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EU-ANGELO E COSTITUZIONE . "CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE... DEUS CHARITAS EST" (1 Gv., 4. 1-16). « Et nos credidimus Charitati... » !!!!

VERITA’ E RICONCILIAZIONE. PAPA RATZINGER A SYDNEY, PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU’ : "IL RE E’ NUDO" !!! NON SOLO DEVE CHIEDERE PERDONO ALL’AUSTRALIA E ALL’ITALIA E AL "PADRE NOSTRO", MA CAMBIARE STILE DI VITA !!! Gesù, che non era schizofrenico, non si travestiva da imperatore. Una nota di Roberto Monteforte - a cura di pfls

AUSTRALIA. "IL FUTURO DEL PIANETA e l’ambiente. La speranza e i giovani, ma come negli Stati Uniti, soprattutto lo scandalo degli abusi sessuali che ha coinvolto la Chiesa cattolica (...)".
jeudi 17 juillet 2008 par Maria Paola Falchinelli
[...] L’obiettivo della Chiesa è di « risvegliare le coscienze per rispondere a questa grande sfida e ritrovare la capacità etica di cambiare in bene la situazione dell’ambiente ». Non compete alla Chiesa trovare soluzioni. Così Ratzinger chiama in causa la responsabilità della « politica e degli specialisti ». Quello che, però, rilancia è l’invito a « cambiare stili di vita ». Sono i temi affrontati nel suo recente messaggio ai grandi del G8 e in quello diffuso ieri per la 82a Giornata (...)

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> VERITA’ E RICONCILIAZIONE. -- USA. Boston, violenze con oltre 250 sacerdoti coinvolti - effetto “Spotlight”. Audizione internazionale a Roma sui casi insabbiati in Australia

mardi 1er mars 2016

Tutto è partito dall’inchiesta giornalistica che ha ispirato il film premiato con l’Oscar : centinaia di episodi di violenze con oltre 250 sacerdoti coinvolti

Boston, effetto “Spotlight” indennizzi per 4 miliardi l’arcidiocesi è al collasso

di Federico Rampini (la Repubblica, 01.03.2016)

UNA vera svolta, dopo l’inchiesta nulla sarà più come prima. Oppure : un disastro economico da 4 miliardi di dollari, ma non sufficiente a estirpare gli abusi sessuali. L’impatto del reportage investigativo realizzato dal Boston Globe, e raccontato nel film “Spotlight”, sulla chiesa cattolica americana c’è stato certamente. Su quale sia stato l’effetto “Spotlight”, però, esistono due versioni diametralmente opposte. I vertici della chiesa Usa sostengono di aver voltato pagina, di avere preso misure drastiche per prevenire ogni abuso contro i minori. Alcune associazioni di vittime parlano invece di « riforme di facciata, operazioni di relazioni pubbliche ».

Nessuno minimizza il ruolo dell’inchiesta del Boston Globe, né del film che l’ha ricostruita meritandosi l’Oscar. Le stesse autorità ecclesiali all’uscita del film nelle sale americane lo trattarono con molto rispetto, limitandosi a precisare che la vicenda risale a 15 anni fa e da allora tutto è cambiato. « Gli spettatori non devono pensare che Spotlight descriva la situazione attuale » fu il commento del sito The Catholic Free Press.

Sul film intervenne per la chiesa Francesco Cesareo : storico del Rinascimento e della Riforma, preside dell’università agostiniana Assumption College, l’italo-americano Cesareo è stato nominato presidente del National Review Board, un organo consultivo della conferenza episcopale Usa creato nel 2002 proprio per reagire allo scandalo di pedofilia rivelato dal Boston Globe. Nel commentare “Spotlight”, Cesareo ha scritto : « Al di là degli indennizzi alle vittime, dopo le rivelazioni del Boston Globe abbiamo adottato misure così onnicomprensive per proteggere i minori, che siamo diventati un modello per altre organizzazioni che si occupano di giovani”.

Il programma “Safe Environment Training” - addestramento per un ambiente sicuro - fu lanciato nel giugno 2002. Secondo il National Review Board il 98% degli adulti (quasi due milioni) che lavorano nelle parrocchie e nelle scuole cattoliche hanno seguito questi corsi speciali, e il 93% dei minori (4,4 milioni) sono stati addestrati su come proteggersi dagli abusi, o denunciare gli incidenti. Il riferimento di Cesareo al ruolo che la chiesa cattolica oggi può svolgere rispetto ad “altri”, è un’allusione agli scandali di pedofilìa che hanno colpito i boy-scout ed alcune comunità ebraiche.

Il portavoce dell’arci-diocesi di Boston, Terry Donilon, è ancora più categorico. Interpellato di recente dal Boston Globe, ha dichiarato che nella chiesa di Boston oggi ci sono « zero abusi ».

Di certo l’inchiesta del giornale ha provocato conseguenze enormi. Le prime rivelazioni del Boston Globe spinsero tante vittime a denunciare abusi che erano rimasti sotto silenzio, fino a coinvolgere 250 sacerdoti nell’arcidiocesi. Altri giornali seguirono l’esempio del Boston Globe. Le inchieste fecero emergere nuovi scandali in cento città americane.

Intanto a Boston fu costretto a dimettersi il cardinale Bernard Law, sostituito da Sean O’Malley. Lo Stato del Massachussetts varò nuove leggi sull’obbligo di denuncia delle molestie sessuali da parte dei superiori gerarchici. L’impatto economico, valutato dal National Catholic Reporter, sarebbe di 4 miliardi di dollari a livello nazionale, per indennizzi e patteggiamenti vari (spesso coperti da clausole di segretezza). A questo il Journal of Public Economics ha aggiunto 2,36 miliardi di elemosine perdute annualmente, per l’effetto di quelle rivelazioni sulla comunità dei fedeli. Nella sola Boston la chiesa dovette vendere molte proprietà fra cui la lussuosa residenza cardinalizia di Lake Street.

Ma gli scandali non sono finiti. Dopo Boston i casi più gravi si sono scoperti a Philadelphia nel 2011, poi a Kansas City e a Saint Paul-Minneapolis l’anno scorso : cioè poco prima che arrivasse negli Stati Uniti papa Francesco.

Perfino sull’arcidiocesi di Boston il giudizio è negativo secondo David Clohessy, direttore dell’associazione di vittime Survivors Network of those Abused by Priests (Snap). Al Boston Globe, Clohessy ha detto : « Con l’arrivo del cardinale O’Malley sono cambiate procedure e protocolli, ma si è trattato di un’operazione di relazioni pubbliche ». Da 15 anni, ogni domenica gruppi di vittime continuano la loro silenziosa protesta all’ingresso della messa, davanti alla Cattedrale di Santa Croce nel centro di Boston.


Il cardinal Pell alla fine ammette :

“Sui nostri preti ho sbagliato. Credevo a loro, non alle famiglie”

Audizione internazionale a Roma sui casi insabbiati in Australia

di Andrea Tornielli (La Stampa, 01.03.2016)

Nell’affrontare i casi di pedofilia tra il clero « la Chiesa ha commesso errori tremendi » : si credeva sempre alla versione dei preti accusati di abusi e non a quella delle vittime e dei loro familiari. Il cardinale australiano George Pell, 74 anni, fisico da gigante, « ministro dell’Economia » della Santa Sede, dopo aver giurato sulla Bibbia di dire tutta la verità risponde con calma per quattro ore di fila alle domande puntuali di Gail Furness, la consulente dell’Australian Royal Commission che indaga sui casi dei bambini abusati da religiosi. L’avvocatessa, tailleur bianco e capelli biondi a caschetto, ha condotto in modo impeccabile l’interrogatorio a distanza. Lei a Sydney, lui presente in videoconferenza da una sala dell’hotel Quirinale di Roma, non potendo per ragioni di salute affrontare il viaggio transoceanico.

Quella della notte tra domenica e lunedì, conclusasi alle 2.30 di mattina, è stata la prima di quattro audizioni che proseguiranno per tutta la settimana. Il quadro che è emerso parla ancora una volta di preti pedofili che invece di essere fermati e processati, sono stati semplicemente spostati di parrocchia, potendo così continuare a compiere le loro immonde azioni. Mentre le vittime e i loro familiari sono state tenute lontane e non credute.

Il prefetto della Segreteria per l’economia non ha minimizzato, ammettendo la generale sottovalutazione delle curie nei decenni passati : « Non sono qui per difendere l’indifendibile, la Chiesa ha commesso errori enormi e sta lavorando per porvi rimedio », anche se la responsabilità « non è delle strutture della Chiesa, ma degli errori, sconvolgenti, delle persone coinvolte ».

Durante la prima audizione le domande di Gail Furness sono state incentrate soprattutto sulla rete di conoscenze del cardinale negli anni Settanta : quali persone erano vicine a lui mentre era sacerdote e collaboratore del vescovo a Ballarat. Quanto ha eventualmente saputo degli abusi avvenuti e quando l’ha saputo ; quali competenze aveva nei trasferimenti dei preti da una parrocchia all’altra. Si è parlato, tra l’altro, dei casi specifici di monsignor John Day e poi del caso più famoso di padre Gerald Ridsdale, pedofilo seriale riconosciuto colpevole di aver abusato 153 ragazzi, oggi rinchiuso in prigione. Sul primo, Pell ha detto di essere venuto a conoscenza delle accuse di abusi su minori ma anche di aver saputo che Day le aveva negate. Per quanto riguarda invece Ridsdale, con il quale ha abitato per qualche mese nella stessa residenza, Pell ha affermato di non aver mai saputo delle accuse contro di lui.

Il cardinale è stato molto duro con il vescovo emerito di Ballart, Ronald Austin Mulkearns, per come questi ha gestito di caso del prete pedofilo Ridsdale, definendo l’atteggiamento del prelato « una catastrofe per la Chiesa ». Ma ha anche riconosciuto di aver commesso all’epoca l’errore di credere alla versione dei preti piuttosto che a quella delle vittime. « Devo dire - ha precisato Pell - che in quell’epoca, se un prete negava questo tipo di comportamenti, io ero fortemente incline ad credergli ».

Un terzo caso specifico è quello degli abusi nelle scuole gestite dai Fratelli Cristiani a Ballarat. Il cardinale ha detto di non aver mai saputo il nome delle vittime né che vi fosse un alto numero di abusi o che gli atteggiamenti dell’insegnante Edward Dowlan, poi giudicato colpevole di abusi su venti ragazzini e condannato a sei anni di reclusione, fossero di pubblico dominio nella scuola. Il cardinale ha però ammesso di essere stato avvertito dai parrocchiani che uno dei Fratelli Cristiani, Leo Fitzgerald, nuotava nudo insieme agli alunni ed era solito baciare i bambini per salutarli.

Durante tutta l’audizione Pell è rimasto sempre calmo. E si è detto disponibile a incontrare le vittime giunte a Roma dall’Australia per assistere dal vivo alla sua deposizione. Ieri mattina il cardinale è stato anche ricevuto in udienza da Papa Francesco.


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