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L’ANIMA VENDUTA E LA PAROLA RUBATA. A "REGIME LEGGERO", FINO ALLA CATASTROFE ...

L’ITALIA IN UN GRAVE STATO DI MINORITA’ E DI PERICOLO. Dopo 14 anni di golpe strisciante e nell’anno primo dell’era berlusconiana, un appello di cento costituzionalisti al parlamento del Partito di "Forza Italia" per bloccare il lodo Alfano!?! Che la memoria dei nostri Padri e delle nostre Madri Costituenti li illumini e ci illumini tutti e tutte!!! Viva l’Italia!!! - a cura di pfls

Il documento è intitolato "In difesa della Costituzione" ed è firmato da ordinari di diritto costituzionale e discipline equivalenti: tra essi gli ex presidenti della Consulta Valerio Onida, Gustavo Zagrebelsky e Leopoldo Elia.
domenica 6 luglio 2008 di Maria Paola Falchinelli
ITALIA. Memoria della Liberazione e della Legge dei nostri Padri e delle Madri Costituenti....
PACIFICAZIONE, COSTITUZIONE E NUOVO GOVERNO: RESTITUIRE LA PAROLA "ITALIA" AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, GIORGIO NAPOLITANO, E ALL’INTERO PARLAMENTO. Forza! VIVA, VIVA L’ITALIA
BERLUSCONI CONTINUA A CANTARE LA "SUA" CANZONE. IL PRESIDENTE DELLA "REPUBBLICA", DEL "POPOLO DELLA LIBERTA’", SONO IO: "FORZA ITALIA" ... E CONTINUA AD ATTENTARE ALLA VITA DELLE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE E REPUBBLICANE. (...)

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> L’ITALIA IN UN GRAVE STATO DI MINORITA’ E DI PERICOLO. --- Protesta dell’Anm per le norme del governo sulla sospensione dei processi, intercettazioni, taglio di risorse e stipendi. "Vogliono distruggere il sistema".

sabato 5 luglio 2008


-  Protesta dell’Anm per le norme del governo sulla sospensione dei processi, intercettazioni, taglio di risorse e stipendi.
-  "Ulteriore svilimento della funzione giudiziaria"

-  Giustizia, toghe in agitazione
-  "Vogliono distruggere il sistema"

-  L’Associazione: "Intervento peggiorativo senza precedenti". Calderoli: "Li incontrerò"
-  Cicchitto: "Azione dai risvolti politici". Di Pietro: "Riflettano i commentatori prezzolati"

ROMA - Toghe in agitazione a oltranza. L’associazione nazionale magistrati ha deciso la linea dura contro gli interventi del governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall’art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra).

"Si va verso la distruzione del sistema giustizia" commenta il presidente dell’Anm Luca Palamara. "Agitazione dai risvolti politici", ribatte Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. Dura replica di Di Pietro: "Riflettano i soliti commentatori prezzolati prima di accusare l’Anm". Il leghista Castelli non chiude al dialogo: "Voglio capire le ragioni dei magistrati".

Se l’articolo 69 (quello sulla riduzione delle retribuzioni) non sarà cancellato, i giudici sono pronti al blocco delle udienze e allo sciopero delle "supplenze", compiti che non spettano ai magistrati, ma che da loro vengono svolti in assenza di personale specializzato.

Il parlamentino delle toghe, a maggioranza, ha deliberato "lo stato di agitazione, riservando l’adozione di ogni misura di protesta alla luce dell’evoluzione del quadro normativo" con la convocazione permanente del comitato direttivo centrale "per seguire costantemente gli sviluppi degli interventi sul sistema retributivo".

Il documento è stato approvato a larga maggioranza dagli esponenti di Unicost, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia. Magistratura indipendente, la corrente più moderata delle toghe, ha votato un suo documento anch’esso fortemente critico nei confronti della classe politica.

Secondo l’Anm, "la generalizzata sospensione dei processi in corso per fatti puniti con pena inferiore ai 10 anni e commessi prima del giugno 2002, oltre a ledere i diritti delle parti lese e a creare ingiustificate disparità di trattamento, comporterà gravissime disfunzioni del processo penale. Inoltre - scrivono ancora i magistrati - le disposizioni contenute nel disegno di legge in materia di intercettazioni ridurrebbero drasticamente l’efficacia dell’azione di contrasto all’illegalità".

Ma in particolare i magistrati criticano la "drastica" riduzione delle risorse destinate alla giustizia con il taglio del 40% degli stanziamenti e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo". Per quanto riguarda il taglio delle retribuzioni introdotto dall’articolo 69 del decreto manovra si segnala come ciò costituisca "l’ulteriore svilimento della funzione giudiziaria e una penalizzazione dei più giovani".

"Un intervento peggiorativo senza precedenti sulla struttura del trattamento retributivo dei magistrati", dice il documento dell’Anm. Un peggioramento che "indurrà la sostanziale paralisi del funzionamento del sistema e l’ulteriore svilimento della funzione giudiziaria".

"La gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano impone un incisivo impegno di denuncia e di protesta: a questo scopo l’Anm delibera di adottare iniziative dirette a rappresentare all’opinione pubblica la grave situazione in cui versa la giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di dare risposte ai bisogni di giustizia".

Per il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, "i magistrati stanno semplicemente e doverosamente difendendo come ultima frontiera della democrazia italiana il diritto costituzionale di ogni cittadino di avere un giudice per far valere i provvedimenti". E a Fabrizio Cicchitto che parla di "risvolti politici" dell’agitazione, l’ex pm lancia un duro attacco: "Riflettano i soliti commentatori prezzolati prima di accusare l’Anm".

Intanto la Lega sembra non voler abbandonare la linea della trattativa: "Questa settimana chiederò un incontro con i rappresentanti dell’Anm per comprendere e far comprendere le rispettive posizioni. Noi della Lega vogliamo trovare un filo di dialogo", dice Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa. E per quanto riguarda la proposta dell’esponente del carroccio, ovvero il cosidetto ’Lodo Calderoli’ (eliminare il blocca-processi per sostituirlo con uno scudo di un anno per le alte cariche dello stato), "la nostra proposta - dice - intendo sottoporla in primis all’Anm, voglio far capire che siamo tutti sulla stessa barca. Per capirci, non è il caso che ognuno continui a suonare il suo strumento, altrimenti si rischia di fare la fine del Titanic".

* la Repubblica, 5 luglio 2008.


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