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TEORIA E PRATICA DEL BAAL-LISMO. COME UN CITTADINO RUBA IL NOME DI TUTTO UN POPOLO, NE FA LA BANDIERA DEL PROPRIO PARTITO PERSONALE, E GETTA LE BASI DELLA PIU’ GRANDE BOLLA SPECULATIVA DELLA STORIA D’ITALIA...

POLITICA, FILOSOFIA, E MERAVIGLIA. Materiali sul tema - a cura di Federico La Sala

L’Italia come volontà e come rappresentazione di un solo Partito. Il "popolo della libertà" è nato: "Forza Italia"!!! Materiali per un convegno prossimo futuro
venerdì 28 gennaio 2011 di Maria Paola Falchinelli
MA DOVE SONO I FILOSOFI ITALIANI OGGI?!
POCO CORAGGIOSI A SERVIRSI DELLA PROPRIA INTELLIGENZA E A PENSARE BENE "DIO", "IO" E "L’ITALIA", CHI PIU’ CHI MENO, TUTTI VIVONO DENTRO LA PIU’ GRANDE BOLLA SPECULATIVA DELLA STORIA FILOSOFICA E POLITICA ITALIANA, NEL REGNO DI "FORZA ITALIA"!!!
UN GRANDE "VIAGGIO A SIRACUSA"!!! LA PIU’ GRANDE BOLLA SPECULATIVA DELLA STORIA POLITICA ITALIANA. COME UN CITTADINO RUBA IL NOME DI TUTTO UN POPOLO E SE NE FA LA BANDIERA DEL PROPRIO PERSONALE PARTITO... (...)

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> POLITICA, FILOSOFIA, E MERAVIGLIA. L’Italia come volontà e come rappresentazione --- M5S, il declino della non politica (di Alessandro Dal Lago).

sabato 29 novembre 2014

M5S, il declino della non politica

di Alessandro Dal Lago (il manifesto, 29 novembre 2014).

Ogni tanto, l’infinita crisi del M5S, inin­fluente in par­la­mento e poco visi­bile nella società, è rav­vi­vata dalle espul­sioni di qual­che deputato.

Se non ci fos­sero le risi­bili con­sul­ta­zioni online sulla sorte dei reprobi, che osano cri­ti­care i lea­der, nes­suno par­le­rebbe più di Grillo e tanto meno di Casaleggio.

Ecco, forse, la vera ragione della stan­chezza di Grillo: la noia di chi ha dato vita a un movi­mento e ora non sa più dove sbat­tere la testa.

È molto dif­fi­cile che il M5S si possa ripren­dere dalla crisi, anche se i son­daggi gli attri­bui­scono un certo radi­ca­mento sociale.

Dopo strea­ming insul­tanti o inu­tili, risul­tati elet­to­rali delu­denti (soprat­tutto nelle realtà locali), pole­mi­che inces­santi tra par­la­men­tari e staff, licen­zia­menti di comu­ni­ca­tori e altre ame­nità, il M5S si trova di fronte al solito bivio: o met­tersi a far poli­tica e quindi delu­dere il suo elet­to­rato anti-sistema o con­ti­nuare con la finta oppo­si­zione, le sce­neg­giate con il bava­glio e tutto il reper­to­rio fol­clo­ri­stico che por­terà a un lento ma ine­vi­ta­bile declino. Insomma, o l’assimilazione o l’irrilevanza.

Il fatto è che il M5S si fonda su alcuni equi­voci che, a meno di due anni dai trionfi elet­to­rali del 2013, sono venuti cla­mo­ro­sa­mente alla luce. Il primo è senz’altro una lea­der­ship a dir poco impre­sen­ta­bile: un impren­di­tore New Age, non si sa se più affa­ri­sta o lunare, e un comico che non fa più ridere, domi­nato dai suoi mute­voli umori dema­go­gici. Il secondo equi­voco è l’assenza di qual­siasi cul­tura poli­tica. Chi non vuol essere né di destra, né di sini­stra, e sce­glie il giu­sti­zia­li­smo più ovvio, alla fine si con­danna a non essere e basta. Il terzo è l’assenza di tra­spa­renza orga­niz­za­tiva del movi­mento, sosti­tuita dalla mito­lo­gia della rete come esclu­siva arena democratica.

La verità banale è che la rete, per defi­ni­zione, è influen­za­bile e mani­po­la­bile. Chi decide di indire i refe­ren­dum sulle leggi e le con­sul­ta­zioni sulle espul­sioni? Ovvia­mente, i due lea­der (con i loro staff più o meno segreti). Più che cit­ta­dini indi­pen­denti, gli iscritti che votano sul blog di Grillo sem­brano ostaggi di un mar­ke­ting auto­ri­ta­rio e impolitico.

Detto que­sto, il declino del M5S mette un po’ di malin­co­nia e suscita qual­che inter­ro­ga­tivo. Che Casa­leg­gio, Grillo (con loro yes men par­la­men­tari) fini­scano nell’oblio o cer­chino di tor­nare alle loro occu­pa­zioni più o meno lucra­tive non inte­ressa a nes­suno. Ma resta il fatto che milioni di per­sone in buona fede hanno cre­duto in loro e reste­ranno ine­vi­ta­bil­mente a dispo­si­zione della dema­go­gia che avanza, soprat­tutto a destra.

Il modello di Renzi ane­ste­tizza buona parte della società, ma radi­ca­lizza tutti coloro che non vogliono iden­ti­fi­carsi con il blai­ri­smo chiac­chie­rone e pseudo-decisionista del pre­si­dente del con­si­glio. Ed ecco spa­lan­carsi pra­te­rie per la Lega, per l’estrema destra, per i movi­menti urbani xeno­fobi, che magari durano lo spa­zio di pochi giorni, come i for­coni di qual­che anno fa, ma sono infi­ni­ta­mente ripro­du­ci­bili in altre forme, sin­tomi di uno sfa­scio sociale senza fine.

Il para­dosso è che a rac­co­gliere tutto que­sto disa­gio, que­sta voglia di farla finita con le solite facce, que­sta pro­te­sta - in breve, un con­fuso ma potente appello al cam­bia­mento che da anni sale dalla società - non è la sini­stra, che sem­bra essersi rifu­giata nell’astensionismo, nella ripe­ti­zione di vec­chi slo­gan o nella ripro­po­si­zione di vec­chie alleanze, già fal­lite e con­se­gnate alla sto­ria minore.

E allora, per com­pren­dere per­ché un feno­meno come il gril­li­smo è potuto esplo­dere e implo­dere nel giro di pochi mesi, biso­gne­rebbe riflet­tere, a sini­stra, sulle idee di lea­der­ship, di movi­mento, di com­po­si­zione sociale, di lavoro, di Europa. È que­sto il lavoro che ci attende, e non il ritorno in scena di un’accozzaglia di lea­der bol­liti da anni o di gio­vani leoni irre­pa­ra­bil­mente invecchiati.


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