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’NDRANGHETA: Dopo aver esaminato da un lato gli elementi raccolti dagli investigatori e dal pm Filippo Vitello, e dall’altro i giustificativi dell’operazione commerciale esibiti dalla difesa della società Alla Rampa, il tribunale per le misure di prevenzione della Capitale deciderà se procedere al sequestro dell’attività e dell’immobile

‘Ndrangheta: dalla Calabria a Roma in nome dei ristoranti

’NDRANGHETA: anche la strage di Duisburg è legata ad un ristorante
martedì 21 ottobre 2008 di Francesco Saverio Alessio
Il ristorante “Alla Rampa”, uno dei locali più noti al centro di Roma, a ridosso di piazza di Spagna, sarebbe uno dei canali per il riciclaggio dei capitali della cosca calabrese Pelle-Vottari.

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> ‘Ndrangheta: la mappa di clan e affari a Roma e nel Lazio

martedì 21 ottobre 2008

Roma, 21 ott (Velino) - Oltre venti ‘Ndrine (questo il nome usato dalla ‘Ndrangheta per indicare i vari clan) a Roma e nel Lazio rappresentano la “testa di ponte” della criminalità organizzata calabrese per il riciclaggio dei capitali. Questo il dato che emerge mettendo insieme gli elementi raccolti negli ultimi anni nel corso delle indagini della Direzione antimafia della Procura di Roma e della Dia. Dalla “A” di Anzio alla “T” di Terracina, passando naturalmente per Roma e alcuni comuni della provincia, la ‘Ndrangheta si è sempre più attestata nel Lazio sia per avviare attività commerciali e finanziarie in grado di riciclare capitali, sia - in alcuni casi - per “arrotondare” i guadagni con attività illecite come gioco d’azzardo, estorsioni, usura e traffico di droga. I “faldoni” degli inquirenti sono organizzati in ordine alfabetico: Alvaro, Avignone, Barbaro, Bellocco, Condello, Farao, Gallace, Mollica, Iamonte, Marincola, Metastasio, Morabito, Nirta, Novella, Pelle, Pesce, Piromalli, Pisano, Ruga, Tripodo, Viola, Zagari. Ecco l’elenco delle ‘Ndrine del Lazio, la succursale calabrese all’ombra del Colosseo. Anche la mappa geografica è continuamente aggiornata: Anzio, Civitavecchia, Fondi, Formia, Gaeta, Nettuno, Roma, Ostia, provincia di Roma, Pontinia, Terracina.

Le indagini avviate nei mesi scorsi sull’acquisto, avvenuto un paio di anni fa, del ristorante “Alla Rampa”, storico locale a due passi da piazza di Spagna, da parte di imprenditori che la Dda ritiene legati al clan della Locride Pelle-Vottari, non sono le uniche ad occuparsi di reinvestimento di capitali illeciti nella ristorazione e in altre attività commerciali. Tutte attività lecite: la caratteristica del riciclaggio è infatti il finanziamento con capitali illeciti di attività “pulite”. In questo modo i capitali “ingiustificati”, provenienti da operazioni della criminalità, vengono spesi per comprare attività commerciali o per finanziare imprese di vario tipo che, invece, producono reddito “ufficiale”. E per raggiungere l’obiettivo di acquistare imprese o società commerciali i boss delle ‘Ndrine non badano a spese. Sono disposti, come risulta sia dalla documentazione raccolta dalla Direzione antimafia sia dalle intercettazioni telefoniche, a pagare un negozio, un ristorante, un centro commerciale, una società edile, anche il doppio del loro valore reale. Adoperando prestanome, paraventi societari, bonifici estero su estero: gli imprenditori “puliti” vengono talvolta convinti, in alcuni casi costretti, a vendere. Dalle casse della ‘Ndrangheta esce denaro “scomodo” ed entrano soldi al di sopra di ogni sospetto, quelli incassati dal ristorante, dalla pizzeria, dal negozio di abbigliamento e perfino dalla società di servizi che lavora per il grande albergo nel centro storico.

La ‘Ndrina investe, ad esempio, un milione di euro che non può giustificare per avere, in cambio, un’attività che vale 600 mila euro al di sopra di ogni sospetto. Per evitare di insospettire il fisco e gli investigatori, spesso il prezzo che le cosche pagano per acquistare negozi a Roma è diviso in due parti: una ufficiale che viene regolarmente fatturata dalla società del venditore a fronte di un atto notarile (spesso però acquisti in diverse zone del Lazio vengono registrati sempre dallo stesso gruppo di tre o quattro notai, hanno osservato gli inquirenti), e un’altra in nero, bonificata da un conto estero di una società off shore ad un altro conto estero intestato ad un’altra società che fa capo al venditore e che, magari, è stata creata per l’occasione. I principali settori d’interesse sono l’edilizia, le società finanziarie e, nell’ambito del commercio, oltre alla ristorazione figurano l’abbigliamento (è in corso un’indagine su una catena di negozi “casual”), le concessionarie di auto (ne sono state sequestrate diverse sul litorale) e, da qualche tempo, anche i punti vendita in franchising per il noleggio di film.


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