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EVANGELO = BUONA NOVELLA. "DIO NON E’ CATTOLICO" (Carlo Maria Martini). DIO E’ AMORE (Charitas), NON MAMMONA (Benedetto XVI, "Deus CARITAS est", 2006) - E "BUONA *CARESTIA*"!!!!!!

IL NOME DI DIO, SENZA GRAZIA ("CHARIS")! L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI, NEL TITOLO DELLA SUA PRIMA ENCICLICA. Nel nome della "Tradizione" - di Federico La Sala

Quis ut Deus ? - "Chi è come Dio?". "Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito (...) Dio è amore": "CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE... DEUS CHARITAS EST" (1 Gv.: 4. 1-16).
domenica 12 febbraio 2012 di Maria Paola Falchinelli
SINODO DEI VESCOVI 2008: L’ANNO DELLA PAROLA DI DIO - AMORE ("CHARITAS") O MAMMONA ("CARITAS")?! Fatto sta che la prima enciclica di Papa Benedetto XVI (Deus caritas est, 2006) è per Mammona.
Caro BENEDETTO XVI ...
Corra, corra ai ripari (... invece di pensare ai soldi)! Faccia come insegna CONFUCIO: provveda a RETTIFICARE I NOMI. L’Eu-angélo dell’AMORE (“charitas”) è diventato il Van-gélo del ’caro (prezzo)’ e della preziosi-tà (“caritas”), e la Parola (...)

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> IL NOME DI DIO. L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI ---- COME DIO COMANDA. SALVATORES: UN PADRE CHE INSEGNA ODIO CON AMORE (di Francesco Gallo).

mercoledì 3 dicembre 2008

SALVATORES: UN PADRE CHE INSEGNA ODIO CON AMORE

di Francesco Gallo *

ROMA - "Un padre ’cattivo’ che insegna l’odio con tanto amore", ma comunque un padre che sa anche dire "questo è nero e questo e bianco. Una cosa di cui un figlio ha alla fine davvero bisogno". Così Gabriele Salvatores quasi giustifica Rino Zena (Filippo Timi) protagonista del suo film ’Come Dio comanda’, un omaccione disoccupato e border-line che non sa insegnare al figlio adolescente Cristiano (Alvaro Caleca) che a difendersi con la violenza, con la forza, senza scrupoli.

E che sa anche indicargli i veri nemici di questa società: gli zingari, gli ebrei e gli extracomunitari che tolgono lavoro agli italiani come lui. Ma questo benedetto Rino, nonostante questo, ama davvero il figlio e ne è riamato.

E se affida tutte le sicurezze che ha alla sua pistola è perché non ha trovato altre risposte a parte quelle rassicuranti della fede nella forza fisica, nell’onore e nella patria ("una parola che nessuno ormai pronuncia più" dice sempre al suo Cristiano). Il film - che uscirà in 250 copie distribuite da 01 dal 12 dicembre ed è tratto dall’omonimo libro di Niccolò Ammaniti (Mondadori) - è un vero pugno nello stomaco per tematiche e ritmi narrativi. Perché il rapporto d’amore tra questo padre alcolizzato e triste e questo figlio ha i toni tragici.

E perché nella natura di un Friuli dove piove sempre, troppo, questi due uomini sembrano davvero essere soli contro tutti. Anzi hanno un solo amico, un certo Quattro Formaggi (Elio Germano), uno fuori di testa dopo aver subito un incidente di lavoro e che passa le sue giornate in casa costruendo un singolare presepio e guardando film porno su un televisore auto-erotico. Dalla loro parte questi due imperdonabili hanno anche l’assistente sociale (Fabio De Luigi) che cerca con vani sforzi di dare una forma a questa famiglia.

Ma la tragedia è alla porte e avverrà in un bosco, e sotto un immancabile temporale, ai danni di una ragazzina (Angelica Leo). Unica presenza femminile in un film che lo stesso regista ha definito stamani "una favola nera con tanto di cappuccetto rosso che incontra il lupo nel bosco". "In questo film ho voluto recuperare la dimensione archetipica - spiega in conferenza stampa Salvatores -. Recuperare le atmosfere skakesperiane. In fondo in ’Come Dio comanda’ c’é un pazzo, un re e un principe che si ritrovano dentro una tempesta".

Ma questo è anche un film "che mi ha fatto molto pensare mentre lo giravo a Fabrizio De André e ai suoi personaggi ’che hanno preso la cattiva strada’". Comunque un film senza donne "anche perché quello che si mostra è un mondo triste - sottolinea Niccolò Ammaniti che ha anche scritto la sceneggiatura insieme a Salvatores e Antonio Manzini - dove c’é solo l’amore degli ’ultimi’, di questi uomini, che si difendono l’un l’altro". Ma si tratta, come ricorda il titolo, anche di un film spirituale dove si sente l’assenza di Dio.

"Io non so se Dio esiste, ma dai pochi segni che lascia sulla terra direi proprio di no - spiega il regista -. A lasciare i segni siamo purtroppo noi uomini e forse così potremmo dire che Dio siamo noi". Del suo personaggio dice Filippo Timi:"é stato davvero bello fare un border-line come Rino. Secondo me nessun essere vivente è privo di colpe, tutti siamo come animali feriti ed è poi davvero catartico poi portare avanti le cose fino in fondo come fa Rino".

Elio Germano parla invece del suo folle "come del personaggio più bello che mi sia capitato di recitare. Uno che vorrei recitare ancora come se fosse un personaggio teatrale". Quello che invece sembra essersi identificato è stato il bravissimo esordiente Alvaro Caleca che dice:"mi sento distante mille miglia da Cristiano, anche se devo riconoscere che è una parte di me che ho sempre represso".

* Ansa


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