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Fedel-tà

Commento sulla vicenda di Padre Fedele Bisceglia

venerdì 27 gennaio 2006 di Emiliano Morrone
La partecipazione alla vicenda mediatica del cappuccino padre Fedele Bisceglia è impressionante. L’opinione pubblica è fortemente divisa tra colpevolisti, innocentisti e prudenti. Qualcuno ci ha scritto che io non penso, che siamo ciechi e ottusi e che non vogliamo renderci conto dell’evidenza. Vorrei, a riguardo, precisare alcune cose. Secondo le ultime notizie, pare che il frate missionario abbia commesso violenze indicibili, che le abbia programmate con attenzione e che, addirittura, si (...)

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> Commento sulla vicenda di Padre Fedele Bisceglia

venerdì 27 gennaio 2006

L’Amaca di Michele Serra (La Repubblica, 26.01.2006, p. 20)

La differenza tra sesso e violenza sessuale dovrebbe essere ovvia per chiunque, e siamo certi che lo sarà anche per i giudici che dovranno processare il frate di Cosenza accusato di stupro. La differenza tra sesso e violenza sessuale dovrebbe essere ovvia per chiunque, e siamo certi che lo sarà anche per i giudici che dovranno processare il frate di Cosenza accusato di stupro. Nel frattempo, però, lo sguardo tracimante dei media genera una orribile confusione. In un profluvio di "boccaccesco" e "pruriginoso", si pubblicano le conversazioni private dell’imputato (normalissime porcherie di uso comune) manco fossero, in sé, la prova, o comunque la spiegazione, di un reato odioso come lo stupro. In un paese che spesso confonde omosessualità e pedofilia (ma moltissimi pedofili sono eterosessuali), è quasi inutile suggerire prudenza: il frate e le sue eventuali vittime sono oramai carne di porco, buona da infilzare nello spiedo del pettegolezzo nazionale. Resta da chiedersi (anche a proposito del recente dibattito sulle intercettazioni telefoniche) quali siano i gravi motivi di ordine pubblico, o gli urgenti obblighi del diritto di cronaca, che spingono a divulgare le ciance erotiche di privati cittadini come se fossero le trascrizioni delle ultime parole pronunciate a Sodoma e Gomorra prima della punizione divina. Non c’è niente da fare, un paese bigotto è anche, inevitabilmente, un paese morboso. E pure feroce.


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