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60° ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE. LA LEGGE DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI COSTITUENTI .... In memoria di Lucio Camurzio Punico.

L’ITALIA DEVASTATA E IL SIGNIFICATO DI "CAMORRA". RIVELAZIONI SUL FILO DELLA PAROLA. Un breve resoconto - di Federico La Sala

mercoledì 24 settembre 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] considerate tutte le forme onomastiche documentate e visto che “la forma originaria della radice, testimoniata dal greco, dall’etrusco e dal latino, è camar-; mentre esclusivamente latina è camer-“, ci avviciniamo alla soluzione, al nome comune “che sta alla base dei toponimi e degli etnici”: il latino camàra con il più comune càmera, “volta con il soffitto a volta” o, per estensione, “un centro abitato situato su un terreno arcuato, cioè su (...)

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> L’ITALIA DEVASTATA E IL SIGNIFICATO DI "CAMORRA". ---- L’Italia, per l’Europa, è fuori legge. l’intera legislazione italiana sugli stranieri dell’era Maroni è contraria alla normativa europea.

venerdì 19 settembre 2008


-  Immigrazione, l’Italia finirà davanti alla Corte di giustizia
-  La Ue: sicurezza, ricongiungimenti, rifugiati, tutto da riscrivere
-  Clandestinità, ieri la prima impugnazione per incostituzionalità

di Paolo Soldini (l’Unità, 19.09.2008)

TUTTO SBAGLIATO, tutto da rifare, come diceva Gino Bartali. Ma non c’è purtroppo da scherzare: l’intera legislazione italiana sugli stranieri dell’era Maroni è contraria alla normativa europea. L’Italia, per l’Europa, è fuori legge. È illegale non solo il decreto del cosiddetto «pacchetto sicurezza» con la norma che prevede come aggravante di reato la condizione di clandestinità (norma palesemente contraria anche alla Costituzione italiana e da parte di un giudice, ieri, c’è stata la prima impugnazione), ma lo sono anche i tre decreti legislativi di attuazione delle direttive comunitarie fatti ingoiare dal governo al parlamento. Se non verranno cambiati l’Italia finirà dritta dritta sui banchi degli accusati alla Corte di Giustizia. È vero che sono molte le procedure di infrazione adottate dalla Commissione Ue contro le autorità italiane (fra le più recenti: legge Gasparri, rifiuti a Napoli, progetto del il ponte di Messina), ma non è mai accaduto, finora, che uno stato membro si sia dovuto difendere davanti ai massimi giudici europei dall’accusa di aver violato diritti fondamentali delle persone.

A questo punto se Berlusconi e il suo incauto ministro dell’Interno tengono duro e si fanno deferire alla Corte mettono in conto una sentenza sicuramente negativa. Se poi non la rispettano, rischiano pesanti sanzioni pecuniarie da parte della Commissione. Ma, soprattutto, espongono il Paese al ludibrio. L’alternativa è che gli inquilini di Palazzo Chigi e del Viminale facciano macchina indietro tutta, accettino le osservazioni di Bruxelles e smantellino i provvedimenti con cui si presentarono agli italiani, mesi fa, spacciando la propria pietosa insipienza per una impietosa "tolleranza zero". La precipitosa marcia indietro di Maroni sulle impronte dei piccoli rom, l’assicurazione che le norme in materia di sicurezza sarebbero state inviate al Barleymont per un «esame preventivo» e una confusa promessa di «tenere aperti i tempi» dell’attuazione delle direttive lascerebbero pensare che ci si avvii per la seconda strada. Ma se è così, il ministro leghista e tutto il governo dovranno pagare un prezzo altissimo. Sarà come confessare che nei mesi scorsi si è fatta solo demagogia.

Una specie di legge del contrappasso ha fatto sì che la mazzata sul capo del ministro italiano sia venuta proprio dall’uomo che aveva cercato, nei giorni scorsi, di salvargli la faccia. Sono stati infatti i servizi del commissario alla Giustizia Jacques Barrot a spiegare nei dettagli tecnici che cosa intendeva il loro capo quando sosteneva che le nuove norme italiane abbisognavano ancora di qualche «correzione». Vediamo qualcuna delle obiezioni.

1) Le modifiche apportate dal governo Berlusconi al decreto legislativo del febbraio 2007 che recepiva la direttiva Ue 2004/38 sulla libera circolazione dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari sono illegittime sotto vari aspetti: tra l’altro, l’introduzione di termini temporali, l’allontanamento in base a criteri di «pericolosità sociale» e la detenzione di cittadini comunitari nei centri di identificazione.

2) Vanno riscritte anche le norme, introdotte con modifica del decreto di attuazione della direttiva 2005/85 sulle procedure per il riconoscimento e la revoca dello status di rifugiato. Procedure - dicono tra l’altro i servizi europei - caratterizzate da un inaccettabile pregiudizio di diffidenza.

3) Tutte sbagliate, infine, le norme introdotte da Maroni in materia di ricongiungimenti familiari. Per il diritto comunitario è inammissibile stabilire un’età minima per il coniuge che si voglia ricongiungere, è illecito (oltre che odioso) escludere gli invalidi e i figli maggiorenni che non provino il possesso di risorse proprie.

Si tratta solo di qualche esempio. Ma basta a far comprendere come la legislazione maronesca abbia bisogno di ben altro che di qualche «correzione». I decreti, che ora come ora sono legge dello Stato, andranno riscritti dalla prima all’ultima parola. Oppure resteremo i fuorilegge dell’Europa.


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