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CRITICA DELL’ ECONOMIA POLITICA E DELLA TEOLOGIA. IL DOLLARO ("IN GOD WE TRUST") E LA CROCE ("DEUS CARITAS EST"): TUTTO A "CARO-PREZZO" ("CARITAS")!!!

EVADERE DALLE IDEE VECCHIE!!! CON MARX E KEYNES, OLTRE. Un’indicazione e "una premessa... di civiltà" - di Federico La Sala

KEYNES. La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’evadere dalle idee vecchie, le quali, per coloro che sono stati educati come lo è stata la maggioranza di noi, si ramificano in tutti gli angoli della mente
sabato 20 settembre 2008 di Maria Paola Falchinelli
UN’ESORTAZIONE *
Questo libro è diretto principalmente ai miei colleghi economisti [...] l’economia ortodossa è in difetto, l’errore va trovato non nella sovrastruttura, che è stata eretta con grande cura di coerenza logica, ma nella poca chiarezza e generalità delle premesse [...] La composizione di questo libro è stata per l’autore una lunga lotta di evasione, e tale dev’esserne la lettura per la maggioranza dei lettori affinché l’assalto dell’autore su di loro abbia successo: una lotta (...)

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> EVADERE DALLE IDEE VECCHIE!!! CON MARX E KEYNES, OLTRE. --- «Come cambiare il mondo». Hobsbawm: la crisi finanziaria rilancia la lezione di Marx

lunedì 17 gennaio 2011

Hobsbawm: la crisi finanziaria rilancia la lezione di Marx

di Antonio Carioti (Corriere della Sera, 17.01.2011)

Ci sono anche delle pagine inedite sul pensiero di Antonio Gramsci nel nuovo libro dello storico inglese Eric Hobsbawm, che sta per uscire in Gran Bretagna. Il volume, intitolato How to Change the World (Little, Brown &Company, pp. 480, £ 25) raccoglie alcuni saggi già pubblicati su Karl Marx e il marxismo, più altri scritti nuovi riguardanti l’attualità del filosofo tedesco rispetto alla crisi che ha investito l’economia mondiale. E il titolo, «Come cambiare il mondo» , rende subito l’idea della posizione di Hobsbawm, icona della sinistra anglosassone, convinto che «il superamento del capitalismo» resti tuttora una prospettiva «plausibile» .

In una lunga intervista apparsa ieri sull’ «Observer» , a cura di Tristram Hunt, lo studioso presenta il libro e celebra una sorta di rivincita intellettuale sui teorici del neoliberismo, egemoni per lungo tempo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, che predicano «la pura economia di mercato e il rifiuto dello Stato e dell’intervento pubblico» . Negli anni Novanta alcuni di loro erano giunti a sostenere che la globalizzazione avrebbe permesso al capitalismo uno sviluppo illimitato, senza più crisi economiche di rilievo, ma il crac del 2008 li ha smentiti rudemente. E la forte instabilità del sistema, osserva Hobsbawm, riabilita l’analisi di Marx, che «predisse il mondo moderno molto più di chiunque altro nel 1848» (data d’uscita del celeberrimo Manifesto del partito comunista, scritto da lui con l’inseparabile Friedrich Engels).

Al tempo stesso Hobsbawm, noto in Italia soprattutto per la sua opera sul Novecento Il secolo breve (Rizzoli), riconosce che all’importanza del pensiero teorico di Marx corrisponde la povertà delle sue proposte politiche. Il filosofo di Treviri «previde la globalizzazione» , ma il suo programma consisteva solo nel fatto «che i lavoratori avrebbero dovuto unirsi in un blocco sorretto dalla coscienza di classe e agire politicamente per prendere il potere» . Ben scarse invece le indicazioni di Marx su come governare, tanto che i suoi seguaci del XX secolo, i socialdemocratici come i comunisti, finirono per ispirarsi, in modo assai diverso, alle «economie di guerra pianificate dallo Stato durante la Prima guerra mondiale» .

Insomma, per come lo descrive Hobsbawm, Marx può tuttora servire per comprendere come funziona il mondo, ma non certo per trovare il modo di cambiarlo, tanto più che la sinistra occidentale, che aveva confidato nella globalizzazione, sembra decisamente disorientata. Così Hobsbawm confida al suo interlocutore di trovarsi a suo agio soprattutto guardando all’America Latina, dove gli ideali socialisti restano al centro del dibattito pubblico. Come esempio virtuoso cita il modo in cui la sinistra brasiliana dell’ex presidente Lula ha messo insieme il movimento sindacale e altre forze progressiste, fino a costruire una coalizione vincente. Mentre la Cina appare allo storico inglese «un grande mistero» .

Quanto allo sloveno Slavoj Žižek, guru del nuovo radicalismo, Hobsbawm lo liquida come un performer, che può colpire con le sue provocazioni, ma non aiuta molto «a ripensare i problemi della sinistra» . Alla fine l’impressione dell’anziano studioso, non lontano dai 94 anni, è che compito dei progressisti sia soprattutto difendere gli istituti dello Stato sociale e cercare una nuova combinazione tra pubblico e privato per riformare l’economia. Suggerimenti vaghi, certo insufficienti a decretare la sospirata fuoriuscita dal capitalismo: in questo Hobsbawm appare quanto mai fedele alla lezione di Marx.


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