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MARX, NIETZSCHE, FREUD, FACHINELLI. La mente accogliente e i "furbetti" della tradizione critica... nell’epoca del berlusconismo

BERTINOTTI, IL "MARE CALMO" (O LA "PENTOLA") DI MASSIMO FAGIOLI, E "LIBERAZIONE". Un articolo di Umberto Rosso - con una ’vecchia’ lettera sul tema di Federico La Sala

giovedì 3 gennaio 2008 di Federico La Sala
[...] il mio invito Ŕ quello di non fermarsi e di scavare di pi¨ e meglio. E con questo, senza mezzi termini e velocemente, il consiglio Ŕ: "se sulla tua strada incontri il Buddha, uccidilo" (il titolo di un libro molto interessante apparso anni fa nelle edizioni Astrolabio).
Chiaro Ŕ il senso, credo: Fagioli - come Freud e sulla strada di Freud - Ŕ andato pi¨ in lÓ di Freud (cfr. il famoso Zuiderzee), ha raggiunto l’alto mare ... ma non Ŕ riuscito a venire a galla; si Ŕ (...)

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> MASSIMO FAGIOLI - ╚ morto Massimo Fagioli, psicanalista controverso. Fu espulso dalla SocietÓ Italiana per la sua critica a Freud e per i suoi metodi. Negli ultimi anni molto vicino all’area di Bertinotti.

martedì 14 febbraio 2017

╚ morto Massimo Fagioli, psicanalista controverso

Aveva 85 anni. Fu espulso dalla SocietÓ Italiana per la sua critica a Freud e per i suoi metodi. Negli ultimi anni molto vicino all’area di Bertinotti

di RAFFAELLA DE SANTIS (la Repubblica, 13 febbraio 2017)

I suoi seguaci si chiamavano “fagiolini”, che un po’ ricorda i “sorcini” fan di Renato Zero. Lui, Massimo Fagioli, era il guru, lo psichiatra che aveva rifiutato Freud dicendo che le sue teorie erano “fregnacce”, quello che flirtava con Fausto Bertinotti e che parlava di rivoluzione mettendo insieme la sinistra e le malattie mentali, la rivoluzione e l’interpretazione dei sogni.

Parlava lentamente, ipnoticamente, colorando il linguaggio specialistico e sofisticato con termini a volte grevi. Personaggio e studioso controverso, fondatore di una scuola di psicoanalisi antifreudiana si era duramente scontrato con la SocietÓ italiana di psicoanalisi. Irrituale anche nel look: camicie e bretelle colorate, capelli candidi arruffati, barba incolta da saggio socratico.

Le sue sedute di analisi collettiva nello studio trasteverino erano frequentatissime. L’ingresso era libero e arrivavano fiumi di persone, tra cui molti semplici curiosi. In realtÓ Fagioli aveva alle spalle un curriculum serio prima di diventare un santone pop “consigliere” di politici e intellettuali.

Dopo la laurea in neuropsichiatria aveva iniziato a praticare la professione nei manicomi, prima a Venezia, nell’isola di San Clemente, e poi all’ospedale psichiatrico di Padova. Studiava le cartelle cliniche, rifiutava, come Franco Basaglia, i muri che separavano la cittÓ dei sani da quella dei pazzi. Erano gli anni Sessanta e quelle ricerche lo portarono anche in Svizzera, nella clinica Bellevue di Binswanger a Kreuzlingen.

Al 1970 risale il suo testo fondamentale, "Istinto di morte e conoscenza", che lo ha fatto conoscere agli ambienti scientifici internazionali (pubblicato in una nuova edizione nel 2010 da L’Asino D’Oro, casa editrice che aveva contribuito a fondare). Tradotto in molte lingue, il saggio espone la “teoria della nascita”, a partire dalla scoperta dell’origine biologica del non cosciente. Scoperte poi sviluppate in "La marionetta e il burattino" e "Teoria della nascita e castrazione umana".

Nella vita Fagioli ha fatto di tutto, portatore sano di un carisma che lo spingeva ad esagerare. Ha insegnato all’universitÓ, fondato una rivista (Il sogno della farfalla), una casa editrice, scritto 23 libri e collaborato con architetti, arredatori, scultori, sceneggiatori, registi (tra cui Marco Bellocchio). Oggi Left, la rivista con la quale lavorava dal 2006, firmando una sua rubrica intitolata Trasformazione, lo piange come un padre. Sulla home page si legge: “Oggi Massimo Fagioli Ŕ morto. E noi dovremo fare i conti con quello che vorrÓ dire per noi. Per noi giornale, per noi comunitÓ, per noi mondo di idee. Tante tantissime le sue, idee rivoluzionarie con cui abbiamo riempito anni di vita, di politica, di sinistra, di affetti, di figli...”. Eppure anche quella sua rubrica aveva procurato pi¨ di un malumore. Lui di sÚ diceva: “Sono un lupo solitario”. Strano per chi frequentava sempre posti molto affollati.

Sabato 18 febbraio, dalle 10, l’ultimo saluto nella capitale in via Roma Libera 23 dove per anni Massimo Fagioli ha tenuto i suoi seminari di Analisi collettiva, le affollate e controverse sedute di psicoterapia di gruppo. Prima, Fagioli incontrava tutti in via di Villa Massimo, in una sede distaccata dell’UniversitÓ.


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