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FILOSOFIA. Il desiderio del desiderio, il desiderio antropňgeno di riconoscimento, l’antropologia e la FENOMENOLOGIA ....

DELLO SPIRITO DI ALEXANDRE KOJČVE (Mosca 1902 - Parigi 1968). Una nota di Antonio Gnoli - a cura di Federico La Sala

PORTARE LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO DI "DUE IO" AL DI LA’ DELLE MAGLIE DELLA DIALETTICA HEGELIANA.
lundi 16 juin 2008 par Maria Paola Falchinelli
[...] Per tutta la vita quest’uomo raffinato e oziosamente determinato a convincere i suoi uditori che davanti avevano semplicemente la reincarnazione dell’ultimo grande hegeliano, cercň nella paradossalitŕ la forma piů efficace del suo pensiero. Qualunque gesto, ipotesi, scelta, ossessione, risultato marciava sotto le insegne del paradosso. Paradossale, infatti, che si paragonasse a Dio, che considerava, come ci ricorda Filoni, un collega. Paradossale che da quel grande incantatore (...)

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> DELLO SPIRITO DI ALEXANDRE KOJČVE (Mosca 1902 - Parigi 1968). --- L’ATEISMO. L’esperienza vissuta della libertŕ nell’assenza di Dio (di Roberto Ciccarelli).

mardi 5 août 2008

Alexandre Kojčve

L’esperienza vissuta della libertŕ nell’assenza di Dio di Roberto Ciccarelli *

« Questo libro č solo l’abbozzo di una mia fantasia, non č definitivo e per questo non va pubblicato ». Posizionata in una nota alla fine di un’opera che avrebbe dovuto essere il primo capitolo di un’opera mai piů sviluppata, questa avvertenza di Alexandre Kojčve a L’Ateismo avrebbe potuto scoraggiare ogni operazione editoriale. Cosě non č stato, come accade per i lasciti ingenti di filosofi, spesso e volentieri piů ampi delle opere pubblicate in vita. Pensatore di ambizioni sistematiche, al punto da aspirare al sogno impossibile di un « sistema del sapere » sul modello delle grandi filosofie da Platone a Hegel, Kojčve ha affidato a questo testo giovanile, scritto a ventinove anni nel 1931, e giŕ pubblicato in Francia una decina d’anni fa, molti dei temi di quella che diventerŕ, nel corso degli anni successivi, la sua proposta di « religione atea ». A ragione, Marco Filoni e Elettra Stimilli, i curatori di questa edizione italiana, hanno riproposto il flusso magmatico del testo cosě come č stato redatto dal suo autore, senza capitoli né paragrafi, per sottolinearne la duplice importanza.

Da un lato, l’ateismo pone le basi dell’antropologia kojčviana : l’uomo č cosciente che dopo la sua morte non ci sarŕ piů niente e quindi č libero di vivere la propria vita. Dall’altro lato, questa posizione rivela un paradosso : se al di lŕ del mondo c’č il « nulla », allora questo « nulla » esiste, in altre parole č un « fatto » : insomma l’uomo fa esperienza di quel « nulla » che č pur sempre il Dio che vuole negare. Non č dunque un caso che il giovane Kojčve abbia abbozzato una « religione atea », essendo partito dall’idea che tutti gli uomini fanno esperienza della religione, anche se non tutti identificano tale esperienza nel culto di una divinitŕ. Č piuttosto la certezza di un’assenza, quella di Dio, a permettere loro di essere « uomini », e vivere di conseguenza, liberamente.

L’ateismo diventa cosě l’esperienza antropologica fondamentale a partire dalla quale l’uomo si distingue dall’animale. Letta cosě, questa prova kojčviana č paragonabile alle piů mature riflessioni sul tema che Martin Heidegger aveva sviluppato nel 1929 nella sua celebre conferenza Che cos’č metafisica ? La formula, suggestiva, di una « antropologia atea » verrŕ in seguito applicata da Kojčve anche alla sua interpretazione della Fenomenologia dello Spirito di Hegel, a partire dalla quale, tra il 1933 e il 1939, ha tenuto una serie di seminari che hanno influenzato un’intera generazione intellettuale, da Sartre a Lacan. Al termine di questo grande affresco, c’č da chiedersi se L’ateismo non ponga questioni anche a chi non condivide i dettami della teologia secolarizzata di Hegel, della quale Kojčve č l’araldo.

Oggi, infatti, il problema di Dio non č piů filosoficamente rilevante, se affrontato a partire dalla domanda sulla sua esistenza. In questo, non c’č dubbio che Kojčve abbia incarnato lo spirito filosofico contemporaneo. Solo che la sua idea « paradossale » di ateismo, che associa l’esercizio della libertŕ alla meditazione sulla mortalitŕ dell’uomo, altro non fa che depotenziare la libertŕ che tuttavia invoca, vincolandola ad un destino che sancisce la neutralizzazione della vita umana nei dispositivi di uno stato globalizzato, inquietante e totalitario.

Perorando la « fattualitŕ » del nulla, questo ateismo sancisce anche l’insuperabile nullitŕ dell’esistenza. Piuttosto che annichilire la vita con questa cieca, quanto forse inconsapevole, determinazione, al pensiero toccherebbe invece potenziarla. Il Novecento non č stato solo il secolo di aspiranti teologi. Forse sarebbe il caso di ricordarlo.

-  L’ATEISMO,
-  DI ALEXANDRE KOJČVE,
-  QUODLIBET,
-  pp. 182,
-  euro 22

* il manifesto, 03.08.08


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