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Punto di vista

Alessio e Morrone esagerano, San Giovanni in Fiore (Cs) non ha mafia né l’avra mai - di Domenico Barberio

lundi 24 novembre 2008 par Emiliano Morrone
Saverio Alessio ormai diversi giorni fa sulla VdF raccontava in suo articolo la rabbia e l’insofferenza per un episodio di cui è stato, suo malgrado, protagonista a San Giovanni in Fiore.
Cammina tranquillo per strada Saverio e incrocia un piccolo capannello di persone,sono in tre, li conosce naturalmente tutti, e uno dei tre se ne esce con un pesante insulto nei suoi confronti. In molti hanno portato la giusta solidarietà a Saverio, tra questi anch’io in uno dei tanti post seguiti al suo (...)

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> Alessio e Morrone esagerano, San Giovanni in Fiore (Cs) non ha mafia né l’avra mai. Non è Locri - di Domenico Barberio

lundi 3 novembre 2008

carissimo Domenico Barberio, mi presento :sono una lettrice della Voce,seguo le vicende dei nostri cari amici Francesco Saverio Alessio ed Emiliano Morrone da un pò,e conosco bene il loro libro La società sparente.Sono una calabrese,nativa di Cosenza,residente nella sua provincia.In stretto contatto con la realtà quotidiana di questi luoghi ,per via dell’attività di mio padre il quale è riuscito a tirare su una piccola impresa,a costo solo del suo duro ed onesto lavoro,avverto da sempre il bisogno ed il dovere,per via dell’educazione da me ricevuta ed a fronte dell’assoluta onestà che contraddistingue me e la mia famiglia,d’interrogarmi sulla natura della società in cui vivo.Ho sentito il bisogno di rispondere al suo articolo giacchè non sono d’accordo su alcune delle cose da lei espresse,in merito tanto all’articolo di Alessio,quanto al libro da lui scritto assieme a Morrone,nonchè in merito a quanto da lei sostenuto sull’assenza della ’ndrangheta nel territorio della Sila e a San Giovanni in Fiore.Anticipo dicendo che io non sono altro che una modestissima cittadina residente in questi luoghi,e non avrò sicuramente la sua cultura e la sua esperienza in campo giornalistico e letterario,quindi la prego di scusarmi se dirò cose inesatte,la mia unica intenzione essendo quella di esprimere il mio pensiero. Tutti abbiamo letto l’articolo di Alessio nel quale si fa riferimento ad un triste episodio in cui il nostro amico s’è trovato coinvolto ;io snceramente non ho letto nelle sue parole la violenza di cui lei parla.Non condivisibile,forse,il linguaggio offensivo utilizzato,dato che si menzionavano gli animali,forse più per far riferimento alla loro notoria incapacità di ragionare e dunque ad avere un’autonomia di pensiero,essendo essi guidati dai solo istinto,che non "in quanto portatori delle peggiori qualtà e potenzialmente artefici delle più infime azioni",secondo la sua personale interpretazione data alla parole dell’Alessio.Non penso si possa definire il mite Alessio come una persona avvezza alla violenza,dato che per sfuggire egli stesso ad attacchi contro la sua incolumità ha scelto la fuga,e non di scendere in piazza col fucile.I comportamenti violenti(e lo sa bene chi in certi luoghi ci abita)son ben altra cosa ! Non sono poi tanto d’accordo nemmeno con la critica spietata mossa da lei al bellissimo libro dei nostri amici,miei e suoi,perchè lo ritengo ,e come me tanti,un racconto ben dettagliato su quella che è la situazione dei luoghi che sono al centro delle inchieste degli autori.Io sostengo,infatti, che si possa definire una inchiesta giornalistica qualcosa che vada ben al di là del semplice racconto di fatti avvenuti in passato,e quindi facenti parte della storia,basandosi esclusivmente sul racconto di atti giudiziari.Se non fosse così non potremmo definire inchieste molte delle cose coraggiosamente osservate,scritte e studiate da giornalisi quali Ilaria Alpi,per citarne solo una,o la Politkovskaya,per varcare i confini nazionali,che attraverso uno straordinario intuito ed una analisi attenta della realtà sono risalite a verità scottanti,costate la vita ad entrambe. Trovo che dal racconto di Alessio e Morrone si possa trarre spunto per un attenta riflessione sulla pericolosità della tesi,sostenuta anche da lei,secondo la quale a San Giovanni in Fiore non vi sia la ’ndrangheta.Credo che sia ingenuo continuare a pensare che la ’ndrangheta sia un fenomeno rimasto circoscritto solo ad alcune città della calabria,i cui nomi evocano guerre sanguinose tra ’ndrine. La ’ndrangheta ha assunto altre forme,si è modernizzta,anche se i rituali di uccisione sono rimasti uguali,si vedano gli episodi di sparizioni e ritrovamenti di cadaveri orrendamente mutilati avvenuti anche nella stessa San Giovanni in Fiore.Queste non sono parole mie,ma di Gratteri,il quale tiene numerosi convegni sull’argomento in scuole ed università ;io personalmente l’ho ascoltato,tra le altre volte,all’università Magna Graecia di Catanzaro dove studio, ed ha affermato che non ci sono zone,centri urbani,città calabresi che non siano direttamente o indirettamente coinvolte con affari di ’ndrangheta !Ha mani ovunque,nell’edilizia come nella sanità,gestisce assunzioni in quasi tutti i settori,servendosi dei legami con la politica ;per non parlare del traffico di rifiuti tossici,di cui Morrone ed Alessio parlano nel loro bel libro,affermando che la Sila sia da tempo al centro di un traffico di rifiuti tossici gestito proprio dalla ’ndrangheta,favorita dal fatto che ci sono zone assolutamente non controllate,dove è facile passare inosservati,ed i cui tragici risvolti stanno venendo a galla nelle ultime inchieste giudiziarie su Crotone.Io non posso credere che ancora si pensi che la ’ndrangheta ha delle zone in cui le viene vietato l’accesso,dopo che uomini come Gratteri e molti altri stanno spendendo la propria vita per affermare il contrario e per risvegliare le coscienze,locali e nazionali,affinchè ci si ribeli al pericoloso potere politico- mafioso che soffoca ed uccide la nostra terra,ed all’assoluta mancanza di legalità cui ci stiamo abituando. Non credo,infine, che i due autori del libro La società sparente sarebbero stati costretti a lasciare la Calabria se i fatti che denunciano nel loro libro e da anni dalle pagine di quotidiani nonchè attraverso la costituzione di movimenti e molto altro,non fossero stati veri.Tranne a voler pensare che i due soffrano di manie di persecuzione ! Il problema è che (ma questo è un costume tipicamente italiano,non solo locale) fin quando non si toccano le sfere alte del potere si viene elogiati e si ricecono le ovazioni dell’Italia intera ;quando,invece,si dice la veità, e cioè che se le mafie esistono è grazie agli intrecci col potere politico,si subisce l’isolamento e la denigrazione,le minacce,le querele e si è costretti a lasciare la propria terra,lasciando che a viverla siano,invece, gli ’ndranghetosi che non sono solo o non sono più quelli che girano con la coppola in testa ed il fucile imbracciato,terrorizzando la gente. ’Ndranghetosi sono tutti coloro che in qualche modo partecipano al sistema,da sempre,da decenni,permettendo che la nostra terra venga avvelenata,che i nostri amici e parenti lascino le loro case in cerca di lavoro e di libertà,che le persone che non abbassano la testa non abbiano alternativa alla fuga dalla propria terra natìa.

cordiali saluti,Anna Rita


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