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AL DI LA’ DELLA TRINITA’ EDIPICA. "DIO NON E’ CATTOLICO" (Carlo M. Martini). E LA "CHARITAS" NON E’ LA "CARITAS" (Benedetto XVI, Deus caritas est, 2006) !!!.

LA VITA, L’ETICA E LA VERITA’ E IL LORO FONDAMENTO NASCOSTO, L’AMORE (DEUS CHARITAS). Come un "padre" diventa "figlio del suo figlio" - e il figlio "padre del suo padre" ... Una parabola per riflettervi - a cura di Federico La Sala

samedi 13 septembre 2008 par Maria Paola Falchinelli
« Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre : Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei (...)

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> LA VITA, L’ETICA E L’AMORE (DEUS CHARITAS). Come un "padre" diventa "figlio del suo figlio" -- Quando "tutto si rovescia". La relazione figli-genitori nell’insegnamento di Papa Francesco (di Marina Corradi).

jeudi 20 septembre 2018

LA DOMANDA CAPOVOLTA : QUANDO "TUTTO SI ROVESCIA". La relazione figli-genitori.... *


Dare onore oltre ogni merito.

La relazione figli-genitori nell’insegnamento del Papa

di Marina Corradi (Avvenire, 20 settembre 2018)

Onora il padre e la madre. La parola del Quarto comandamento risuona da migliaia di anni, ma da altrettanto tempo generazioni di figli si sono domandate perché onorare quei genitori che magari li hanno abbandonati, o maltrattati, o fatti soffrire. “Onora il padre e la madre”, dice il Decalogo, come prescindendo dall’infelicità di certe famiglie di ieri come di oggi.

Onora tuo padre che non ti ha riconosciuto, che picchia tua madre, che se ne è andato ? Un simile “onore” potrebbe apparire un’astratta, esteriore formalità. Ma questo onore, cos’è ? Il Papa in Udienza ieri ha spiegato che il termine ebraico indica il « peso », la consistenza di una realtà. Non è questione di forme esteriori, ha aggiunto Francesco, « ma di verità ». Cioè questo onore ha a che fare con il riconoscimento di un dato oggettivo. Tua madre e tuo padre ti hanno dato la vita.

A prescindere da cosa sia successo poi, l’« onore » che devi loro è legato a questa incontrovertibile verità. Il Quarto comandamento, ha spiegato papa Francesco, « Non parla della bontà dei genitori, non richiede che i padri e le madri siano perfetti. Parla di un atto dei figli, a prescindere dai meriti dei genitori, e dice una cosa straordinaria e liberante : anche se non tutti i genitori sono buoni e non tutte le infanzie sono serene, tutti i figli possono essere felici, perché il raggiungimento di una vita piena e felice dipende dalla giusta riconoscenza verso chi ci ha messo al mondo ».

Perché quel comandamento si conclude con una parola ben nota, certo, ai religiosi e ai biblisti, meno alla gente comune e meno ancora ai ragazzi di oggi, una generazione che in ampie proporzioni viene ormai da famiglie divise e sofferenti. Onora il padre e la madre, dunque, si legge nel Deuteronomio, « perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà ». Annota Francesco : « La parola “felicità” nel Decalogo compare solo legata alla relazione con i genitori ».

Dieci comandamenti, ma, singolare, solo in uno si fa esplicito riferimento alla felicità. Quell’« onore » dovuto riguarda una riconoscenza per il fatto di essere stati dati alla luce, e ha poi a che fare, in ultimo, con la felicità. Anche qui, certo, molti figli potrebbero umanamente recriminare che la vita data, e poi da quei genitori ferita o abbandonata, non è così bella da meritare tanta gratitudine. Spesso chi ne è protagonista trascorre l’esistenza a domandarsi “perché”, perché a me questa famiglia, perché a me, questa infanzia. Ma è una domanda sbagliata.

La domanda giusta, ha detto il Papa, non è « perché » ma « per chi » mi è successo questo, e ha spiegato : « In vista di quale opera Dio mi ha forgiato attraverso la mia storia ? Qui tutto si rovescia, tutto diventa prezioso, tutto diventa costruttivo ». In questo sguardo rovesciato le ferite dei figli possono diventare luoghi fecondi dell’anima. I silenzi e le parole, le assenze, i litigi, tutto ciò che segretamente ha fatto male, e perfino gli abbandoni e le violenze : di tutto questo dovremmo non chiederci più « perché », ma « per chi ».

A quale disegno si è stati chiamati dentro alla incapacità o alla fragilità dei padri. Perché l’infanzia, come ha ricordato Francesco, è scritta « con inchiostro indelebile ». Non ci si chiede di dimenticare, ma di andare oltre : a cosa serviva la sofferenza attraversata, e a che cosa ci chiama la forma, il “cuore” che con esso ci è stato dato.
-  Dentro a questo sguardo la vita ricevuta è davvero un dono. Dentro a questo sguardo l’onore dovuto ai genitori è anche, ha concluso Francesco, « misericordiosa accoglienza dei loro limiti ». (Quasi fossimo noi, ora, madri e padri pietosi, e loro i figli). Quanta libertà e speranza in questa prospettiva.

I cristiani di una certa età vengono da tempi in cui ai bambini al catechismo veniva detto spesso « Onora il padre e la madre », e basta, come dando per scontate famiglie unite e perfette, come non prevedendo le sofferenze e i torti che pure allora c’erano. Oggi, con tanti figli che fin da piccoli vedono la famiglia spezzarsi, e con questa il loro stesso mondo, la “seconda parte” del Quarto comandamento ricordata dal Papa è una parola fondante. Non c’è solo il rancore, la tristezza, la depressione come reazione a certe infanzie, e nemmeno solo le psicoterapie, che analizzano, sezionano i ricordi, ma alla fine non curano la memoria. C’è anche questa domanda inconsueta, capovolta, posta da Francesco. Non più « perché », ma « per chi ».


Sul tema, nel sito, si cfr. :

LA VITA, L’ETICA E LA VERITA’ E IL LORO FONDAMENTO NASCOSTO, L’AMORE (DEUS CHARITAS). Come un "padre" diventa "figlio del suo figlio" - e il figlio "padre del suo padre"

"DUE SOLI". Come MARIA : "FIGLIA DEL TUO FIGLIO", così GIUSEPPE : "FIGLIO DEL TUO FIGLIO"!!! Dante non "cantò i mosaici" dei "faraoni", ma soprattutto la Legge del "Dio" di Mosè di Elia e di Gesù, del "Dio" dei nostri "Padri" e delle nostre "Madri". L’Amore che muove il Sole e le altre stelle

GUARIRE LA NOSTRA TERRA : VERITÀ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di "pensare un altro Abramo"

Federico La Sala


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