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IN UNO "STATO" SONNAMBOLICO, IL CONTINUO RITORNELLO DEGLI INTELLETTUALI ITALIANI. Dal 1994 al 2009: "Gran brutta aria, regime ancora no"!!!

DALL’ILIADE ALL’ODISSEA: ALESSANDRO BARICCO, IL CIECO OMERO DEL "CAVALEONTICO" ULISSE DI ARCORE. Un omaggio critico - di Federico La Sala

lunedì 2 marzo 2009 di Federico La Sala
[...] Oggi, e finalmente, abbiamo un’Iliade (quella riscritta da Baricco: bravissimo, ha colto perfettamente nel segno), all’altezza del nostro tempo e della nostra civiltÓ. Un’iliade senza pi¨ gli Dei e senza pi¨ le Dee: Ŕ proprio quella che dice bene di noi stessi e di noi stesse - quella del tempo che viviamo e che meritiamo, non quella dei Greci e dei Troiani.
Dice della nostra vita e del nostro tempo - di noi, vivi-morti o morti-vivi, senza nessuna pi¨ differenza e senza pi¨ senso (...)

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> DALL’ILIADE ALL’ODISSEA: --- RENZI DOC.: TELEMACO SENZA FILI. --- La parola che diventa mito (di Maurizio Bettini).

sabato 5 luglio 2014

Telemaco

La parola che diventa mito

di Maurizio Bettini (la Repubblica, 05.07.2014)

QUANDO Diomede, l’eroe dell’Iliade, si alza in assemblea per contrastare le parole di Agamennone, prima di esprimere la propria opinione, Ŕ costretto a recitare, per intero, la propria genealogia. PerchÚ? Eppure ci˛ che ha da dire Ŕ saggio, tant’Ŕ vero che gli Achei seguiranno poi il suo consiglio, ed egli Ŕ sicuramente un guerriero forte e temibile. Solo che Diomede Ŕ il pi¨ giovane di tutti, come lui stesso dichiara prima di cominciare a parlare, e per questo ha paura che i presenti disprezzino il suo discorso - anzi, il suo m¨thos, come lo chiama il poeta.

In Omero infatti questo termine non indica ancora il racconto favoloso, la parola seducente ma infondata, cosý come sarÓ nella cultura greca successiva e come Ŕ ancora per noi, che usiamo “mito” in questo senso.

Tutto al contrario, nell’epica antica si definisce m¨thos il discorso pronunziato da uno speaker autorevole, come pu˛ esserlo un re scettrato che parla in assemblea o una divinitÓ irata. Il m¨thos indica insomma la parola tanto autorevole quanto efficace, capace di influire concretamente sul contesto che la riceve: ed Ŕ proprio la capacitÓ di pronunziare m¨thoi che, in Omero, viene negata ai giovani. Non ci si aspetta che l’abbia Diomede, cosý come non ci si aspetta che l’abbia Telemaco. Salvo che, nel suo caso, capita qualcosa di imprevisto.

Dopo l’incontro con Mente (in realtÓ Atena in sembianze umane), il figlio di Ulisse ha infatti assunto un piglio diverso: la dea “gli ha infuso nel petto forza ed audacia”. Ecco perchÚ, con grande stupore di sua madre Penelope, dopo un breve scambio di battute Telemaco le dirÓ seccamente di lasciare a lui il m¨thos, perchÚ Ŕ lui che ha źil potere in questa casa╗; cosý come rivolgerÓ ai Proci un m¨thos il cui contenuto Ŕ molto esplicito: che lascino la reggia, cessino di divorare le sue sostanze, o invocherÓ su di loro la punizione degli dŔi. Il ragazzo di casa ha ricevuto l’investitura del m¨thos, da questo momento in poi la sua parola Ŕ divenuta autorevole e dovrÓ essere ascoltata con rispetto.

Credo sia questo il Telemaco che, meglio di altri, si presta a simboleggiare la generazione di giovani che Renzi ha rappresentato a Strasburgo. Non solo i “giusti eredi” evocati da Massimo Recalcati, ma tutti coloro che, Renzi per primo, si sono finalmente guadagnati il diritto di pronunziare m¨thoi, parole autorevoli che debbono essere ascoltate con rispetto e sono anzi destinate a produrre effetti sul contesto che le riceve. Fino a questo momento, nelle rare occasioni in cui li si lasciava parlare, i giovani potevano al massimo aspirare alla posizione di Diomede - quella di chi, per farsi ascoltare, deve come minimo recitare la propria genealogia. Adesso non Ŕ pi¨ cosý, Atena sembra aver suscitato nel loro petto “forza ed audacia” e la loro parola Ŕ divenuta m¨thos. Speriamo solo che la dea continui a ispirarli.


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