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STORIA E MEMORIA : LAVORO, DIRITTI, COSTITUZIONE.... E PAROLA.

GIUSEPPE DI VITTORIO, LA STORIA DEL PRIMO SEGRETARIO DELLA CGIL DEL DOPOGUERRA. Su Rai Uno, questa sera e domani, "Pane e Libertà" - il film di Alberto Negrin.

dimanche 15 mars 2009 par Federico La Sala
[...] sull’uomo-Di Vittorio si è concentrata l’attenzione del regista, anche coautore della sceneggiatura con Pietro Calderoni e Gualtiero Rosella, oltre alle "molte ore trascorse con la figlia di Di Vittorio, Baldina, che mi hanno fatto entrare in una vita così complessa ed eccezionale". L’uomo al di là delle bandiere "perché la sua umanità non era esclusivamente o necessariamente ’rossa’, la sua grandezza è stata quella di saper toccare il cuore della gente". Il suggerimento del regista (...)

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> GIUSEPPE DI VITTORIO, LA STORIA DEL PRIMO SEGRETARIO DELLA CGIL --- È morta Baldina Di Vittorio. Dopo la Liberazione si occupò dei diritti delle donne (di Antonio Carioti)

mercredi 7 janvier 2015

È morta Baldina Di Vittorio

Dopo la Liberazione si occupò dei diritti delle donne

di Antonio Carioti (Corriere della Sera, 05.01.2015)

Quando Palmiro Togliatti venne incarcerato in Francia sotto falso nome per alcuni mesi, tra il 1939 e il 1940, fu Baldina Di Vittorio che tenne i contatti con il famoso avvocato Pierre Loewel, che difese il capo del Pci senza sapere chi fosse in realtà il suo assistito. Nata nel 1920, Baldina era una ragazza spigliata, che non destò sospetti : se le autorità francesi - comprensibilmente ostili ai comunisti dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrop - avessero scoperto che il prigioniero era un leader di quella caratura, ben difficilmente Togliatti se la sarebbe cavata a buon mercato e avrebbe potuto quindi, come poi avvenne, raggiungere Mosca senza troppi problemi.

Baldina, scomparsa sabato all’età di 94 anni, era figlia di un uomo che aveva dedicato tutta la sua vita al sindacato e alla politica : Giuseppe Di Vittorio, l’ex bracciante pugliese, nato poverissimo, che sarebbe diventato il più importante leader storico della Cgil. E lei, coinvolta sin da ragazza nelle vicende dell’esilio antifascista e del movimento operaio, si era collocata naturalmente sulla via tracciata dal padre, al quale la legava un affetto enorme. Capita spesso che gli uomini dediti a una causa politica trascurino la famiglia, ma non era assolutamente il caso di Di Vittorio.

Tuttavia nemmeno da ragazza Baldina, che aveva perso la madre a soli 14 anni, era vissuta all’ombra di un così autorevole genitore. Per esempio aveva sposato molto giovane Giuseppe Berti, un autorevole dirigente del Pci (poi emarginato da Togliatti dopo la guerra) che aveva quasi vent’anni più di lei, nonostante i dubbi del padre. Per qualche tempo, durante la guerra, era stata rinchiusa nel campo di prigionia francese di Rieucros, prima di trasferirsi con il marito negli Stati Uniti, allora ancora neutrali.

Dopo la Liberazione, la scelta più logica per Baldina era stata quella di dedicarsi alla tutela dei diritti femminili nell’Udi (Unione donne italiane, organizzazione legata ai partiti di sinistra), un lavoro che aveva continuato in Parlamento, dove era entrata nel 1963. Non amava mettersi in mostra : lavorava con discrezione e serietà. In un telegramma di cordoglio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ne ha ricordato « la linearità politica, la serena operosità, il tratto di inconfondibile finezza e garbo personale ».

Effettivamente Baldina Di Vittorio aveva vissuto esperienze molto dure, ma aveva mantenuto una signorilità estrema, che chiunque l’abbia conosciuta direttamente non può che testimoniare. In questo assomigliava al padre, che anche nei momenti più aspri dello scontro politico non aveva mai perso l’umanità profonda per quale è sempre stato ricordato anche dagli avversari.


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