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AL DI LA’ DELLA TRINITA’ EDIPICA. "DIO NON E’ CATTOLICO" (Carlo M. Martini). E LA "CHARITAS" NON E’ LA "CARITAS" (Benedetto XVI, Deus caritas est, 2006)!!!.

LA VITA, L’ETICA E LA VERITA’ E IL LORO FONDAMENTO NASCOSTO, L’AMORE (DEUS CHARITAS). Come un "padre" diventa "figlio del suo figlio" - e il figlio "padre del suo padre" ... Una parabola per riflettervi - a cura di Federico La Sala

sabato 13 settembre 2008 di Maria Paola Falchinelli
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei (...)

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> LA VITA, L’ETICA E LA VERITA’ E IL LORO FONDAMENTO NASCOSTO, L’AMORE (DEUS CHARITAS). ---- Il Cantico faccia terrena dell’amore (di Enzo Bianchi)

mercoledì 14 marzo 2012

Il Cantico faccia terrena dell’amore

di Enzo Bianchi (La Stampa, 14 marzo 2012)

      • Questa sera alle 21 nella Chiesa di San Filippo Neri a Torino Enzo Bianchi commenta Il Cantico dei Cantici, con la regia di Francesco Lagi e le letture di Silvia D’Amico e Leonardo Maddalena. L’appuntamento con il priore del monastero di Bose, a cura del Circolo dei Lettori e degli Amici di Torino Spiritualità, inaugura la rassegna di spettacoli teatrali e incontri Elogio a... La costruzione di un amore (14-31 marzo), ideata dalla compagnia Tangram Teatro di Torino. Anticipiamo alcuni brani dal commento di Enzo Bianchi

Nel Cantico dei cantici vi è anche la faccia terrena, umana dell’amore. Un aiuto alla sua comprensione ci viene dalla celebre espressione di Tertulliano, caro cardo salutis , «la carne è il cardine della salvezza»: è con questo corpo che l’essere umano si salva, è con questa carne che riceve la carne di Cristo affinché l’uomo sia divino. Nel cristianesimo non ci dovrebbe essere angoscia nei confronti della sessualità, né cinismo verso il corpo: questi, infatti, è realtà voluta da Dio. Allora il Cantico è cantico dell’amore terreno, ma sempre visto di fronte a Dio.

Fin dal primo movimento del poema troviamo un versetto decisivo: la nascita dell’amore porta a essere gli uni per gli altri. «Il mio amato è per me e io sono per lui» ricalca la formula dell’alleanza per eccellenza: «Voi siete per me il mio popolo e io sarò per voi il vostro Dio». E san Paolo nella Prima Lettera ai Corinti afferma: «Il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo», facendo poi discendere la resurrezione proprio dall’alleanza tra il Signore e il corpo.

Nel Cantico c’è l’eloquenza dell’amore nato e cresciuto che diventa alleanza: è un amore tra una ragazza e un ragazzo, non tra sposa e sposo, ma questo dovrà essere celebrato nell’alleanza, preciso segno dell’amore di coppia. È un amore terreno ma incastonato in un patto: «Il mio amato è per me e io sono per lui». (...) Più avanti il racconto assume un tono di «notturno», ricco di elementi di sogno, come nei Notturni di Chopin o nel Sogno di una notte di mezza estate di Mendelssohn: i due amanti ora sono lontani. È un sogno?

Nella vicenda d’amore, proprio perché l’amore non è mai un incontro effimero e passeggero, si instaura la distanza; proprio perché l’amore è una vicenda c’è la possibilità dell’assenza. Sì, a volte è possibile l’esilio, la rottura, la separazione, ma proprio allora può nascere un’altra dimensione: quella dell’attesa, della ricerca reciproca. Questa zona «notturna» all’interno del Cantico potrebbe essere la crisi, il confronto, la verifica, il momento di riconoscersi e accettarsi dopo l’entusiasmo iniziale che è sempre pieno di fuoco e di passione: è il momento di amare in modo diverso.

La lontananza non è negativa nell’amore: quando si è lontani ci si cerca, si è abitati dal desiderio, questo sentimento che strugge e ferisce e che pure è così necessario all’amore. Non è una disgrazia l’esilio, la distanza, lo stare ogni tanto lontani l’uno dall’altra, anche nell’amore più fedele. Nel desiderio dobbiamo semplicemente aspettare, aspettare e ancora aspettare, e soffrire indicibilmente per la separazione: dobbiamo esercitarci al desiderio, perché così possiamo sperare di vivere con consapevolezza la relazione, la comunicazione, la comunione con le persone che amiamo.

Nell’amore è così importante amarsi anche a distanza! E non si dimentichi che se c’è un riflesso dell’amore umano nell’amore per Dio, questo lo si può trovare nel desiderio, perché l’amore per Dio proprio su questa linea si attesta: Dio è invisibile, Dio è sempre al di là di tutto, è quasi assente, lo cerchiamo sempre, il nostro è un quaerere Deum e la sua è una presenza elusiva. Noi siamo sempre in esilio, lontano dal Signore, il nostro è sempre un amore a distanza, e solo chi ha vissuto un amore umano a distanza, con la separazione e il distacco, sa cos’è questo elemento di nostalgia sempre presente nell’amore per Dio. (...) L’amore è incontro di due amanti, tra un io e un tu; in questa relazione duale l’amante chiama regina l’amata, questa chiama re l’amato, l’amata è unica: «Unica è la mia colomba ... Tu sei come l’aurora, bella come la luna, fulgente come il sole...».

L’amante che viene meno per lo sguardo le dice: «No, non guardarmi, distogli i tuoi occhi, nonresisto». E l’amata risponde: «Il tuo palato nel baciarti è vino dolce ... Io sono per il mio amato e la sua brama è verso di me» (Ct 7,11). Questo è un versetto capitale che capovolge la constatazione di Genesi 3,6 , dove si dice alla donna: «Verso l’uomo sarà la tua brama, ma lui ti dominerà»: qui l’orizzonte è quello finale, non l’orizzonte della storia con tutte le violenze e i soprusi vissuti nell’amore e verso le donne, soprusi di cui non siamo abbastanza consapevoli; qui è narrata la brama dell’uomo verso la donna, è cantata la reciprocità della brama, dunque la reciprocità dell’amore.

Infine, alcune parole che non si riesce a capire da chi siano pronunciate: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore». È la terza parola di questo amore umano: dopo l’alleanza («Io sono per lui, lui è per me»), dopo l’unicità («Unica è la mia colomba») ecco che l’amore va sigillato: unico l’amore, unica l’alleanza su cui è posto il sigillo delle nozze. «Perché l’amore è forte come la morte, tenace come l’inferno, fuoco divorante, fiamma divina»: è questa l’unica volta che compare un’allusione a Dio nel Cantico, e compare legata all’immagine dell’amore fuoco divorante, fiamma divina.

Davvero l’amore cantato dal Cantico è amore umanissimo, terreno ma l’amore è in se stesso divino, eterno, capace di ingaggiare un duello con la morte. Quando Dio, guardando ad Adamo ed Eva, ha esclamato che era «cosa molto buona», si è rallegrato e si rallegra ancora e sempre dell’amore autentico, terreno ed erotico come quello descritto nel Cantico, l’amore di un ragazzo e di una ragazza, di un uomo e di una donna, l’amore di due amanti che anche celebrando l’amore nella liturgia dei corpi raccontano che l’amore vince la morte e va oltre la morte. Nessun amore andrà perduto, ma sarà per l’eternità.


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