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EV-ANGELO = BUONA NOVELLA. DIO E’ AMORE (Charitas) non MAMMONA (Benedetto XVI, "Deus CARITAS est", 2006) ED "EU-*CARESTIA*"!!!

MONSIGNOR RAVASI, MA NON E’ POSSIBILE FARE CHIAREZZA? SI TRATTA DELLA PAROLA FONDANTE E DISTINTIVA DELLA FEDE CRISTIANA!!! DIO E’ AMORE ("Charitas") O MAMMONA ("Caritas")?! - Una nota di Federico La Sala

Ha dimenticato l’esortazione di Papa Wojtyla ("Se mi sbalio, mi corigerete")?!
mercoledì 5 novembre 2008 di Maria Paola Falchinelli
IL NOME DI DIO, SENZA GRAZIA ("CHARIS")! L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI, NEL TITOLO DELLA SUA PRIMA ENCICLICA. Nel nome della "Tradizione"
KANT E SAN PAOLO. COME IL BUON GIUDIZIO ("SECUNDA PETRI") VIENE (E VENNE) RIDOTTO IN STATO DI MINORITA’ DAL GIUDIZIO FALSO E BUGIARDO ("SECUNDA PAULI").


CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE (...)
DEUS CHARITAS EST
(1Gv 4. 1-8). (...)

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> MONSIGNOR RAVASI, MA NON E’ POSSIBILE FARE CHIAREZZA? SI TRATTA DELLA PAROLA FONDANTE E DISTINTIVA DELLA FEDE CRISTIANA!!! --- Donne nella luce dell’amore (di Gianfranco Ravasi}

lunedì 9 dicembre 2013


Donne nella luce dell’amore

di Gianfranco Ravasi (Il Sole-24 Ore, 8 dicembre 2013)

C’è anche la foto dell’ultimo scritto, una cartolina indirizzata a una sua giovane insegnante e poi amica, Christine van Nooten, una studiosa di letteratura classica che morirà nel 1998: Etty Hillesum il 7 settembre 1943 la getterà dal carro merci che sta conducendo lei e i suoi genitori al lager di Auschwitz, ove tre settimane dopo - il 30 settembre - entrerà nella camera a gas. Scriveva: «Apro a caso la Bibbia e trovo questo: "Il Signore è il mio alto rifugio". Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà, la mamma e Mischa (suo fratello) sono alcuni vagoni più avanti... Abbiamo lasciato il campo (di Westerbork, ove era prima detenuta) cantando... Arrivederci da noi quattro».

Questo "arrivederci" straziante ovviamente non si compirà e la vita di questa donna ebrea olandese, bella, straordinariamente intelligente e dotata di un’anima mistica, delicata e forte, verrà brutalmente spenta dalla bestialità nazista a soli 29 anni. Abbiamo già presentato la riedizione adelphiana del suo Diario; ora vogliamo solo invitare i nostri lettori a non perdere la raccolta delle Lettere, scritte in gran parte dal lager di Westerbork ove Etty (Ester) di sua volontà si era autoreclusa per gettare un seme d’amore e una scintilla di luce nell’"inferno degli altri". La fede, la Bibbia, la poesia (in particolare Rilke), il cielo solare o nuvoloso o stellato saranno il cuore spirituale di quei giorni, umanamente tenebrosi, che avvolgevano gli internati rendendoli cupi, rancorosi e infelici.

Sarà abusata l’immagine, ma Etty è come un angelo che irradia luce, senza però perdere il realismo di un’esistenza umiliata in un campo recintato all’interno di una brughiera sul quale s’abbattono folate di sabbia. Un realismo che conosce i piccoli egoismi delle stesse vittime e la brutalità dei carcerieri, ma anche la gioia di un pacco viveri, dell’arrivo e dell’invio di un biglietto o di un’amicizia che sboccia. Ogni commento a queste lettere della Hillesum o a lei indirizzate, che non sia quello necessario storico-critico (offerto in questa edizione), risulta dissonante e fin sgraziato. La lettura basta a se stessa.

È per questo che non aggiungiamo altro se non una citazione tra le tante possibili. "La miseria che c’è qui è veramente terribile. Eppure, la sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore si innalza sempre una voce - non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare - e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo".

Ad Auschwitz un anno prima, nel 1942, veniva avviata nelle stesse camere a gas un’altra donna di straordinaria intelligenza, un’ebrea tedesca convertitasi al cattolicesimo, Edith Stein, discepola prediletta del filosofo Edmund Husserl. Battezzata a 31 anni nel 1922, entrata nel Carmelo di Colonia nel 1933 col nome di Teresa Benedetta della Croce, verrà proclamata santa da Giovanni Paolo II nel 1997.

Alla vasta bibliografia di lei e su di lei si aggiunge ora un particolare ritratto spirituale disegnato da una sua "consorella" attuale, la carmelitana Cristiana Dobner, che si è da tempo dedicata allo studio di Edith-Teresa Benedetta. Il profilo viene tracciato secondo tre lineamenti, usando altrettante testimonianze che intarsiano tutte le pagine del suo volumetto.

C’è innanzitutto il racconto autobiografico della donna col suo itinerario personale spesso travagliato, segnato da "indici di contrasti", e alla fine collocato all’insegna della luce di Cristo e della tenebra della Shoah. C’è, poi, il filo sia della riflessione filosofica fenomenologica, la prima sua patria ideale (la sua opera maggiore sarà, al riguardo, Endliches und ewiges, l’Essere finito ed eterno"), sia dell’esperienza spirituale, elaborata attraverso scritti di appassionata attestazione mistica (e qui brilla la Kreuzeswissenschaft, una "scienza della croce" che è anche adesione esistenziale).

Infine nelle pagine della Dobner occhieggiano le parole di coloro che hanno incrociato la vita di Edith a diverso titolo e nelle differenti tappe della sua vicenda personale. Suggestiva la testimonianza della nipote, Susanne Batzdorff-Biberstein: «Chi fosse veramente, come abbia vissuto e sia morta, rimarrà per sempre il suo segreto». Tutto converge appunto verso il mistero della morte, soglia apparentemente oscura, in realtà aperta su un roveto ardente di una fiamma divina.

Concludiamo questa recensione al femminile con una vera e propria galleria di ritratti di "tenacemente donne". Sono dodici, molto diverse tra loro, convocate da due giornaliste, la lombarda Alessandra Buzzetti e la siciliana Cristiana Caricato. Che cosa può unire tra loro Clara, la figlia del famoso genetista Lejeune, ascesa al vertice della General Electric France, e l’operaia romagnola part-time Cristina con tre figli e un marito disoccupato? Oppure Jocelyne, comandante delle milizie femminili dell’Esercito libanese, e Nasreen, missionaria francescana in Pakistan? O ancora la giornalista Costanza Miriano con Marcella volontaria in una casa di accoglienza? O Nancy, analista finanziaria della Walt Disney, e una giovane madre romana, Chiara Corbella Petrillo, morta di cancro?

La risposta la si scopre lasciandosi condurre da questi dodici racconti biografici, vere e proprie "storie di vita" nel senso più alto del termine: sfogliando le pagine di questo libro - per usare un’immagine poetica rilkiana - le dita rimarranno segnate dalla polvere di luce dell’amore, come quando si afferrano le ali di una farfalla. L’enfasi della metafora è smitizzata però, dal realismo di queste vicende femminili che si confrontano tutte col respiro di sofferenza, di miseria, di necessità del prossimo, mettendo in gioco successo personale, carriera e la stessa vita. E su tutte sembrano echeggiare le parole pronunciate da Gesù l’ultima sera della vita terrena: «Non c’è amore più grande di colui che dà la vita per gli amici» (Giovanni 15,13).


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