Poster un message

En réponse à :
CIELO PURO E LIBERO MARE....

ETICA DELL’ATEISMO ?! AL DI LA’ DEI FONDAMENTALISMI LAICI E RELIGIOSI : UNA SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA - di Federico La Sala

dimanche 2 novembre 2008 par Maria Paola Falchinelli
[...] L’"io voglio che Dio esista" di Kant - non dimentichiamolo - è da coniugare con la negazione della validità della “prova ontologica” e non ha nulla a che fare con tutti gli idealismi platonici o cartesiani ed hegeliani e marxisti, e porta alla conciliazione dell’"uno" con l’altro "uno" e di "Dio" con il mondo.
Ma, a questo punto, con Kant come con Dante (Gioacchino da Fiore e Marx e Nietzsche e Freud ed Enzo Paci), siamo al di là di Hegel e dell’imperialismo logico-romano (...)

En réponse à :

> ETICA DELL’ATEISMO ?! AL DI LA’ DEI FONDAMENTALISMI LAICI E RELIGIOSI : UNA SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA ---- Dignità umana, una scoperta infinita ... Il viaggio del riconoscimento storico della dignità rimane complesso e rischioso (di Roberto Mancini).

mardi 4 novembre 2008

sentire la speranza

Dignità umana, una scoperta infinita

di Roberto Mancini (Avvenire, 04.11.2008).

L’ incontro con la verità può avvenire in mol­ti modi. Nella tensio­ne della speranza verso una meta positiva per la vita ; nel­le esperienze di dono e nella comunione che dischiudono ; nel riconoscersi coprotagoni­sti di un sogno e di una pro­messa che interpellano la no­stra identità profonda ; nelle scoperte offerte a chi non ha paura del dialogo ; nell’ospita­lità del silenzio. Ma perché si dia una reale relazione con la verità bisogna giungere a un incontro essenziale.

Quello con la dignità umana. Non tanto come concetto, quanto co­me presenza viva data anzitutto nell’altro. Emmanuel Lé­vinas, testimone rigoroso del­l’incondizionato valore della dignità, mostra che solo nella responsabilità verso gli altri, uno per uno, impariamo che essa ha luogo nella fraternità. L’altro nella sua unicità incar­na una differenza che io non posso assimilare.

Scrive Lévi­nas : « Il fatto che tutti gli uo­mini siano fratelli non è spie­gato dalla loro somiglianza, è costituito dalla mia responsa­bilità di fronte a un volto che mi guarda come assoluta­mente estraneo ». Senza risvegliarsi a questa pri­ma radice che, come dice Si­mone Weil, è data nella di­gnità, non c’è apertura alla ve­rità. Resta solo la malafede del pensiero guidato dalla violen­za. Le oscillazioni della filoso­fia occidentale tra assolutismo cognitivo e relativismo deri­vano proprio dall’incapacità di pensare alla verità nella prospettiva della relazione. La verità infatti, chiunque o qua­lunque realtà sia, è sì se stes­sa autonomamente, ma vive nella relazione con la persona umana e viene riconosciuta solo quando la dignità delle persone è onorata.

Il viaggio del riconoscimento storico della dignità rimane complesso e rischioso. Sia perché essa rivela con il tem­po aspetti prima incompresi. Sia perché è stata ostinata­mente negata, sottomessa al potere, all’ideologia, alla raz­za, al denaro, al culto delle i­dentità esclusive. Nelle vicen­de di questo viaggio spicca la svolta di metà Novecento, quando tra il 1945 e il 1948, dopo le distruzioni dei de­cenni precedenti, popoli e go­verni cercarono il fondamen­to per una civiltà di pace.

Il cri­terio fu colto, da allora, nel­l’intrinseca dignità dell’essere umano. Non si tratta di un va­lore isolato, ma di una costel­lazione di dimensioni. La pri­ma consiste nel valore incon­dizionato della persona, al di là dei criteri del merito, del­l’interesse e della colpa. La se­conda dimensione è quella per cui la dignità è nel con­tempo il legame interumano originario, l’appartenenza di chiunque all’umanità come u­nica famiglia. La terza dimen­sione ha il nome di responsa­bilità : quella di esistere nella libertà e senza complicità con il male, in modo creativo e non distruttivo. C’è poi la di­mensione della dignità come percorso di apprendimento, che chiede a ciascuno di im­parare a rispettare gli altri, ma anche di scoprire il proprio valore di persona umana.

Agire al di sotto della costella­zione della dignità significa consegnarsi al delirio. Come accade esemplarmente in o­gni omicidio, da Caino fino a oggi. Egli letteralmente non sa quello che fa ed è sopraffatto dall’immensità negativa del suo gesto. La prima condizio­ne di risveglio alla verità per la politica, l’economia, le cul­ture, le religioni e i sistemi e­ducativi sta nella fedeltà quo­tidiana alla costellazione del­la dignità. La sua traduzione storica è un compito ineludi­bile per diventare noi stessi e per sperare la felicità piena, salvata dal male, come la ve­rità nascosta nel nostro dolo­roso cercare qualcosa di più che la sopravvivenza.


Ce forum est modéré à priori : votre contribution n'apparaîtra qu'après avoir été validée par un administrateur du site.

Titre :

Texte de votre message :
(Pour créer des paragraphes, laissez simplement des lignes vides.)

Lien hypertexte (optionnel)
(Si votre message se réfère à un article publié sur le Web, ou à une page fournissant plus d'informations, veuillez indiquer ci-après le titre de la page et son adresse URL.)
Titre :

URL :

Qui êtes-vous ? (optionnel)
Votre nom (ou pseudonyme) :

Votre adresse email :