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Psicoanalisi, Storia e Politica....

L’ITALIA, IL VECCHIO E NUOVO FASCISMO, E "LA FRECCIA FERMA". La lezione sorprendente e preveggente di Elvio Fachinelli - di Federico La Sala

sabato 29 agosto 2009 di Maria Paola Falchinelli
[...] La ricerca prende le mosse, dunque, dall’analisi dell’uomo che annulla il tempo e dai suoi risultati: la ricostruzione, in funzione del tempo, di "un modo generale di vivere ossessivo" (p. 10). Di qui, procedendo "per salti e indizi, secondo una trama di fili "(P. A. Rovatti, I morti viventi e l’aquila littoria,"la Repubblica ", 17.11.79), e, in particolare, sempre seguendo "il filo del tempo", vengono posti in relazione e analizzati la nevrosi ossessiva stessa, "le società arcaiche (...)

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> L’ITALIA, IL VECCHIO E NUOVO FASCISMO, E "LA FRECCIA FERMA". ---- 1994-2009: Pdl, Berlusconi chiude il congresso e s’incorona presidente.

domenica 29 marzo 2009

Pdl, Berlusconi chiude il congresso e s’incorona presidente *

In An sembra che sia rimasto un briciolo di ironia - e autoironia. Perché prima dell’arrivo di Berlusconi alla nuova Fiera di Roma, alle 12.05, attendendone l’elezione bulgara a Presidente del neonato Pdl (Fini oggi non è in platea), anche Giorgia Meloni invita la platea dei delegati a votare "l’unica candidatura pervenuta, quella di Silvio Berlusconi": dalla platea si sentono risate, e anche lei sorride. Quindi, mentre i delegati alzano il badge per proclamare all’unanimità l’elezione del Cavaliere, Berlusconi fa il suo ingresso in sala, circondato dalle guardie del corpo. Un saluto alla prima fila, poi il coro ’Silvio, Silvio’, Berlusconi con la mano sul cuore saluta i delegati e inizia a pronunciare il discorso di chiusura del congresso del Pdl.

Un discorso limato fino all’ultimo al secondo piano di Palazzo Grazioli, attraverso cui l’imperatore del Pdl ha voluto marcare e mettere un segno alla giornata di oggi sparando a zero su tutto ciò che non appartiene alla sua parte politica e al suo partito.

Berlusconi ha iniziato a parlare autoelogiandosi per la "lucida follia", riconosciutagli a suo dire anche da Gianfranco Fini, che lo ha "portato fin qui". Immancabile la citazione del solito Erasmo da Rotterdam. Quindi è passato all’autocelebrazione, ripercorrendo alcuni passaggi del suo discorso del 1994 che i delegati, guidati da una sapiente regia, potevano seguire in un opuscolo distribuito a tutta la sala. Dopo quattro minuti ha abbracciato idealmente la platea, facendo scattare un lungo applauso. Passano appena dieci minuti, e parte l’attacco alla sinistra, che "non fa opposizione al governo, ma al Paese", dato che si oppone alla "rivoluzione liberale che mette la persona prima dello Stato".

E’ l’ora dell’elenco dei successi del governo, nonostante la crisi: "Abbiamo alimentato la fiducia - dice il premier - e ridato sostegno alle fasce più deboli, abbiamo salvato le banche, esteso e raddoppiato i sussidi anche a chi non li aveva, come i lavoratori a progetto". Esaurita la lista dei miracoli governativi, Berlusconi è passato alle promesse, partendo da quella "per una scuola migliore". La sala ha accolto con un’ovazione il passaggio sula scelta libera da parte della famiglia della scuola privata e su quello della "lotta ai baroni". Parlando dell’Università, il presidente del Consiglio è stato interrotto a ogni frase da un applauso. Quindi si è attribuito il merito di aver varato "ben 7 leggi in difesa delle donne, a differenza della sinistra che non ne aveva fatta neanche una". Lunghi applausi quando il premier parla dell’"ambientalismo ideologico" e del "falso ambientalismo".

E’ insomma, quello costruito da Berlusconi, un "Paese più moderno", dove c’è bisogno di "cambiare la struttura istituzionale dello Stato, affinché si trasformi da calabrone a crisalide a farfalla". Un riferimento a Fini: "Caro Gianfranco, la farfalla deve spiccare il volo. Lo vogliono i nostri giovani, che si sentono più farfalle che calabroni". E alla prima mezz’ora di discorso, scatta il trentesimo applauso.

E’ arrivato il momento di parlare della Costituzione: "Noi l’avevamo già riformata nel 2005, cambiandone 50 articoli. Ci siamo impegnati per oltre un anno - continua il premier - ma la sinistra si rifiutò di votare e indisse il referendum che cancellò la legge". Il "premier che unisce" fa scattare un’altra raffica d’attacchi all’opposizione: "Proponemmo l’offerta di una legislazione costituente, prima ci dissero di sì e poi invece ce la boicottarono, accusandoci di regime".

Quanto al federalismo, "quello del 2001 era falso, il nostro è una vera riforma di sistema". E quale potrebbe essere una delle riforme di sistema di cui parla il premier? Casualmente, il rafforzamento dei poteri del premier: "Il presidente del consiglio deve avere maggiori poteri rispetto a quelli attuali quasi inesistenti". Berlusconi descrive il tasso di operatività del suo ruolo come nullo: "Posso esercitare solo un’azione di moral suasion, non posso nominare o revocare ministri (sic!), posso solo redigere l’odg del Consiglio dei Ministri". E’ ovvio, quindi, che per l’imperatore Silvio la modernizzazione della Costituzione passi necessariamente attraverso più poteri affidati al premier. E, in seconda battuta, per l’indebolimento del Parlamento: "Non è più rinviabile la riforma dei regolamenti parlamentari - dice il premier - il Parlamento deve votare le leggi nei tempi dettati dall’urgenza". Per il premier, "il governo deve governare, il Parlamento controllare", ma la platea è tiepida rispetto a questa parte istituzionale del discorso del presidente.

Soltanto un’inquadratura a tutto schermo di Renato Brunetta, citato dal premier a proposito della riforma della Pubblica Amministrazione, risveglia la sala, che si scatena in un applauso fragoroso alla "Lorella Cuccarini" dell’esecutivo.

Il discorso ora è tutto sulle Europee: Berlusconi evoca il "Popolo europeo" e si autocelebra come "un vero leader che chiama a raccolta il suo popolo". Quindi, annuncia che si candiderà alle elezioni per rinnovare il Parlamento Ue e sfida il segretario del Pd Franceschini a fare lo stesso: è standing ovation della sala.

Berlusconi parla quindi della "moralità del fare" e nomina tutti "missionari della libertà", quindi chiama sul palco i membri dell’Ufficio di Presidenza: ministri, governatori, sindaci, presidenti e vicepresidenti: "in primo piano le donne". E chiama anche il coro, composto da una trentina di persone, che si dispongono intorno ai cinque microfoni che costituivano la scenografia del palco stamattina. "Oggi si conclude la lunghissima transizione italiana", dice, e scatta prima l’inno nazionale, poi "Meno male che Silvio c’è", quindi l’Inno alla gioia (che è l’Inno dell’Unione europea). E si chiude così il primo congresso del partito fondativo del partito, marcato dall’assenza di Gianfranco Fini.

* l’Unità, 29 marzo 2009


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