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EU-ANGELO= BUONA-NOTIZIA, PER TUTTI GLI ESSERI UMANI: Deus charitas est (non - enciclicamente e ratzingerianamente - "Deus caritas est", SCV - 2006)!!!

ADAMO ED EVA, MARIA E GIUSEPPE UGUALI DAVANTI A DIO: L’ALLEANZA DI FUOCO. SI’ ALLE DONNE VESCOVO: LA CHIESA ANGLICANA SORPASSA LA CHIESA "CATTOLICA". Il cattolicismo "andropologico" romano è finito - a cura di Federico La Sala

L’antropologia della "sacra famiglia" della gerarchia vaticana è zoppa e cieca: il Figlio ha preso il posto del padre "Giuseppe" e dello stesso "Padre Nostro" e continua a "girare" il suo film pre-evangelico preferito, "Il Padrino"!!!
sabato 12 luglio 2008 di Maria Paola Falchinelli
DOPO 500 ANNI, PER IL CARDINALE RAVASI LA PRESENZA DELLE SIBILLE NELLA SISTINA E’ ANCORA L’ELEMENTO PIU’ CURIOSO.

15 anni fa l’apertura alle donne pastore in Inghilterra e Galles
Chiesa anglicana: ’’Sì alle donne vescovo’’.
Vaticano: ’’Strappo alla tradizione’’
Voto positivo dei componenti del Sinodo generale riuniti a York, nel nord della Gran Bretagna, che si sono espressi anche a favore di un "codice di condotta", per evitare lo (...)

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> LA CHIESA ANGLICANA SORPASSA LA CHIESA "CATTOLICA". ---- Le donne preti trovano il loro spazio nella Chiesa anglicana (di Tristan de Bourbon - “La Croix”)

giovedì 8 marzo 2012

Le donne preti trovano il loro spazio nella Chiesa anglicana

di Tristan de Bourbon

in “La Croix” dell’8 marzo 2012 (traduzione: www.finesettimana.org)

“Come essere credibili discutendo con persone di un paese in cui le donne sono oppresse, se si fa la stessa cosa tra noi? Chi vorrebbe discutere con una Chiesa che discrimina?”. Rosie Harper è lanciata e si dimostra inesauribile sull’argomento. A 56 anni, prete dal 2000, conosce quanto sia difficile essere una donna nella Chiesa anglicana ed essere riconosciuta dai suoi pari, nel momento in cui la questione della nomina delle donne alla funzione di vescovo scuote le fila di questa Chiesa. “Il problema si pone solo con un numero ristretto di membri del clero, assicura. Dalla maggior parte dei preti, il cambiamento è stato accettato, ma gli altri si impuntano e mi dicono: ’Niente di personale, ma lei non può essere prete.’ Uno di loro un giorno mi ha detto: ’Io sono favorevole al fatto che lei sia prete, ma Dio non lo è’.”

Questa opposizione si concretizza talvolta in maniera alquanto estrema. “Certi ospedali, ad esempio, dispongono di due luoghi diversi per conservare gli oli per il sacramento degli infermi, perché certi preti uomini rifiutano di toccare quelli che sono stati utilizzati da una donna prete. Ma c’è una cosa ben più evidente: il vescovo di Londra non ha mai ordinato donne preti, perché questo significherebbe allontanare molti futuri preti che rifiuterebbero di essere ordinati da un vescovo che abbia in precedenza ordinato una donna.”

Sally Hitchiner, 32 anni, è stata quindi ordinata prete da un vescovo ausiliare di Londra, in una semplice chiesa, dopo essere stata ordinata diacono un anno prima nella cattedrale Saint-Paul, di Londra. “Ho sentito la stessa differenza tra queste due tappe, come tra Natale e Pasqua, precisa. La prima era grandiosa e festosa, con duemila persone nella cattedrale per 35 futuri diaconi, la seconda più interiore, sacra e religiosa. Ma ci hanno fatto chiaramente capire, e ce lo teniamo a mente, che il nostro vescovo non ci ha ordinate.”

Aveva solo 14 anni quando nel 1994 le prime donne sono state ordinate preti. Per questo, essendo il cambiamento ancora abbastanza recente, ammette di comprendere le reticenze di una parte del clero. “Invece, gli uomini ordinati preti dopo il 1994 sapevano molto bene entrando nella Chiesa in che cosa si avventuravano...” Certe regioni del Regno Unito le sembrano molto più chiuse di altre nei confronti delle donne. “Londra è senza dubbio la più tradizionale”, segnala Sally Hitchiner. “Nella diocesi di Edmonton, solo due donne celebrano, su un centinaio di parrocchie. E durante le riunioni, i preti uomini a volte rifiutano di parlare con noi. Io sono fortunata, il mio vescovo, al contrario, è un sostenitore della causa delle donne e mi ha sempre sostenuta. Ad esempio, il mio posto alla chiesa Saint John d’Ealing era già occupato da una donna prima del mio arrivo.” La situazione sembra meglio accettata nelle regioni del nord del paese, più povere “perché tutti si concentrano su dei bisogni ben più essenziali”, è la sua opinione.

Katie Tupling, 37 anni, è appunto vicaria in tre parrocchie vicine alla città di Derby (nord dell’Inghilterra). “Con i fedeli, tutto è sempre andato bene. Erano abituati ad avere un uomo al mio posto, all’inizio hanno dovuto adattarsi. Non c’è mai stato un dibattito teologico sulla questione, questo non li interessa. Tanto più che faccio parte della seconda ondata di donne preti e che la cosa non ha quindi nulla di rivoluzionario.” La sua testimonianza è confermata dalle sue due “consorelle”. Anche loro non hanno mai sentito la minima aggressività, “a volte un po’ di sessismo quando un uomo anziano viene a ringraziarmi e a dirmi che ’le cose erano state fatte bene’, sottinteso: per una donna”, dice sorridendo Rosie Harper.

Il loro presbiterato, invece, può diventare problematico nella loro vita personale. Finanziariamente, il loro reddito è identico, sulla base di una griglia salariale, ma la loro scelta può provocare sgomento tra le persone intorno a loro. “Mio padre, che è prete, all’inizio era molto scioccato, ricorda Rosie Harper. Dopo molteplici discussioni, ha capito che doveva rassegnarsi e l’ha accettato molto bene.” Lo stesso vale per Sally Hitchiner, che usa anch’essa il verbo “scioccare” per descrivere la reazione del padre. “Molto tradizionale, voleva che io seguissi un percorso normale per avere una “vita normale”. È stato difficile all’inizio. Per mostrarmi, poi, che mi sosteneva e che era molto orgoglioso di me, ha pagato il vestito della mia ordinazione, ossia più di 1000 €, dicendomi: ’Ogni volta che lo porterai, voglio che tu sappia che sono con te’...”

Ma il presbiterato pone più problemi alla sua vita privata. “Per il momento sono nubile. Penso che gli uomini facciano fatica ad accettare di vivere con una donna che dirige la loro parrocchia, ammette la giovane donna. “E meno male che faccio parte della seconda generazione di donne ordinate, per cui posso vivere come voglio,mettere la gonna, curare il mio aspetto, mentre la maggior parte delle donne diventate preti durante gli anni ’90 portavano i capelli corti...”

Rosie Harper e Kate Tupling non hanno avuto questa preoccupazione. Rosie era già sposata, cantante lirica e madre di tre figli quando ha deciso di fare il grande salto, il giorno stesso del cambiamento della legge nel Sinodo del 1994. “Mio marito era prete, lo aveva chiaramente intuito e mi ha sempre sostenuta. Avevo un po’ paura per i miei figli [ndr.: e le loro relazioni con i coetanei], ma i loro amici hanno trovato fantastico il fatto che avessero un padre e una madre preti!” Kate ha incontrato suo marito alla facoltà di teologia all’università. “Quindi sapeva che ci pensavo e mi è sempre stato di grande aiuto. In questo periodo, ha lasciato il lavoro per occuparsi di nostro figlio di 19 mesi, di modo che io possa occuparmi totalmente delle mie parrocchie.”


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