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REALTA’ E RAPPRESENTAZIONE. STORIA ("RES GESTAE") E STORIOGRAFIA ("HISTORIA RERUM GESTARUM") ... E INTELLETTUALI.

I LIBRI DI "STORIA" E LE "DOMANDE DI UN LETTORE OPERAIO" - DI BERTOLT BRECHT

lunedì 20 maggio 2019 di Federico La Sala
Domande di un lettore operaio
di Bertolt Brecht
Chi costruì Tebe dalle Sette Porte?
Dentro i libri ci sono i nomi dei re.
I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?
Babilonia tante volte distrutta,
chi altrettante la riedificò? In quali case
di Lima lucente d’oro abitavano i costruttori?
Dove andarono i muratori, la sera che terminarono
la Grande Muraglia?
La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio (...)

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> I LIBRI DI "STORIA" E LE "DOMANDE DI UN LETTORE OPERAIO" - DI BERTOLT BRECHT ----Dittatura (di Giovanni Sarubbi).

giovedì 5 marzo 2009

Dittatura

di Giovanni Sarubbi

Non c’è un vaccino per il fascismo, non c’è un vaccino per la dittatura. E’ quello che stiamo imparando in questi tempi con la riproposizione di leggi e costumi in voga durante il periodo fascista. Ma sbaglia chi pensa che si possa risolvere tutto sconfiggendo il dittatore di turno, comunque si chiami. Non è mai stato così e non lo è neppure ora.

Quando si parla di dittatura si pensa immediatamente al dittatore che quella dittatura ha impersonificato: Mussolini per il fascismo, Hitler per il nazismo, Franco per il franchismo, solo per citare i più noti. Ma una lettura attenta della storia di quei periodi dimostra inequivocabilmente che questi personaggi sono stati solo il punto di raccordo di tutta una serie di forze economiche e sociali che li hanno sostenuti, finanziati, appoggiati in ogni modo possibile. Non sarebbe stato possibile il fascismo in Italia o il nazismo in Germania senza l’appoggio delle grandi imprese capitalistiche dei rispettivi paesi.

Oggi è la stessa cosa. Berlusconi svolge la funzione di colui che attira su di se l’attenzione, con le sue gaffe internazionali, con il gossip sulle sue capacità amatorie o sulla sua “immortalità”, con le barzellette, con le leggi ad personam, con l’aurea di imprenditore di successo. Ma tutto ciò serve a coprire e a sostenere la dittatura di una classe, quella capitalista, sul resto della popolazione.

Nelle dittature ci sono sempre eliminazione della libertà di stampa, repressione violenta delle opposizioni politiche, razzismo e squadracce punitive, persecuzioni religiose. Scriveva Primo Levi che “Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando e distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti sottili modi la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine”.

Ma tutte queste cose non sono che il condimento, il brodo di coltura, di una realtà sociale che vede una classe imporre alle altre il proprio volere innanzitutto economico e per fare questo essa usa il potere politico, quello militare e quasi sempre quello di una religione compiacente e subalterna.

La dittatura in Italia si manifesta principalmente nelle brutali condizioni di lavoro che sono imposte ai lavoratori che nell’arco di un ventennio si sono visti privare di ogni diritto e derubare anche del salario che non è più in grado di garantirgli, come prescrive la nostra Costituzione, una esistenza libera e dignitosa.

La dittatura si manifesta nei licenziamenti di massa che stiamo vivendo in questi mesi, nelle truffe finanziarie diffuse e gestite da chi occupa posti di responsabilità nella finanza internazionale, nell’aiuto che gli Stati stanno concedendo proprio a questi truffatori che continuano ad essere impuniti, nell’inquinamento che le industrie del nord Italia hanno imposto a regioni come la Campania, che è diventata una immensa discarica a cielo aperto, nella messa in discussione delle pensioni o del potere di acquisto dei lavoratori. La violenza squadristica, il razzismo, la persecuzione antireligiosa hanno lo scopo di garantire questo stato di cose. Di questo bisogna prendere coscienza.

Noi, lo diciamo chiaramente, siamo contro la dittatura, e, a scanso di equivoci, diciamo che siamo contro qualsiasi dittatura. Non accettiamo che qualcuno possa imporre al resto della popolazione i propri interessi esclusivi. L’umanità è unica, le persone nascono tutte eguali, tutte hanno diritto a vivere dignitosamente, nessuno singolarmente o a gruppi può appropriarsi delle ricchezze naturali o del lavoro di altri, o distruggere l’unico pianeta sul quale viviamo.

Siamo decisamente contro tutti i sistemi sociali che consentono lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che impediscono alle persone di riconoscersi fratelli e sorelle negando una vita piena e gioiosa per tutti/e.

Siamo decisamente contro l’appropriazione privata delle ricchezze sociali e la socializzazione delle perdite che in questi anni e negli ultimi mesi in particolare è diventata la costante della nostra società, sia a livello nazionale che internazionale. Non è questo quello che è scritto nella nostra Costituzione che non prevede l’oppressione di una classe sulle altre mettendo il lavoro, e non il suo sfruttamento forsennato, a fondamento della nostra Repubblica.

Come sconfiggere la dittatura? Noi pensiamo che ci sia bisogno di denunciare inequivocabilmente il suo essere l’oppressione di una classe sociale precisa, nel nostro caso quella capitalistica, ai danni del resto della società.

Qualcuno ci chiamerà vetero comunisti, ma per noi è solo ciò che è scritto nei Vangeli.

Giovanni Sarubbi

* Il Dialogo, Giovedì 05 Marzo,2009 Ore: 11:53


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