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TEORIA E PRATICA DEL BAAL-LISMO. COME UN CITTADINO RUBA IL NOME DI TUTTO UN POPOLO, NE FA LA BANDIERA DEL PROPRIO PARTITO PERSONALE, E GETTA LE BASI DELLA PIU’ GRANDE BOLLA SPECULATIVA DELLA STORIA D’ITALIA...

POLITICA, FILOSOFIA, E MERAVIGLIA. Materiali sul tema - a cura di Federico La Sala

L’Italia come volontà e come rappresentazione di un solo Partito. Il "popolo della libertà" è nato : "Forza Italia" !!! Materiali per un convegno prossimo futuro
vendredi 28 janvier 2011 par Maria Paola Falchinelli
MA DOVE SONO I FILOSOFI ITALIANI OGGI ?!
POCO CORAGGIOSI A SERVIRSI DELLA PROPRIA INTELLIGENZA E A PENSARE BENE "DIO", "IO" E "L’ITALIA", CHI PIU’ CHI MENO, TUTTI VIVONO DENTRO LA PIU’ GRANDE BOLLA SPECULATIVA DELLA STORIA FILOSOFICA E POLITICA ITALIANA, NEL REGNO DI "FORZA ITALIA" !!!
UN GRANDE "VIAGGIO A SIRACUSA" !!! LA PIU’ GRANDE BOLLA SPECULATIVA DELLA STORIA POLITICA ITALIANA. COME UN CITTADINO RUBA IL NOME DI TUTTO UN POPOLO E SE NE FA LA BANDIERA DEL PROPRIO PERSONALE PARTITO... (...)

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> POLITICA, FILOSOFIA, E MERAVIGLIA. --- Cosa significa essere italiani (di Carlo Galli)

mercredi 14 septembre 2011

Cosa significa essere italiani

di Carlo Galli (la Repubblica, 14.09.2011)

« L’Italia è il Paese che amo ». In questa dichiarazione - l’inizio della Grande Propaganda - c’era molta verità. Berlusconi ama veramente l’Italia perché ama veramente se stesso, avendo evidentemente operato una sintesi a priori fra l’Italia e la propria persona. Il suo amore non è un rapporto con l’oggetto amato ; è il preventivo annullamento della sua autonomia, a cui segue l’identificazione con l’amante. Non è neppure un’inclusione : è un’illusione, un culto idolatrico.

Un culto il cui primo adepto, oltre che il primo beneficiario, è proprio Berlusconi. Il quale crede veramente di essere l’Italia. Non di rappresentarla - come nelle moderne dottrine della regalità il Re col proprio corpo concreto rappresentava l’intera complessità del regno - ma di coincidervi.

Una delle conseguenze di questa smisurata proiezione egolatrica è la indistinguibilità di pubblico e privato - l’annullamento del conflitto d’interessi, trasformato nella più perfetta identità d’interessi, passati presenti e futuri, fra Berlusconi e l’Italia - , ma anche la loro intercambiabilità (è Berlusconi che decide che cosa è pubblico, come per esempio la telefonata per Ruby, e che cosa è privato, come le serate con le escort). Un’altra è la coincidenza della parte col Tutto, del suo Partito con l’intero Popolo (il nome del Pdl è tutto un programma), e quindi l’esclusione degli avversari di Berlusconi dall’Italia - da questa Italia fittizia, fatta di proiezioni mentali, ma anche molto concreta nella sua configurazione di potere - . Quelli che lo criticano perdono ogni legittimità politica e morale, poiché non sono una parte che si contrappone, com’è normale in una democrazia, a un’altra parte, ma sono faziosi, traditori e sabotatori, che attaccando il Capo attaccano ipso facto il Paese. Nemici interni, dunque. Una terza conseguenza è che sovrana non è la legge, che vorrebbe considerare Berlusconi un cittadino fra gli altri ; sovrano è lui, che è l’Italia, e che in quanto tale è il soggetto della legge e non è soggetto alla legge. Chi potrà mai voler processare l’Italia se non degli anti-italiani ?

L’identificazione del governo con lo Stato, e dell’opposizione con l’attività anti-nazionale, è, certo, un’abusata strategia retorica, di ogni tempo e di molti Paesi - per lo più autoritari - ; ma in concomitanza con la crisi finale della sua politica e della sua stessa avventura pubblica, Berlusconi sta toccando il grottesco. Il suo ricorso al tema-chiave della sua propoganda, alla radice della sua costruzione di legittimità, è ormai parossistico. Ora, è giunto il momento di squarciare il velo di Maya, di spezzare l’incantesimo, di dissipare le nebbie dell’illusione. E di spiegare a tutti (molti, in verità, lo stanno già comprendendo da soli, all’amara luce dell’esperienza), e in primis all’interessato, che Berlusconi non è l’Italia, che l’Italia non è Berlusconi, e che essere italiani non è essere berlusconiani. Che Berlusconi non è il destino dell’Italia e che lo si può attaccare senza essere anti-italiani.

Essere italiani non è una cosa soltanto, non significa realizzare un’essenza, un carattere, una vocazione unica. L’Italia non ha un’identità compatta, né nella nazione né nella razza, né nella religione né nell’ideologia. E quindi essere italiani vuol dire molte cose ; essere portatori di interessi diversi, di ideali diversi, di visioni del mondo e della società differenziate. E questa pluralità, questa complessità - che hanno radici nella storia e nella geografia, nell’economia e nella politica -, non riconducibili a una unanimità, a un unico modello omologante, a un pensiero unico, possono essere una ricchezza, una riserva d’energie e di prospettive, se il punto d’unificazione del Paese, l’essenza dell’essere italiani, non sta nell’identificazione fra l’Italia e un Capo - che in realtà è stata superficiale ed episodica, e che ha avuto come effetto reale la più grave frantumazione della nostra società in mille linee di frattura disarticolate - ma al contrario nella sovranità della legge e nel più solenne dei vincoli : la Costituzione.

Essere italiani, oggi, può significare, in positivo, il riconoscersi in un’unità giuridica e politica, in un sistema di norme e in un’idea di democrazia pluralistica, che costituiscono, in realtà, un patto di uomini e di donne libere. Uniti dal rispetto delle leggi, e quindi dalla reciproca fiducia in se stessi, e dal riconoscersi nelle istituzioni : dall’identificarsi non in un uomo ma nella Repubblica e nei suoi ordinamenti. Essere italiani significa prendere sul serio la Costituzione, che è l’essenza dell’italianità, il progetto di una patria viva e libera perché consapevole della propria ricchezza plurale e della propria volontà di un destino civile comune. Una patria, un Paese, che non dipende dalle affabulazioni, dai rancori e dalle smanie narcisistiche di Uno - che dapprima ama, e che infine, quando l’incantesimo finisce, ingiuria -, ma dall’orgoglio civile di tutti. Dalla voglia, di tutti, di sciogliere il vincolo - tutt’altro che indissolubile - col Capo, e di riprendere, dopo tanti anni perduti, un cammino comune, libero dall’eccezione permanente, dall’anomalia in servizio perenne ed effettivo. Convinti che sia possibile, e magari anche bello, essere italiani.


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