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EMERGENZA BALLISMO. COME UN CITTADINO RUBA IL NOME DI TUTTO UN POPOLO, NE FA LA BANDIERA DEL PROPRIO PARTITO PERSONALE E REALIZZA LA PIU’ GRANDE BOLLA DELLA STORIA DELLA SPECULAZIONE ITALIANA...

LE BOLLE DEI SIGNORI DELLA FINANZA E DELLA POLITICA, IL RISCHIO REGIME, E LA DISCESA IN CAMPO DI MARINA BERLUSCONI. "WALL STREET MAIN STREET". L’analisi di Barbara Spinelli - a cura di Federico La Sala

venerdì 10 ottobre 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] il decisionista che vorrebbe rincuorare la nazione, accentua negli italiani le «tendenze alla chiusura autarchica e all’arroccamento sociale», e ha in realtà «poca memoria e pochissima speranza»: lo scrive con lucide parole don Vittorio Nozza sull’Osservatore Romano del 27 settembre.
Chi invoca l’emergenza dice che pensa a Main Street più che a Wall Street, al cittadino più che agli speculatori. Ma Main Street ha bisogno di una democrazia con poteri suddivisi e autonomi, ha bisogno (...)

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> LE BOLLE DEI SIGNORI DELLA FINANZA E DELLA POLITICA, IL RISCHIO REGIME --- Piazze e Piazzisti ...che preferiscono il {Billionaire} o il {Bagaglino} per raccontare barzellette e farsi piacere. E poi decidono sempre tutto da soli (di Pietro Spataro).

sabato 11 ottobre 2008

Piazze e piazzisti

di Pietro Spataro *

Laggiù si urla «governo sfascista ti abbatteremo a vista», qui si ritma «premier infame per te ci son le lame». Dietro il palco domina la scritta «contro il regime per la libertà». In lontananza una bara con la foto del presidente del Consiglio s’avvia mesta in corteo. No, non è la cronaca di una manifestazione annunciata. Non è un flash anticipato dal corteo che oggi porterà in piazza a Roma la sinistra radicale. E nemmeno una scena fantastica di quello del Pd del 25 ottobre. Quegli slogan sono stati già urlati. Quella parola d’ordine sul palco è già stata esposta. Quella bara ha già sfilato. Era sabato 2 dicembre 2006. Roma, Piazza San Giovanni: il capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi si scagliò con parole dure e battute pesanti contro il premier Romano Prodi. Disse che la sinistra aveva fatto i brogli e che il popolo aspettava una guerra di secessione per riconquistare la libertà. È tutto scritto sui giornali di allora, basta controllare.

Oggi però, a parti invertite, Berlusconi ritiene che scendere in piazza sia un’offesa, un pericolo, un attentato. Dice che con chi sfila nei cortei non si dialoga, figurarsi. Aggiunge che non si lascerà prendere in giro. La piazza diventa quindi un luogo di perdizione e di maledizione. Il posto degli istinti animali. Grande elemento di disturbo per chi invece “deve lavorare” e “deve fare” e non può perdersi in chiacchiere.

Se non fosse preoccupante nemmeno varrebbe la pena perderci tempo. In questi lunghi quindici anni di berlusconismo abbiamo assistito a tanti di quegli strappi che rischiamo quasi quasi di farci il callo. Ma il punto è delicato e riguarda la corretta vita democratica del Paese.

Ci sono, infatti, due parole del dizionario democratico che vanno storte al Berlusconi Capo del Governo: Parlamento e Opposizione. Abbiamo già visto in questi mesi quale idea abbia di Camera e Senato. Bei palazzi nel centro di Roma nei quali si aggirano strani signori che pretendono di fare le leggi, discutere proposte, magari votare anche ed emendare. Addirittura esercitare il potere loro conferito dagli elettori. Così Berlusconi ha deciso che si deve perdere tempo e che si governa per decreto, si va avanti con i voti di fiducia trasformando il luogo simbolo della democrazia in una specie di grande pulsantiera. Al presidente della Repubblica che lo avverte e gli dice vigilerò risponde: sissignore. Poi però sforna altri decreti. Aleggia addirittura in queste ore (nonostante la smentita del ministro Alfano nell’intervista rilasciata ieri al direttore di questo giornale) un maxidecreto sulla giustizia.

Siamo visionari? Non pare, se è vero che su questo tema il Quirinale tiene gli occhi bene aperti. E se anche ieri Napolitano ha sentito il bisogno di ricordare che la nostra è una Repubblica Parlamentare e che allontanarsi da questa via può «condurre veramente fuori strada e in vicoli ciechi».

L’altro caposaldo delle moderne democrazie è l’opposizione. Proprio perché siamo in democrazia nessun governo ha il potere assoluto, ma le sue prerogative vengono compensate da una serie di contrappesi. L’opposizione è uno dei più importanti. Certo, è una cosa ovvia. Ma per il nostro premier non sembra sia così. Chi non adora, nel suo caso, non ha diritti, è un nemico e spesso un comunista. La sua è una idea di democrazia senza contestazioni, nella quale la scena è tutta e solo degli yesmen. Preoccupante? Abbastanza preoccupante.

L’opposizione, come si sa, può esercitare il suo ruolo dentro e fuori il Parlamento. Nelle aule e nelle piazze. E la esercita con più o meno durezza ma con spirito democratico e con senso dello Stato. È stato così quando c’era il Pci. Lo è ancora oggi che non c’è più.

Andare in piazza il 25 ottobre per il Pd (così come sarà oggi per la sinistra radicale ed è stato ieri per gli studenti) è un modo forte per far sentire la propria voce e dare voce alla propria gente. Per essere, certo, contro il governo ma con l’obiettivo di risolvere i problemi del Paese in un momento delicato e difficile. Insomma per gridare le proprie critiche e poter dire dei “no” e dei “basta”. È tutto a posto, tutto naturale. Legittimo. Succede qui e succede in tutte le democrazie del mondo. Non succede nei posti dove comanda uno solo che pensa, propone, vota, decide, accoglie e respinge. Sono posti, quelli, che non ci piacciono. Per questo quel refolo di dubbio (che Franceschini ridimensiona nell’intervista a Eduardo Di Blasi a pagina 8) che abbiamo visto serpeggiare dentro il Pd sul tema andare in piazza o no, andarci per criticare o per appoggiare, ci è sembrato alquanto disorientante.

Non bisogna offrire alcun alibi al decisionismo berlusconiano. La piazza non fa paura, non deve far paura. La piazza è il luogo delle idee, dell’incontro e della partecipazione. È un luogo della democrazia. Non bisogna diffidarne. Meglio diffidare, invece, di quei piazzisti che preferiscono il Billionaire o il Bagaglino per raccontare barzellette e farsi piacere. E poi decidono sempre tutto da soli.

pspataro@unita.it

* l’Unità, Pubblicato il: 11.10.08, Modificato il: 11.10.08 alle ore 8.36


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