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LA FATTORIA DEGLI ANIMALI. Una lettera aperta all’ITALIA...

CRISI POLITICA. SILVIO BERLUSCONI, IL PRESIDENTE DELLA "REPUBBLICA" DI "FORZA ITALIA", INVITA ALLA LOTTA E ALLA "RESISTENZA" CONTRO GLI ATTACCHI DEI MAGISTRATI "SOVVERSIVI" ITALIANI - di Federico La Sala

domenica 22 giugno 2008 di Maria Paola Falchinelli
LUNGA VITA ALL’ITALIA: "RESTITUITEMI IL MIO URLO"!!!

Messaggio originale----- Da: La Sala
Inviato: domenica 27 gennaio 2002 0.09
A: posta@magistraturaassociata.it
Oggetto: Per la nostra sana e robusta Costituzione...
Stimatissimi cittadini-magistrati
"Nella democrazia - come già scriveva Gaetano Filangieri nella sua opera La Scienza della Legislazione (1781-88) - comanda il popolo, e ciaschedun cittadino rappresenta una parte della sovranità: nella concione (...)

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> CRISI POLITICA. SILVIO BERLUSCONI, IL PRESIDENTE DELLA "REPUBBLICA" DI "FORZA ITALIA", INVITA ALLA LOTTA E ALLA "RESISTENZA" ---- Una resa dei conti in Italia e in Europa con i fantasmi del ’94 (di Massimo Franco)

sabato 21 giugno 2008

Una resa dei conti in Italia e in Europa con i fantasmi del ’94

L’offensiva del Cavaliere favorita da un contesto cambiato in profondità

di Massimo Franco (Corriere della Sera, 21.06.08)

Più che un ritorno al passato, ha tutta l’aria di una resa dei conti col passato. A prima vista, lo scontro totale di Silvio Berlusconi con la magistratura e col centrosinistra rievoca quello del suo primo governo. Ma le situazioni non si ripetono mai in un contesto identico. Dunque, più che sottolineare i punti di contatto con quanto è già successo, diventa più istruttivo segnalare i cambiamenti. Ci si accorge allora che nella «sindrome del 1994» del presidente del Consiglio non prevale tanto l’istinto difensivo contro il «tentativo di sovvertire il voto popolare da una minoranza di giudici». Il premier annuncia l’inizio di un conflitto istituzionale dalla tribuna europea di Bruxelles, persuaso stavolta di vincerlo. La conferenza stampa che vuole tenere in Italia promette di alimentare le tensioni. La sua offensiva punta a piegare una magistratura accusata di avere coperto «giudici infiltrati e pm» politicizzati, e «quindici anni di persecuzioni».

Ma il 1994 a Berlusconi deve apparire molto remoto: altrimenti non sfiderebbe così apertamente il potere giudiziario. Se lo fa, è perché sente di avere dietro un consenso che allora gli mancava, ed una maggioranza costretta a seguirlo; e davanti, un processo costruito su quelle che definisce «accuse risibili». È il processo per corruzione in atti giudiziari per il quale è stato inserito nel disegno di legge sulla sicurezza la cosiddetta «norma salva-premier»: una misura della quale, il Cavaliere assicura e giura sui figli, non vuole approfittare. Ancora, attacca perché ha preso le misure ad un Pd sbandato: orfano di una «luna di miele» col governo, che il premier ha cancellato da un giorno all’altro in un amen. Il dialogo col centrosinistra non è sospeso: sembra proprio finito.

La virulenza con la quale Berlusconi evoca il buco nel bilancio del Campidoglio ai tempi di Walter Veltroni sindaco è più di un’aggressione polemica. Sancisce il tramonto di qualunque rapporto con il capo dell’opposizione, già lesionato dalla sconfitta. Sospinge il Pd in un limbo, in bilico fra le pulsioni antiberlusconiane del dipietrismo ed il massimalismo di un’estrema sinistra residuale. È il Cavaliere a sancire il fallimento della metamorfosi del Pd. Ma lo strappo toglie spazio alle mediazioni politiche. E drammatizza il muro contro muro con i giudici. Mette di fronte brutalmente Palazzo Chigi, e Associazione nazionale magistrati e Consiglio superiore della magistratura, di cui è presidente il capo dello Stato.

Lo «sconcerto» del Csm e la richiesta urgente di incontro rivolta dall’Anm a Giorgio Napolitano non rappresentano una novità assoluta. Nuova, però, appare la determinazione berlusconiana a non fare passi indietro, ed anzi a rilanciare. Lascia intuire una crisi che potrebbe estendersi ad altre istituzioni. Il capo dello Stato ha sempre mostrato attenzione ed equilibrio anche verso il Pdl. Nessuno è in grado di prevedere, però, che cosa potrebbe accadere se i rapporti si incrinassero. Anche da questo punto di vista, saltano agli occhi le differenze rispetto al 1994. Allora, al Quirinale sedeva il dc Scalfaro, avversario dichiarato di un centrodestra acerbo e numericamente precario. Il braccio di ferro con Berlusconi si concluse in otto mesi con la sua defenestrazione, accelerata dalla guerra con Mani pulite. Oggi, invece, il Cavaliere gode di una maggioranza netta, ed ha in Napolitano un interlocutore rispettato per la sua equidistanza.

La terza differenza col 1994 è confermata dal rapporto con l’Ue. Il ritorno di Berlusconi a Bruxelles ha già investito il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ed il presidente del Parlamento, Hans Poettering. Ieri il Cavaliere ha di fatto rivendicato il primato dei singoli Stati sulle strutture comunitarie. Ed ha annunciato per ottobre una riforma della «comunicazione» con la quale vuole regolare le esternazioni e le critiche dei commissari ai governi europei: offrirebbero pretesti per gli attacchi delle opposizioni «di destra e di sinistra». Barroso gli ha risposto che la Commissione non è «il segretariato degli Stati membri». Ma la questione è posta, e sembra avere l’appoggio di altri governi. Berlusconi riflette e dilata una voglia di normalizzazione, di cui vuole essere un protagonista. E gli altri, per ora, lo lasciano fare.


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