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A "REGIME LEGGERO", FINO ALLA CATASTROFE .... DELLA SCUOLA PUBBLICA E DELLA REPUBBLICA!!!

GELMINI PREPARA IL NUOVO ANNO SCOLASTICO DEL REGIME E PROPONE ZERO IN CONDOTTA PER CHI NON PARTECIPA AL RITO MATTUTINO DELL’ALZA BANDIERA E AL CANTO DELL’INNO DEL PARTITO UNICO "Forza Italia" - a cura di Federico La Sala

lunedì 14 luglio 2008 di Maria Paola Falchinelli
Per la cancellazione della parola "PUBBLICA" (con tutte le sue conseguenze) dal Nome del Ministero dell’Istruzione della Repubblica, voto di condotta al Ministro e a tutto il governo del Partito di "Forza Italia": ZERO!!! ASSOLUTAMENTE: PER MALA EDUCAZIONE COSTITUZIONALE!!!.
GIOVANNI MARIA FLICK, A "BALLARO’": UNA LEZIONE DI VITA POLITICA E COSTITUZIONALE ANCORA VIVA !!! Una nota per aiutare il Ministro dell’Istruzione Gelmini a ben ricordare.
ITALIA: LA SCUOLA DELLA REPUBBLICA AL VIA. LE (...)

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> GELMINI PREPARA IL NUOVO ANNO SCOLASTICO DEL REGIME E PROPONE ZERO IN CONDOTTA PER CHI NON PARTECIPA AL RITO MATTUTINO DELL’ALZA BANDIERA E AL CANTO DELL’INNO NAZIONALE DEL PARTITO ---- La furia di Maroni nelle scuole: «Schedate gli studenti stranieri»!!!

lunedì 14 luglio 2008


-  La furia di Maroni nelle scuole: «Schedate gli studenti stranieri»
-  Maroni smentisce ma viene smentito

Vanno a scuola, ma anche loro sono pericolosi. La furia di Maroni contro i bambini rom ed extracomunitari non si ferma nemmeno davanti a chi percorre la strada maestra per l’integrazione. Il ministro dell’Interno, infatti, ha disposto che la schedatura dei minorenni stranieri e rom, venga fatta anche nelle scuole. Ogni dirigente - denuncia il responsabile Immigrazione dell’Arci Filippo Miraglia - dovrà censire quanti alunni stranieri frequentano l’istituto, quanti di loro sono rom, da quanto tempo vivono in Italia. Nulla di strano se si trattasse di un censimento a finalità statistiche, come quelli che annualmente pubblica il ministero della Pubblica Istruzione. Lo intima invece il ministero dell’Interno che ha dato ordine ai prefetti di procedere con la schedatura.

Per questo, se dal Parlamento europeo era già arrivato lo stop alle politiche leghiste, ora l’appello a fermarsi arriva dall’Arci. L’associazione chiede ai dirigenti scolastici di disobbedire all’imperativo di Maroni, in nome del diritto universale alla formazione scolastica. La denuncia è arrivata al Meeting antirazzista di Cecina: «La persecuzione continua - dicono dall’Arci - nonostante la condanna dell’Europarlamento e le iniziative organizzate in tutta Italia per dimostrare il dissenso e l’indignazione di tante e tanti cittadini democratici di fronte alla raccolta di impronte digitali, comprese quelle dei bambini, residenti nei campi nomadi».

Ma voler schedare anche chi in sostanza è già "schedato" è un accanimento ingiustificato: «Questa ulteriore disposizione - spiega ancora l’Arci - assume un carattere se possibile ancora più odioso, anche perché del tutto inutile visto che il Ministero della Pubblica Istruzione pubblica ogni anno un rapporto sugli alunni stranieri che frequentano gli istituti scolastici. L’elenco che Maroni, attraverso i Prefetti, chiede alle scuole - rileva l’associazione - non si giustifica dunque se non con una volontà intimidatoria nei confronti dei dirigenti scolastici, degli insegnanti e delle famiglie di ragazzi stranieri, funzionale alle politiche discriminatorie e razziste perseguite dal ministro».

Ma il ministro, intanto, prosegue imperterrito per la sua strada. Reagisce alla notizia, ma non smentisce il documento. Quelle dell’Arci, dice, «sono accuse false e destituite di ogni fondamento. Ho deciso di non rispondere più agli insulti - dice - compreso quest’ultimo dell’Arci che definisce la nostra azione come discriminatoria e razzista: non posso più accettare come ministro di essere trattato in questo modo sulla base di accuse false». In sostanza Maroni se la prende con la «campagna denigratoria» dell’Arci, ma non dice mai chiaro e tondo che quell’ordinanza non esiste.

Secca la replica dell’Arci: «Dal Viminale - spiega Miraglia - ci hanno confermato, come già avevamo appreso da diversi operatori scolastici, che i prefetti chiedono alle scuole di fornire i dati relativi agli alunni stranieri, specificando di inviare anche quelli di rom, sinti e camminanti». L’Arci chiede a Maroni «perchè non ritenga sufficienti i dati che già sono resi pubblici dal ministero della Pubblica Istruzione che ogni anno redige un rapporto sugli alunni stranieri e perché ritenga necessario richiedere in particolare notizie sugli alunni rom, sinti e camminanti evidentemente considerati categoria a parte rispetto agli altri stranieri».

Ma anche la prefettura di Napoli chiarisce nel merito: prima assicura che «non risulta pervenuta alcuna richiesta» di una schedatura da parte del Viminale, poi però parla di una «raccolta dati»: il prefetto di Napoli Alessandro Pansa, spiegano, «sta semplicemente verificando presso la direzione scolastica regionale le dichiarazioni rese dai censiti presso gli insediamenti dei nomadi circa la frequenza della scuola dell’obbligo da parte dei propri figli». Insomma, controlla quanti rom ci sono nelle scuole. E smentisce Maroni.

«L’iniziativa italiana - così Maroni definisce la sua politica sull’immigrazione - andrà avanti e costituirà una buona prassi per le zone degradate che sarà adottata da altri Paesi europei». E a proposito dei bambini, Maroni che vuol far finire «lo sconcio dei campi nomadi abusivi» e mandare tutti in classe, martedì incontrerà il presidente dell’ Unicef. Non proprio una chiacchierata tra amici.

* l’Unità, Pubblicato il: 14.07.08, Modificato il: 14.07.08 alle ore 19.33


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