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« Per fare crescere un bambino ci vuole un villaggio intero » (prov. africano).

EDUCARE - ALLA SOVRANITA’ !!! A ROVERETO UNA RIFLESSIONE E UNA DISCUSSIONE SUL MANIFESTO ELABORATO E PROPOSTO DA "EDUCA". Con la testimonianza di Michele Gesualdi, allievo di don Milani, e di suor Carolina Iavazzo, già collaboratrice di don Pino Puglisi - a cura di pfls

samedi 27 septembre 2008 par Maria Paola Falchinelli
[...] Parlare di questioni serie - è la scommessa di ’Educa’ - ma non nel modo serioso : con concretez­za e passione. Sulla scuola passerà da Barbiana a Bovalino la testi­monianza di Michele Gesualdi e suor Carolina Iavazzo sulla ’Let­tera’ di don Milani : « Ogni ragazzo perso è una sconfitta » . Qua­rant’anni dopo, la frase è ancora attuale ? « Come no ! ma non ne sia­mo consapevoli a sufficienza, an­che se la nostra scuola perde an­cora troppi ragazzi, circa il 20% nel biennio delle superiori (...)

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> EDUCARE - ALLA SOVRANITA’ !!! ---- Se la scuola ritorna all’età della pietra (di Cristina Di Geronimo).

dimanche 28 septembre 2008

Se la scuola ritorna all’età della pietra

di Cristina Di Geronimo (l’Unità, 28.09.2008)

Il primo grande errore che si compie in Italia quando i media affrontano il tema della scuola, sotto la spinta di iniziative legislative, è quello di parlarne al singolare. Molto più corretto sarebbe parlare di scuole, sia in senso verticale che orizzontale, cioè per ordini e anche per distribuzione territoriale nello stesso ordine (basti pensare alla diffusione del tempo pieno al centro- nord e al ritardo del sud). Gli ordini di scuola, infatti, sono molto diversi fra loro per storia, tradizione culturale e caratteristiche del personale docente. Per l’ultimo aspetto basti pensare alle competenze pedagogiche e didattiche degli insegnanti di scuola materna ed elementare e all’assoluta assenza di tali competenze nella formazione dei docenti delle scuole medie e superiori.

Questo aspetto, estremamente trascurato, è a fondamento della riconosciuta efficienza dei primi due ordini di scuola, materna ed elementare. C’è poi l’elemento della « missione » dei vari ordini di scuola. Detto più semplicemente, dei Programmi scolastici. Fermandoci solo alla scuola elementare, e alla discussione intorno al maestro unico, sarebbe importante, prima di stabilire quanti ne occorrono, conoscere i Programmi scolastici, cioè cosa lo Stato chiede agli insegnanti di insegnare e agli alunni di apprendere.

Quelli attualmente in vigore si titolano « Indicazioni nazionali » e sono un allegato al Decreto legislativo di riordino dei cicli n. 59/04 a firma Letizia Moratti. Sarebbe un dovere, per tutti coloro che vogliono parlare di scuola elementare, leggerli. Basterebbe l’esempio della disciplina nuova « Cittadinanza e Costituzione », recentemente introdotta per Decreto Legge. Nelle « Indicazioni » di cui sopra, si chiama « Educazione alla Convivenza civile » e comprende educazione alla cittadinanza (Costituzione, carte dei diritti, concetti di diritto/dovere ecc.) educazione stradale, ambientale, alla salute, alimentare e all’affettività.

Ecco le altre discipline : religione cattolica (non obbligatoria), italiano, inglese, storia, geografia, matematica, scienze, tecnologia e informatica (uno degli obiettivi della classe prima elementare : utilizzare il computer per eseguire semplici giochi anche didattici - accendere e spegnere la macchina con le procedure canoniche, attivare il collegamento a Internet - Accedere ad alcuni siti Internet, ad esempio quello della scuola) arte e immagine, scienze motorie e sportive, musica. Tutte le discipline si sviluppano su obiettivi per i cinque anni ed,inoltre, si richiede, in premessa, ai docenti di elaborare, per singoli alunni il « Piano di studio personalizzato che resta a disposizione delle famiglie e da cui si ricava anche la documentazione utile per la compilazione del Portfolio delle competenze individuali ».

Ora, la domanda è la seguente : bastano 24 ore settimanali ed un unico docente per raggiungere almeno una parte degli obiettivi prescrittivi dei programmi statali ? No, non bastano. Per coerenza, allora, si dovrebbe avere il coraggio, e contemporaneamente, di tornare indietro tutta. Ripristinare i programmi del 1945, che, fra l’altro, furono ispirati al lavoro di una commissione presieduta, già nel 1943, dal grande pedagogista americano Washburne, seguace di Dewey, e che sono chiari anche nelle indicazioni su cosa si richiede alla fine della quinta elementare. Più moderni anche, nell’aspetto valutativo : « ...questo esame, ridotto nel numero delle materie e dei programmi, acquisterà maggior valore se,....più che del voto per ogni materia... si terrà conto del giudizio complessivo da cui apparirà la personalità, appena in formazione, dell’uomo e del cittadino di domani ». E poi bisognerà ridare alle nostre maestre penne rosse e blu, ceci e bacchetta, libertà di bocciare chi non studia, senza sottoscrivere patti di corresponsabilità con nessuno.

In conclusione, c’è da augurarsi almeno che la scuola elementare non vada a pescare principi e valori più indietro del 1945 ! Dico questo perché, più della crisi economica e quindi della necessità dei tagli (sarebbe stato meglio tagliare le spese per la politica) è preoccupante il clima culturale così dispregiativo nei confronti di chi prende nelle mani il destino delle nuove generazioni. Il ministro continua a ripetere che vuole eliminare le « compresenze », facendo credere che tutti i giorni vi siano tre maestre in una sola classe, magari anche solo composta di dieci alunni. In realtà, molto spesso i maestri vengono utilizzati per prolungare il tempo scolastico previsto per i rientri pomeridiani. Il famoso modulo tre su due o quattro su tre non esiste più da anni.

Esiste invece un maestro prevalente, affiancato da altre figure la cui presenza varia in realzione all’orario scolastico. Le ore di vera compresenza non sono mediamente più di tre a settimana per classe, al contario di quanto si va dicendo. Gli organici degli insegnanti sono assegnati infatti sul numero degli alunni e delle classi, e naturalmente sul tempo scuola previsto. Il tempo scuola obbligatorio era di 27 ore settimanali elevabile fino a 36 con la Riforma del 1990, con la Moratti è diventato 27 più 3 opzionali, e poi, con Fioroni, sono rimaste 30 obbligatorie senza opzioni da parte dele famiglie. Ridurre il tempo scuola a 24 ore obbligatorie è l’unico modo per consentire la riduzione dei posti, e dunque l’applicazione della « Riforma Gelmini ».

L’orario del docente (22 ore di lezione e due di programmazione settimanale)- eliminando le due ore di programmazioni che non serviranno più all’insegnante unico - potrà coprire l’intero orario obbligatorio di una classe. Anche sull’impegno di mantenere l’insegnamento di inglese già la Moratti aveva avviato un massiccio piano obbligatorio di formazione in tale disciplina per tutti i docenti. Oggi è obbligatorio, e giustamente, utilizzare prima i docenti che hanno il titolo per l’insegnamento della lingua inglese e poi gli insegnanti specialisti.

Se si riduce il tempo scuola si riduce anche l’offerta formativa. Bene, basta dirlo e non favoleggiare intorno all’urgenza pedagogica del bambino contemporaneo di avere un unico punto di riferimento. Nessun pedagogista o studioso dell’età evolutiva serio potrebbe mai sostenerlo. Scriveva Piaget, molti decenni fà, che il diritto all’istruzione è un diritto inalienabile, come quello alla vita e alla salute, perché quello che una persona potrà diventare nella vita dipenderà da come avrà avuto accesso alle conoscenze. A chi serve un mondo di ignoranti ?

* Dirigente scolastico Istituto comprensivo di Casal Velino(Sa)


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