2016)

«Di lui non restò che un manico di badile, un uomo moderno. Ma, prima di mutilarsi, ha senza dubbio toccato l’estremo». Ecco una breve ed efficace immagine che si ritrova nella Piccola ricapitolazione comica, passaggio che Georges Bataille dedica a Hegel nella seconda parte del suo L’esperienza interiore. Più avanti nello stesso volume, pagine generose sono dedicate al filosofo tedesco, così veniamo a conoscenza di «un dente dolente nella bocca di Hegel», poi in Sovranità e ancora in articoli sparsi, da Tel Quel e altre riviste tra le tante che Bataille frequentava.

Non sfuggirà allora la consonanza con il titolo scelto per una nuova raccolta di scritti editi di Bataille tra il 1929 e il 1956, che raccontano il corpo a corpo con il pensiero di Hegel. La curatela e la scelta dei testi di Piccole ricapitolazioni comiche (Aragno, pp. 218, euro 15) è di Massimo Palma, ricercatore di filosofia politica e morale che ha già all’attivo pubblicazioni su Walter Benjamin, Eric Weil e il progetto della nuova edizione italiana di Economia e società di Max Weber.

Una mosca sul naso di chi si è creduto «il primo venuto», ecco l’istantanea che sceglie Palma per raffigurare la relazione tra Bataille e Hegel. Una mosca singolare che pungola, al pari del tafano platonico, e che declinata al plurale non molla la presa quando pretende giustizia e furore di sé, anche Jean-Paul Sartre ne era convinto quando le scelse per raffigurare le Erinni del dramma Le mosche.

Un inquieto contrappunto

La presenza di Hegel si evince in alcune opere, articoli, recensioni e aneddoti di Bataille che testimoniano un’implicazione di fondo nel rapporto intrattenuto con il filosofo fin dal 1925, anno in cui verosimilmente comincia la lettura delle prime traduzioni francesi. È quindi interessante aver pensato un intero volume che si soffermi su alcuni temi hegeliani che dagli scritti giovanili di Bataille in avanti ne hanno stretto, modificato e dilaniato il segno. Dapprima simile a una forma di allusione polemica e dissacrante che carsicamente si è mossa in interventi comparsi nella rivista Documents e in articoli come Figura umana - che inaugura l’antologia delle Piccole ricapitolazioni comiche; poi la riflessione del 1932 insieme a Queneau dal titolo Critica dei fondamenti della dialettica hegeliana; e solo un anno dopo e fino al 1939, la decisiva frequenza di alcuni seminari parigini tenuti da Alexandre Kojève sulla Fenomenologia dello Spirito all’École Pratique des Hautes Études. Sarà appena il caso di ricordare che a seguire Kojève, insieme a Bataille e Queneau vi saranno Lacan, Aron, Merleau-Ponty, Klossowski e altri. Da quel momento il pensiero hegeliano diviene contrappunto inquieto e più che esplicito in Bataille.

I nuclei centrali su cui ruota il suo coinvolgimento sono da rintracciare all’altezza della filosofia della natura, per poi spostarsi alle figure del signore e del servo, quindi alla complessità che porta al riconoscimento. Intorno alla ricezione di Nietzsche, di cui molto si è scritto, e alla lettura di Freud, Bataille intrattiene una significativa interlocuzione anche con i testi del filosofo tedesco: il non-sapere che scompagina il sapere assoluto, l’esperienza interiore e sovrana che mette in crisi il sistema, il conflitto che racconta un esito dialettico difficile da soddisfare, la libertà della dissipazione contro il servilismo ipocrita del sistema dell’utilità - che baratta la radicalità con una più mediata neutralizzazione.

Eppure, in tenace e appassionata discordia, il guadagno di Bataille nella lettura di Hegel resta innegabile. Comprende per esempio che nella lotta per la sopravvivenza che si ribalta nel suo contrario esiste una ridda semantica e politica da interrogare e sezionare, non solo grazie a Marx ma anche in relazione all’orizzonte politico-culturale degli anni Trenta a Parigi, quelli che si aprono dopo la collaborazione con «Critique sociale», e proseguono nel «Cercle Communiste Démocratique» fino a «Contre-Attaque» e più tardi «Acèphale». È proprio negli anni Trenta che fa una delle conoscenze più importanti, di quelle che stravolgono sensi e pensieri: Colette Peignot, meglio conosciuta come Laure, che scelse una vita libera e in piena rivolta, raffinata scrittrice considerata più che una semplice musa; esistenze speculari ma dissonanti che hanno abbracciato avanguardia artistica e sentimento rivoluzionario.

L’esperienza dell’assurdo

Come fosse uno Stavrogin o un Ivan Karamazov dopo un incontro con Breton, secondo una bizzarra ipotesi proposta da Sartre, Bataille fa una particolare esperienza dell’assurdo, quella del conflitto insolubile. Affine per certi versi a Albert Camus, il soggetto è un’insostituibile contraddizione, una lacerazione che tuttavia non lo ascrive così facilmente neppure al posizionamento esistenzialista.

L’avvicinamento al surrealismo, il tumulto verso l’erotismo e la morte, il riso e le lacrime, la rilettura di sacrificio e desiderio, costituiscono invece ulteriori distopie.

L’avventura della scrittura di Bataille, letto a tratti ingenerosamente proprio da Sartre come da altri suoi contemporanei che vi scorgono inconsistenza e fastidio per via di una lingua spesso franta, crudele e amante dell’abiezione, è forse davvero «un piccolo olocausto di termini filosofici».

Ed è proprio a partire dalla faglia sdegnosa, di sé e dello strumentario teorico posseduto, che ha potuto restituire tra le pagine più belle e impertinenti dedicate alla poesia e alla letteratura, scritte con tormento ma anche «come si ride», lasciando a chi legge una preziosa eredità: «senza l’intensità della passione, la vita è senza dubbio una lusinga il cui limite è il conforto, la cui verità è la paura all’idea di andar troppo lontano». Anche quando il limite si chiama Hegel, un fardello spesso difficile da sopportare e oltrepassare.


Bataille, il dente che duole nella bocca di Hegel

di Antonio Lucci *

A Parigi, negli anni convulsi a cavallo tra le due guerre mondiali, e in particolare negli anni tra il 1933 e il 1939, si venne a creare una congiuntura storica unica per la filosofia del secolo scorso. Sotto la guida di uno dei più carismatici ed enigmatici filosofi del Novecento, il russo-francese Alexandre Kojève, in un ormai leggendario seminario all’Ecole pratique des hautes études si incontrarono, tra gli altri, Raymond Queneau e Maurice Merleau-Ponty, Eric Weil e André Breton, Jean Hyppolite e - soprattutto - Jacques Lacan e Georges Bataille.

Malgrado i pochi testi pubblicati, Kojève fu un personaggio straordinario: per livello intellettuale, ironia personale ed effetti sulla storia filosofica europea. Si deve alla sua penna (e al lavoro del «trascrittore» d’eccezione dei suoi corsi, che fu Raymond Queneau) una delle più importanti, trasgressive e controverse interpretazioni della Fenomenologia dello Spirito di Hegel, apparsa sotto il titolo - ironicamente modesto - di Introduzione alla lettura di Hegel. Quest’opera, trascrizione degli anni di seminario, è la cartina di tornasole filosofica con la quale si può leggere in controluce l’importanza che ha giocato la figura di Hegel - o meglio di un Hegel, appunto l’Hegel di Kojève - nella storia del pensiero francese.

Con quella che Antonio Gnoli ha definito un’operazione di «macelleria filosofica», Kojève opera un cut teorico nella filosofia hegeliana, isolando la figura della dialettica signore-servo (che in francese prende la connotazione, diversa a causa di una traduzione scorretta ma filosoficamente feconda, di signore-schiavo) e facendone il cardine di tutta la sua interpretazione di Hegel. Il funzionamento di questa figura è noto: Hegel descrive il momento in cui il soggetto diventa tale nei termini di una contrapposizione violenta tra due tipi di soggettività.

La scena originaria è quella in cui due uomini, per diventare davvero tali, devono scontrarsi, mettendo in gioco la loro vita. Solo quello che non tremerà di fronte alla possibilità concreta della morte, che terrà in massimo conto il prestigio, e non la vita biologica, verrà riconosciuto come essere umano dall’altro, e diventerà il signore. Lo sconfitto, che avrà tremato di fronte alla morte e avrà preferito la sicurezza della conservazione della propria vita biologica al riconoscimento del proprio valore come essere umano, verrà sottomesso, e sarà il servo.

Ironia della sorte, sia per Hegel che per Kojève, la Storia - quella con la «S» maiuscola, che per entrambi consiste nel dispiegamento dell’idea di libertà - la faranno i servi: saranno loro a imparare a trasformare la natura con il proprio lavoro, e si renderanno così man mano indipendenti dai signori, vero e proprio motore produttivo dell’agire storico.

È su questo sfondo teorico che Georges Bataille costruisce l’insieme di testi che Massimo Palma ha ben raccolto e curato (con grande padronanza dei materiali editi ed inediti, e conoscenza dei loro contesti storici e filosofici) in Piccole ricapitolazioni comiche. Testi che consentono una rassegna completa del pensiero bataillano su Hegel: dagli esordi, quindi prima del folgorante incontro con Kojève, ai suoi risultati più tardi, che invece dell’interpretazione kojèviana portano il marchio profondo. Dopo quell’incontro decisivo, infatti, Bataille metterà al centro della sua poliedrica intelligenza e attività produttiva (che spazia dal romanzo pornografico alla numismatica, dall’esegesi di Nietzsche all’analisi delle strutture psicologiche del fascismo, per arrivare agli interessi di etnologia ed economia) proprio la dialettica signore-schiavo alla quale tanto Kojève aveva dato.

Proprio questo si rivela il grimaldello col quale il genio letterario di Bataille legge e al contempo scardina - aprendole a ulteriori interpretazioni - le opere del proprio tempo e la realtà stessa: vengono così letti, con e attraverso Hegel, autori tanto distanti quanto eterogenei, come Hemingway e Morin ad esempio, recensiti da Bataille in due saggi che rappresentano anche due squisite prove di «un’arte del recensire». Ma, a fianco della letteratura, anche la Storia viene letta da Bataille alla luce (e all’ombra) di Hegel: negli ultimi saggi raccolti nel volume Bataille cerca di analizzare il funzionamento delle società arcaiche ancora una volta alla luce della dialettica signore-schiavo e della sua impasse, facendo però ricorso anche agli elementi dell’analisi etno-antropologica a lui cari, in particolare alla funzione del «sacro» e del «sacrificio», a suo parere sottovalutati e inindagati nella prospettiva hegeliana.

È in questi due saggi che si dà anche la cifra stilistica e filosofica specifica di Bataille, rispetto a Kojève: i due fuochi concettuali della morte e della sovranità, che per Kojève nell’interpretazione di Hegel hanno un peso minore, hanno viceversa, per lui, valore esemplare e paradigmatico. Sarà proprio questa la cifra del miglior Bataille, che si concentrerà in gran parte della sua produzione su temi - come la morte, il riso, il gioco, l’erotismo e il dispendio - che non sono riconducibili al movimento sintetico della dialettica di matrice hegelo-marxiana.

Questo scarto - rispetto alla dialettica e all’idea di Storia indicata da Hegel e Kojève - segnerà in maniera indelebile anche la vita personale di Bataille, il quale visse sulla sua stessa carne i paradossi e le aporie - l’«impossibile» - che segnano i suoi testi teorici e narrativi. Il volume curato da Massimo Palma ha il merito di mostrarcelo riportando anche alcune lettere e testimonianze (auto)biografiche, sul rapporto di Bataille con Hegel. In una di esse si legge: «Se l’azione (il «fare») è - come dice Hegel - la negatività, si pone allora la questione di sapere se la negatività di chi non ha “più nulla da fare” svanisca o sussista allo stato di “negatività senza impiego”: [...] immagino che la mia vita - o il suo aborto, la ferita aperta che è la mia vita - da sola costituisca la confutazione del sistema chiuso di Hegel».

*

-  Georges Bataille
-  Piccole ricapitolazioni comiche. Scritti su Hegel 1929-1956
-  a cura di Massimo Palma
-  Aragno, 2015, LVIII-218 pp., € 15

* alfapiù, 24 novembre 2015


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