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EPIFANIA A GAZA. Conto alla rovescia per attacco di terra...

"Gaza", "Israele" e "Palestina". Bush ed Ehud Barak, il ministro israeliano della guerra, continuano a "parlare" !!! E Barack Obama e Hillary Clinton continuano a tacere !!! Una nota di Mario Calabresi

Ehud Barak lo ha detto senza mezzi termini davanti alla Knesset : quella contro Hamas una guerra all’ultimo sangue.
mardi 30 décembre 2008 par Federico La Sala
[...] Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, esprimendosi per la prima volta sulla crisi nella Striscia di Gaza, ha accusato Hamas di terrorismo e ha respinto l’ipotesi di una nuova tregua "unilaterale" che permetterebbe agli estremisti palestinesi di continuare i loro attacchi contro Israele. « Un altro cessate-il-fuoco unilaterale che condurrebbe a attacchi con i razzi contro Israele non accettabile » ha dichiarato il presidente statunitense nel suo discorso radiofonico (...)

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> "Gaza", "Israele" e "Palestina". --- LA QUESTIONE MORALE DEL NOSTRO TEMPO (Appello - di ALI RASHID e MONI OVADIA).

samedi 10 janvier 2009

LA QUESTIONE MORALE DEL NOSTRO TEMPO

di ALI RASHID e MONI OVADIA (il manifesto, 8 gennaio 2009)

Le immagini che giungono da Gaza ci parlano di una tragedia di dimensioni immani e le parole non bastano per esprimere la nostra indignazione. Col passare dei giorni cresce la barbarie che insieme alla vita, alle abitazioni, agli affetti, ai luoghi della cultura e della memoria, distrugge in tutti noi l’umanita’ e con essa il sogno e la speranza. E deforma in noi il buon senso, mortifica la cultura del diritto, forgiata dalle tragedie del secolo passato per prevenirne la ripetizione.

Cosi’ diventano carta straccia le convenzioni internazionali e le norme basilari del diritto internazionale nonche’ le sue istituzioni, paralizzate dai veti e svuotate di autorevolezza oltre che di strumenti per l’agire.

Cosi’ crescono l’odio e il rancore, si radicalizzano le posizioni e le distanze diventano incomunicabilita’. Le stesse responsabilita’ si confondono, tanto che la vita in una prigione a cielo aperto diviene la normalita’, l’invasione di uno degli eserciti piu’ potenti del mondo e’ alla stessa stregua di un atto pur esecrabile di terrorismo.

Ma cosi’ non si aiuta la pace, che e’ fatta in primo luogo di ascolto, dialogo e compromesso. Certo, anche di diritto, ma abbiamo visto che per questa sola via sessant’anni non sono bastati e dopo ogni crisi ci si e’ ritrovati con un po’ di rancore in piu’ e di certezza del diritto in meno.

Noi sappiamo che l’occupazione genera resistenza, la guerra rafforza il terrorismo, la violenza cambia le persone e i fondamentalismi si alimentano reciprocamente. Ma abbiamo anche imparato in tutti questi anni che gli obiettivi di pace, sicurezza e prosperita’ non passano attraverso l’uso della forza delle armi, ma attraverso l’adozione di scelte accettabili per entrambe le parti in causa e l’avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell’altro in primo luogo, che e’ il primo passo verso la riconciliazione.

Al contrario, ogni volta che ci si e’ avvicinati ad un compromesso accettabile, il ricorso scellerato alla violenza, all’assassinio premeditato, all’annichilimento dell’altro, e’ servito a demolire cio’ che si era pazientemente costruito, quel po’ di fiducia reciproca in primo luogo. Il tutto viene poi complicato dal peso della storia che in questo contesto, nel rapporto fra Europa, "Terrasanta" e Medio Oriente, agisce come un macigno non elaborato, generando falsa coscienza, ipocrisia, irresponsabilita’.

L’esito e’ stato l’incancrenirsi di una questione, quella palestinese, che ha avuto ed ha effetti destabilizzanti in tutta la regione ed anche oltre, diventando - come ebbe a definirla Nelson Mandela - "la questione morale del nostro tempo".

Di questo vulnus si sono nutriti in questi anni il terrorismo e il fondamentalismo, regimi autoritari e cultori dello scontro di civilta’. A pagare sono state le popolazioni della regione, sono i bambini e i ragazzi cresciuti in un contesto di odio, di violenza e di paura, ma anche la democrazia e la cultura laica che pure traevano vigore dalle tradizioni ebraiche e arabo-palestinesi.

Cosi’ anche da questa guerra, assassina e stupida come ogni guerra, a trarne vantaggio saranno solo i fondamentalismi e chi pensa che la soluzione possa venire dall’annichilimento dell’avversario.

Come hanno scritto nei giorni scorsi Vaclav Havel, Desmond Tutu ed altri uomini di cultura, "quello che e’ in gioco a Gaza e’ l’etica fondamentale del genere umano. Le sofferenze, l’arbitrio con cui si distruggono vite umane, la disperazione, la privazione della dignita’ umana in questa regione durano ormai da troppo tempo. I palestinesi di Gaza, e tutti coloro che in questa regione vivono nel degrado e privi di ogni speranza non possono aspettare l’entrata in azione di nuove amministrazioni o istituzioni internazionali. Se vogliamo evitare che la Fertile Crescent, la "Mezzaluna fertile" del Mediterraneo del Sud, divenga sterile, dobbiamo svegliarci e trovare il coraggio morale e la visione politica per un salto qualitativo in Palestina".

Per questo facciamo appello alle persone che amano la pace e che vedono nella tragedia di queste ore la loro stessa tragedia, di fare tutto cio’ che e’ nelle loro possibilita’ affinche’ vi sia

-  l’immediato, totale, cessate il fuoco - non la beffa delle "tre ore" ;
-  la fine dell’assedio sulla Striscia di Gaza e il rispetto delle istituzioni palestinesi democraticamente elette ;
-  l’intervento di una forza di pace internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza lungo i confini del ’67 ;
-  l’avvio di un negoziato per arrivare ad una soluzione politica basata sul rispetto dei diritti dei popoli, delle minoranze e della persona, nell’ambito di un processo che possa garantire nell’immediato confini sicuri per lo Stato di Israele e per lo Stato di Palestina ;
-  la creazione di un comitato per la pace in Palestina, che superi i limiti e le strumentalizzazioni che hanno caratterizzato le iniziative degli ultimi anni ;
-  l’adesione delle persone e delle associazioni che hanno a cuore la pace in Medio Oriente per impedire che il conflitto si trasformi in guerre di religione e tra civilta’, con la promozione di iniziative su tutto il territorio italiano e la convocazione di una manifestazione nazionale al piu’ presto.

Nondimeno, in un contesto dove l’interdipendenza e’ il tratto del nostro tempo e come persone che hanno comuni radici mediterranee, non smettiamo di pensarci come cittadini di una comune regione post-nazionale euromediterranea, parte di una cultura che - attraverso la storia di conflitti tra citta’ e campagna, o nella concorrenza tra fede e sapere, o nella lotta tra i detentori del dominio politico e le classi antagoniste - si e’ lacerata piu’ di tutte le altre culture e non ha potuto fare a meno di apprendere nel dolore come le differenze possano comunicare.

-  In questo spirito ci impegniamo a ricostruire quel che la guerra sta abbattendo, i ponti fra le persone, le culture, i luoghi della pace in e fra entrambe le societa’, per creare nuovi terreni di relazione e collaborazione fra l’Italia e la Palestina, intensificando altresi’ gli atti di solidarieta’ verso tutte le vittime, in modo particolare la popolazione della Striscia di Gaza.
-  Per le adesioni a questo appello : paceinpalestina@gmail.com


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