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EMERGENZA BALLISMO. COME UN CITTADINO RUBA IL NOME DI TUTTO UN POPOLO, NE FA LA BANDIERA DEL PROPRIO PARTITO PERSONALE E REALIZZA LA PIU’ GRANDE BOLLA DELLA STORIA DELLA SPECULAZIONE ITALIANA...

LE BOLLE DEI SIGNORI DELLA FINANZA E DELLA POLITICA, IL RISCHIO REGIME, E LA DISCESA IN CAMPO DI MARINA BERLUSCONI. "WALL STREET MAIN STREET". L’analisi di Barbara Spinelli - a cura di Federico La Sala

venerdì 10 ottobre 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] il decisionista che vorrebbe rincuorare la nazione, accentua negli italiani le «tendenze alla chiusura autarchica e all’arroccamento sociale», e ha in realtà «poca memoria e pochissima speranza»: lo scrive con lucide parole don Vittorio Nozza sull’Osservatore Romano del 27 settembre.
Chi invoca l’emergenza dice che pensa a Main Street più che a Wall Street, al cittadino più che agli speculatori. Ma Main Street ha bisogno di una democrazia con poteri suddivisi e autonomi, ha bisogno (...)

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> LE BOLLE DEI SIGNORI DELLA FINANZA E DELLA POLITICA, IL RISCHIO REGIME, E LA DISCESA IN CAMPO DI MARINA BERLUSCONI. ---- Marina nel cda, Berlusconi scala Mediobanca... Inizia una nuova epoca: piccoli Berlusconi crescono, si moltiplicano e comandano (di Rinaldo Gianola).

lunedì 27 ottobre 2008

Marina nel cda, Berlusconi scala Mediobanca

di Rinaldo Gianola *

L’ingresso di Marina Berlusconi nel consiglio di amministrazione di Mediobanca, atteso all’assemblea degli azionisti di domani, segna un passaggio importante negli assetti e negli equilibri del potere economico italiano. Sarebbe, infatti, un errore considerare la nomina della figlia del premier, che già ricopre importanti ruoli come la presidenza della Mondadori, come una semplice promozione ai vertici della maggior banca d’affari, da sempre stanza di compensazione del capitalismo tricolore. La novità, invece, segna la definitiva presa di Berlusconi sui gangli vitali della finanza e dell’economia, attraverso la presenza diretta della Fininvest nell’azionariato dell’Istituto e da domani anche con l’esordio della figlia in consiglio.

Un Berlusconi in Mediobanca è davvero una grossa novità, sia per la storia del gruppo Fininvest-Mediaset, sia perchè coincide con la svolta bonapartista imposta da Cesare Geronzi che ha ottenuto la cancellazione del sistema di governance duale (con la separazione tra azionisti e manager, solo un anno fa era soluzione presentata come una rivoluzione...) per tornare a quello tradizionale del solo consiglio di amministrazione di cui proprio Geronzi, «l’unico banchiere non di sinistra» secondo una definizione del premier, sarà presidente. Anche Berlusconi è cambiato. Vent’anni fa, all’epoca della privatizzazione di Mediobanca con la parziale uscita delle ex banche di interesse nazionale (Comit, Credit e Banca di Roma) il tycoon di Arcore rifiutò di partecipare: «Dovrei spendere 40 miliardi per non contare nulla...» disse, con il solito senso degli affari. Ma quelli erano altri tempi: Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi guidavano la banca con il loro ascetismo calvinista, Gianni Agnelli e Leopoldo Pirelli erano la faccia nobile del capitalismo. Il potere si esercitava in poche mani e i neofiti, come Berlusconi, venivano trattati con distacco dall’aristocrazia imprenditoriale. Ma i tempi cambiano e il premier-imprenditore comprende oggi l’importanza di stare in Mediobanca in prima fila, assieme agli amici Geronzi, Ennio Doris, Tarak Ben Ammar, Vincent Bollorè e Salvatore Ligresti (quest’ultimo rappresentato dalla figlia Jonella) con il quale divideva appalti e affari nell’indimenticabile Milano di Craxi. L’avanzata di Berlusconi e dei suoi alleati in Mediobanca è spedita, ben più forte del semplice possesso di azioni. Non ci sono più i vecchi leoni, De Benedetti addirittura è impegnato a scrivere libri per la Mondadori (Ingegnere, ma non poteva scegliere un’altra casa editrice?), non si trovano oppositori. Alessandro Profumo, capo di Unicredit, uno dei pochi che avrebbe potuto esercitare il suo ruolo di grande azionista e contrastare l’avanzata delle truppe berlusconiane, sconta errori e presunzione ed è costretto ad accettare le garanzie della Mediobanca di Geronzi per la ricapitalizzazione di 6 miliardi di euro della sua banca.

Facile immaginare, dunque, che non solo dal governo ma anche dal santuario di piazzetta Cuccia, Berlusconi eserciterà la sua moral suasion sulle imprese. Da Mediobanca si domina sulle Generali, su Telecom, sul Corriere della Sera e mille altre province. La signora Marina, c’è da scommetterci, farà bene il suo lavoro. Negli ultimi tempi non si è accontentata di apparire nella classifica di Forbes delle imprenditrici più potenti. Ha attaccato Veltroni in un’intervista sul Corriere della Sera e ha polemizzato con Barbara Spinelli che aveva osato criticare il papà sulla Stampa. Inizia una nuova epoca: piccoli Berlusconi crescono, si moltiplicano e comandano.

* l’Unità, Pubblicato il: 27.10.08, Modificato il: 27.10.08 alle ore 8.57


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