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CRITICA DELL’ ECONOMIA POLITICA E DELLA TEOLOGIA. IL DOLLARO ("IN GOD WE TRUST") E LA CROCE ("DEUS CARITAS EST"): TUTTO A "CARO-PREZZO" ("CARITAS")!!!

EVADERE DALLE IDEE VECCHIE!!! CON MARX E KEYNES, OLTRE. Un’indicazione e "una premessa... di civiltà" - di Federico La Sala

KEYNES. La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’evadere dalle idee vecchie, le quali, per coloro che sono stati educati come lo è stata la maggioranza di noi, si ramificano in tutti gli angoli della mente
sabato 20 settembre 2008 di Maria Paola Falchinelli
UN’ESORTAZIONE *
Questo libro è diretto principalmente ai miei colleghi economisti [...] l’economia ortodossa è in difetto, l’errore va trovato non nella sovrastruttura, che è stata eretta con grande cura di coerenza logica, ma nella poca chiarezza e generalità delle premesse [...] La composizione di questo libro è stata per l’autore una lunga lotta di evasione, e tale dev’esserne la lettura per la maggioranza dei lettori affinché l’assalto dell’autore su di loro abbia successo: una lotta (...)

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> IL DOLLARO ("IN GOD WE TRUST") E LA CROCE ("DEUS CARITAS EST"): TUTTO A "CARO-PREZZO" ("CARITAS")! EVADERE DALLE IDEE VECCHIE!!! ---Una crisi ad alto rischio (di Marco Simoni).

mercoledì 17 settembre 2008

Una crisi ad alto rischio

di Marco Simoni *

Il dispiegarsi della crisi finanziaria sta avvenendo in un momento politico molto delicato, con le elezioni presidenziali alle porte. Senza una leadership dagli obiettivi strategici definiti, la fiducia del mercato difficilmente potrà rialzarsi. Il comportamento delle autorità americane è stato altalenante, e non è sembrato esser mosso da una visione chiara del futuro. Una banca d’affari è stata salvata, la Lehman Brothers è fallita.

I due colossi dei mutui sono stati semi-nazionalizzati e lo stato di New York ha concesso una linea di credito di 20 miliardi al gigante delle assicurazioni, AIG. Ancora non si conosce la sorte di questo vero e proprio pilastro del sistema finanziario americano, la cui supervisione non è materia federale ma statale (da cui l’intervento del governatore), non si può prevedere quale sarà l’intervento che le autorità pubbliche intraprenderanno oltre al tentativo in corso di coordinare le banche private per creare un "fondo cuscinetto" per garantirne la liquidità e, di conseguenza, tutelare tutto il sistema, connesso a doppio filo alla compagnia assicurativa.

L’incertezza del momento è dunque motivata dal fatto che, riguardando tutti gli operatori del settore, siamo davanti ad una crisi del modo in cui i risparmi individuali e, soprattutto, i rischi individuali vengono gestiti collettivamente da istituzioni creditizie. E’ una crisi del coordinamento sociale del rischio, del rapporto tra i prestiti a lungo termine degli individui (per l’acquisto di case o l’inizio di attività commerciali) e il sistema globale di movimento di capitali, basato sulla fiducia che gli analisti ripongono nelle istituzioni intermediarie.

Una crisi di sistema andrebbe affrontata non solo pensando all’oggi e agli eventi che interessano i singoli istituti coinvolti, ma soprattutto a quale tipo di sistema finanziario edificare dopo. Gli interventi pubblici al momento sono estemporanei e non sistematici, mossi in gran parte dalle onde dei mercati. Come tali sono pericolosi perché potrebbero incitare a comportamenti ancora peggiori: se penso che lo Stato mi salverà comunque, vengo incentivato a rischiare di più. La riflessione sul ruolo della politica nel governo dell’economia globalizzata è ad uno stadio ancora troppo embrionale per poter dare i suoi frutti in una condizione di emergenza come questa.

La campagna presidenziale è stata inevitabilmente investita dalla questione. Sia Obama che McCain sono intervenuti, entrambi - con diversa credibilità - per smarcarsi dal passato e promettere un diverso approccio alla regolamentazione dei mercati finanziari.

Gli stessi interventi del Tesoro e della Fed (la banca centrale americana) di questi giorni sono monitorati dai due candidati: chi dovesse vincere si troverà non solo con l’economia in grande affanno, ma anche nella necessità di ristrutturare l’impalcatura del sistema finanziario. McCain ha una fama di "de-regolatore" e si è limitato ad un generico attacco alla "avidità" degli attori di Wall Street. Obama ha posto l’accento sulla necessità di regole più stringenti. In realtà entrambi i candidati sono legati profondamente al mondo finanziario di New York.

Da noi purtroppo questo dibattito non può nemmeno cominciare. L’emergenza, che sta contagiando anche i mercati europei (ieri le borse europee sono andate peggio di Wall Street), viene gestita dalla Banca Centrale Europea (BCE). La BCE deve prendere decisioni importanti, e lo fa senza alcun interlocutore politico paragonabile al ministro del Tesoro degli Stati Uniti.

Ieri mattina, la BCE ha immesso 70 miliardi di liquidità straordinaria nel sistema bancario, per rassicurare i mercati e dare fiato al sistema del credito. Comunque, non sembra intenzionata ad abbassare il tasso di sconto, a differenza di quello che tutti pensano farà la Fed a breve.

Evidentemente i timori di una spinta inflazionistica rimangono prevalenti, per il Consiglio direttivo della BCE, rispetto alla possibilità di dare ossigeno alle economie europee in affanno. La BCE non pubblica i verbali delle discussioni del suo Consiglio direttivo, si limita a scarne conferenze stampa sulle sue decisioni, quindi non conosciamo le diverse opinioni che, su temi così centrali, certamente esistono. Non solo dunque la BCE non ha un interlocutore politico chiaro con cui confrontare le sue scelte, ma non risponde nemmeno al pubblico Europeo delle decisioni che prende in completa indipendenza.

La liquidità fornita al sistema, il costo del denaro, i tempi con cui vengono prese queste decisioni, sono scelte che incidono sulle potenzialità di ripresa economica, sull’occupazione, sui prezzi.

Davanti alla evidente necessità di metter mano ai meccanismi di funzionamento della finanza internazionale, sarebbe forse importante aprire una discussione sul controllo pubblico sulle decisioni di politica monetaria e del credito in Europa, per non continuare a rimanere semplici spettatori passivi di ciò che accade oltreoceano, e che tanto impatto ha sulla nostra vita quotidiana.

* l’Unità, Pubblicato il: 17.09.08, Modificato il: 17.09.08 alle ore 8.10


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