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Filosofia...

Che cos’è un’invenzione? "Psychè-Invenzioni dell’altro" di Jacques Derrida. Una raccolta di saggi - a cura di pfls

venerdì 12 settembre 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] Che cosa si chiede quando ci si interroga sullo stato dell’invenzione? Si chiede anzitutto che cos’è un’invenzione, e quale concetto conviene alla sua essenza. Più precisamente, ci si interroga sull’essenza che ci si accorda a riconoscerle. Ci si chiede qual è il concetto garantito, il concetto ritenuto legittimo al suo riguardo [...]

Esce una raccolta di saggi di Jacques Derrida
-L’uomo e l’esperienza dell’inventare
L’invenzione si (...)

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> Che cos’è un’invenzione? ---- Leonardo si rese conto che la fantasia non è limitata agli artisti, ma è una qualità generale della mente umana. Chiamava tutte le creazioni umane - tanto i manufatti come le opere d’arte - «{{invenzioni}}», e per tutta la sua vita si è visto come inventore (di Fritjof Capra).

venerdì 19 settembre 2008

I segreti dei disegni di Leonardo svelati da un grande fisico

-  Lo scienziato l’artista e creatore di forme. La sua era una scienza gentile
-  La lezione di Fritjof Capra, autore di "Il punto di svolta", alla rassegna Pordenonelegge
-  Lavorò con la natura invece di dominarla.
-  Chiamava tutte le creazioni umane "invenzioni" e si è sempre definito un inventore

di Fritjof Capra (la Repubblica, 19.09.2008)

Leonardo da Vinci, il grande maestro della pittura e genio del Rinascimento, è stato l’argomento di centinaia di libri sia dotti che popolari. Tuttavia, ci sono sorprendentemente pochi libri sulla scienza di Leonardo, anche se ha lasciato taccuini voluminosi pieni di descrizioni dettagliate dei suoi esperimenti, meravigliosi disegni, e lunghe analisi delle sue scoperte. Inoltre, la maggior parte degli autori che hanno parlato del suo lavoro scientifico, lo hanno fatto guardandolo attraverso le lenti newtoniane. Questo ha spesso impedito loro di comprendere la natura essenziale della sua scienza, che è una scienza delle forme organiche, una scienza delle qualità, completamente differente dalla scienza meccanicistica di Galileo, di Cartesio e di Newton. (...) Nella storia intellettuale occidentale, il Rinascimento segna il periodo della transizione dal medioevo all’età moderna. Negli anni 60 a 70 del Quattrocento, quando il giovane Leonardo ricevette la sua formazione come pittore, scultore ed ingegnere a Firenze, la visione del mondo dei suoi contemporanei era ancora avvolto nel pensiero medioevale.

La scienza in senso moderno, come metodo sistematico empirico per ottenere conoscenza sul mondo naturale, non esisteva. La conoscenza dei fenomeni naturali fu trasmessa da Aristotele e da altri filosofi dell’antichità ed è stata poi fusa con la dottrina cristiana dai teologi scolastici che la presentavano come la dottrina ufficiale. Esperimenti scientifici vennero condannati come sovversivi, e si considerava qualsiasi attacco alla scienza aristotelica come un attacco alla chiesa stessa. Leonardo da Vinci ruppe con questa tradizione (...).

Cento anni prima di Galileo e Bacone, Leonardo sviluppò da solo un nuovo approccio empirico, coinvolgendo l’osservazione sistematica della natura, il ragionamento e la matematica - cioè le caratteristiche principali di quello che oggi si conosce come il metodo scientifico. (...).

Leonardo si rese conto che la fantasia non è limitata agli artisti, ma è una qualità generale della mente umana. Chiamava tutte le creazioni umane - tanto i manufatti come le opere d’arte - «invenzioni», e per tutta la sua vita si è visto come inventore. Dal suo punto di vista, un inventore era qualcuno che generava un manufatto o un’opera d’arte, riunendo vari elementi in una configurazione nuova che non compariva in natura. Questa definizione si avvicina molto alla nostra nozione di un designer, che non esisteva nel Rinascimento. Il concetto di design, come una professione separata, è emerso soltanto nel ventesimo secolo. Durante l’era pre-industriale, il design era sempre una parte integrante di un processo più grande che includeva la soluzione di problemi, l’innovazione, il dare-forma, la decorazione, e la produzione.

Quindi, Leonardo non separò il processo del design - ossia la configurazione astratta di vari elementi - dal loro incorporamento materiale. Tuttavia, sembrava sempre più interessato al processo del design che alla relativa realizzazione fisica. La maggior parte delle macchine e dei dispositivi meccanici che inventò e che presentò in disegni magnifici, non fu costruita; la maggior parte dei suoi schemi d’ingegneria, sia militare o civile, non fu realizzata; e anche se era famoso come architetto, il suo nome non è collegato con alcun edificio conosciuto. Perfino come pittore, sembrava spesso più interessato alla soluzione dei problemi di composizione che al completamento effettivo dell’opera. Leonardo da Vinci, l’archétipo "uomo universale", era un artista, uno scienziato e un designer, e lui integrava quelle tre discipline in un tutto armonioso. (...)

Leonardo non ha perseguito la scienza e l’ingegneria per dominare la natura, come Francesco Bacone sosteneva un secolo più tardi. Quella di Leonardo era una scienza gentile. Egli aborriva la violenza e provava una compassione particolare per gli animali. Era vegetariano perché non voleva provocare soffrenza agli animali uccidendoli per cibarsene. Comprava al mercato gli uccelli tenuti in gabbia per liberarli, e osservava il loro volo non soltanto con l’occhio acuto dello scienziato, ma anche con una grande empatia (...). Invece di cercare di dominare la natura, l’intento di Leonardo era sempre di imparare da lei quanto più possibile. Aveva un grande timore reverenziale per la bellezza che vedeva nella complessità delle forme, degli schemi e dei processi naturali, ed era consapevole del fatto che l’ingegno della natura era di gran lunga superiore alle invenzioni umane (...).

Come Leonardo da Vinci 500 anni fa, il moderno ecodesigner studia gli schemi e i flussi del mondo naturale e cerca di incorporare i principi che ne sono alla base nelle sue progettazioni. Quando Leonardo progettava ville e palazzi, dedicava un’attenzione particolare ai movimenti delle persone e delle cose negli edifici, applicando la metafora dei processi metabolici ai suoi progetti architettonici. E considerava anche i giardini come parte degli edifici, nel tentativo costante di integrare architettura e natura. Applicava gli stessi principi alla progettazione urbana, poiché in una città vedeva una specie di organismo in cui le persone, i beni materiali, il cibo, l’acqua, e gli scarti dovevano fluire liberamente perché la città fosse in buona salute.

Questi esempi di trattare i processi naturali come modelli per il design umano, e di lavorare con la natura invece di cercare di dominarla, ci mostrano che Leonardo, come designer, lavorava nello spirito che il movimento dell’ecodesign propone oggi. Alla base di questo atteggiamento di stima e rispetto per la natura c’è un orientamento filosofico che non considera gli essseri umani separati dal resto del mondo vivente, ma fondamentalmente inseriti nell’intera comunità vivente della biosfera, e da essa dipendenti. Oggi questa filosofia è sviluppata dalla scuola di pensiero conosciuta come «ecologia profonda».


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