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ITALIA. LA PAROLA RUBATA..... E IL GOVERNO DI UN PARTITO E DI UN MAESTRO UNICO!!! L’ "ITALIA" E’ IL MIO "POPOLO DELLA LIBERTA’": "FORZA ITALIA"!!!

BLOB!!! CHE BEL COLPO ALLO STATO!!! IL POPOLO D’ITALIA IPNOTIZZATO, GIORGIO NAPOLITANO CHE GRIDA "FORZA ITALIA", E SILVIO BERLUSCONI CHE RIDE E RIDE A CREPAPELLE!!! A vergogna del nostro presente, a futura memoria - note e appunti di Federico La Sala

RISCHIESTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI UN INTERVENTO-MESSAGGIO DI CHIARIFICAZIONE E PACIFICAZIONE AL PARLAMENTO E AL PAESE
giovedì 4 marzo 2010 di Maria Paola Falchinelli
NATO IL PARTITO "FORZA ITALIA", "IL PRESIDENTE DELL’ ITALIA" E’ DIVENTATO UNO SOLO - QUELLO FALSO E MENZOGNERO?!
ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE? GIA’ FATTO!!! Un appello al Presidente Napolitano
"PUBBLICITA’ PROGRESSO": L’ITALIA E LA FORZA DI UN MARCHIO REGISTRATO!!!
PER L’ITALIA E PER LA COSTITUZIONE. CARO PRESIDENTE NAPOLITANO, CREDO CHE SIA ORA DI FARE CHIAREZZA. PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
ROMA, PARLAMENTO DELLA REPUBBLICA ITALIANA. CAMERA DEI DEPUTATI, 29 settembre 2010: Di Pietro VS (...)

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> BLOB!!! CHE BEL COLPO DI STATO DOLCE!!! IL POPOLO D’ITALIA IPNOTIZZATO, GIORGIO NAPOLITANO CHE GRIDA "FORZA ITALIA", E SILVIO BERLUSCONI CHE RIDE E RIDE A CREPAPELLE!!! ---- Il Colle esige il chiarimento: basta strappi. Il premier: "Troppe istituzioni alla sinistra" (di Claudio Tito).

venerdì 9 ottobre 2009


-  Il capo dello Stato chiede una "rete di sicurezza" e ottiene
-  una tregua. Fini: "Questa volta Silvio non lo capisco proprio"

-  Il Colle esige il chiarimento: basta strappi
-  Il premier: "Troppe istituzioni alla sinistra"

di CLAUDIO TITO *

ROMA - "Bisogna mettere un punto fermo". La tensione è altissima. Il rischio di uno conflitto istituzionale senza precedenti aleggia sul Quirinale e su Palazzo Chigi. Le bordate sparate l’altro ieri da Silvio Berlusconi contro il presidente della Repubblica hanno provocato una vera e propria crisi nei rapporti tra le massime cariche dello Stato. Napolitano è preoccupatissimo. Soprattutto non accetta che sia messa in dubbio la sua "correttezza" costituzionale. Nell’altra "palazzo", quello di via del Plebiscito, i toni sono ancor più aspri. La parola "complotto" viene ripetuta ossessivamente. E il Cavaliere pone un interrogativo ai suoi fedelissimi: "Perché, se abbiamo la maggioranza nel Paese, alcune istituzioni sono in mano all’opposizione?".

Il clima è pesantissimo. I canali di comunicazione tra Quirinale e governo sono praticamente interrotti. Di buon mattino, allora, Napolitano chiama prima il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e poi quello del Senato, Renato Schifani. Li convoca al Quirinale per un vertice straordinario. Obiettivo: dare atto che la più alta magistratura dello Stato ha agito nel "pieno rispetto" delle prerogative costituzionali. E poi tessere una "rete" di sicurezza che salvaguardi l’equilibrio tra le istituzioni. Il presidente della Repubblica, insomma, chiede un pronunciamento pubblico. Un "chiarimento" definitivo.

L’allarme scatta anche a Montecitorio. Le uscite di Berlusconi non sono piaciute a Fini. "Non si può attaccare il capo dello Stato in questo modo", si lamenta con gli "ambasciatori" del Cavaliere: "Silvio proprio non lo capisco. Ma come si fa a sparare in quel modo? Deve capire che non può attaccare così il presidente della Repubblica. Cosa ha in mente?". È d’accordo con Napolitano. Ma è Schifani a sollevare dubbi.

L’incontro sul Colle si trasforma in una trattativa difficilissima. Le posizioni tra i tre, in un primo momento, non sono convergenti. Del resto, proprio mentre i presidenti dei due rami del Parlamento salgano al Quirinale, Berlusconi continua a sparare alzo zero verso il Colle. È furibondo e anche davanti alla "colomba" Gianni Letta non riesce a trattenersi. "Anche io pretendo rispetto". E soprattutto butta là una domanda che lascia di stucco i suoi interlocutori: "Io sono eletto dal popolo. La maggioranza del paese è con noi, ma alcune della massime cariche dello Stato sono dall’altra parte. È possibile andare avanti così?". Il riferimento è chiaro: il Quirinale, la Consulta, il Csm.

Il vertice tra Napolitano, Fini e Schifani, dura oltre un’ora. In passato, i medesimi summit erano iniziati e finiti con una intesa totale. Così fu nel novembre del ’93 quando Scalfaro convocò lo stesso Napolitano e Giovanni Spadolini per poi pronunciare il famoso "non ci stò" in seguito all’inchiesta sui fondi Sisde. E così fu anche nel 2002 quando Ciampi consultò Casini e Pera sulla crisi che si era aperta al vertice della Rai. Stavolta la seconda carica dello Stato presenta, in partenza, i suoi appunti.

A quel punto il presidente della Repubblica ripercorre punto per punto la vicenda. Rammenta che tutto nasce con il cosiddetto provvedimento "blocca processi" ideato dall’esecutivo. Ricorda l’intervento svolto a Torino nell’aprile scorso in riferimento ai "limiti che non possono essere ignorati nemmeno in forza dell’investitura popolare, diretta o indiretta, di chi governa". Soprattutto chiede di intervenire per far "ragionare" il capo del governo. Fini si schiera al suo fianco. Il presidente del Senato prende tempo. Non vorrebbe un comunicato congiunto. E comunque chiede di apportare dei correttivi. Si impunta sulla necessità di inserire un passaggio pure sul "risultato delle elezioni". Il confronto prosegue. Il presidente della Repubblica deve lasciare la riunione per un appuntamento non procrastinabile, cui prende parte pure Papa Benedetto XVI. Fini e Schifani restano al Quirinale per altri venti minuti a limare il testo e l’accordo viene trovato solo esplicitando il valore della "volontà del corpo elettorale".

La tregua alla fine viene siglata. Ma la pace è ancora lontana. In gran segreto, infatti, Schifani, lasciato il Quirinale, va a palazzo Grazioli. Spiega tutto a Berlusconi. Il Cavaliere si infuria ancora di più. Le sue sono parole di fuoco contro il presidente della Repubblica. "Sono io a pretendere rispetto - sbotta -. Forse ieri avrò pure esagerato ma è chiaro che c’è un complotto contro di me". Nell’ufficio di presidenza del Pdl molti evocano le elezioni anticipate. Il Cavaliere non li smentisce. Ma il suo "chiarimento", a questo punto, riguarda gli equilibri nelle più alte cariche dello Stato.

© la Repubblica, 9 ottobre 2009


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