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ITALIA. TERREMOTO IN ABRUZZO

ALL’AQUILA LA SITUAZIONE PIU’ DRAMMATICA. Nel capoluogo e in alcune delle sue frazioni, come Onna, quasi rasa completamente al suolo, e Paganica, dove sono già state registrate numerose vittime.

In ginocchio, davanti al paese crollato, la presidente della Provincia Stefania Pezzopane che si è appena lasciata alle spalle le macerie della sua casa dell’Aquila. Cerca di consolare tutti e ripete: "Troppi allarmi non ascoltati, questa è una tragedia annunciata"
lunedì 6 aprile 2009 di Federico La Sala
[...] Sono almeno 26 i Comuni interessati in modo ’’serio’’ dal terremoto, e i danni riscontrati, i crolli di case vecchie, ma abitate e addirittura di almeno quattro palazzi, letteralmente implosi all’Aquila, fanno temere che il numero delle vittime sia destinato a salire e che sia possibile determinarlo solo tra molto tempo. In molti paesi come Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, San Pio, Villa Sant’Angelo, Fossa, Ocre, San Demetrio ne’ Vestini e i centri dell’Altopiano (...)

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> ALL’AQUILA LA SITUAZIONE PIU’ DRAMMATICA. --- Paganica, case crollate e atmosfera spettrale (di Massimo Solani).

martedì 7 aprile 2009

Paganica, case crollate e atmosfera spettrale

di Massimo Solani inviato a L’Aquila *

Ci sono le lacrime del lutto, quelle dei feriti e poi di chi non ha più un tetto sotto a cui ripararsi. Case tirate su con il sudore della fronte di generazioni invecchiate lavorando la terra e rovinate a terra in pochi secondi portando via con sé vite, affetti e speranze. Camarda, Paganica, Pescomaggiore, Fossa, Onna, Poggio Picente... è lunghissima la lista dei paesi e frazioni che non hanno retto ai sobbalzi della terra e sono venuti giù in piena notte come altrettanti castelli di carte. Nelle viscere del pianeta sotto Paganica s’è rotto qualcosa e in superficie, in pochi attimi, è stato l’Inferno. Nella piazza del paese è un via vai senza sosta di mezzi di soccorso e gente in lacrime, terrorizzata, scappata alla morte con le poche cose che aveva addosso. «Non ho fatto in tempo a capire niente - ci dice fra le lacrime un anziano mostrandoci la facciata della propria casa ferita a morte - ho preso per mano mia moglie e siamo corsi fuori. Siamo vecchi e abbiamo impiegato un tempo lunghissimo a scendere le scale. Ad ogni gradino pensavo: ecco, adesso viene giù tutto e muoriamo. Adesso che ne sarà di noi? Vogliono portarci via, ma noi da qua non ci muoviamo. Queste case sono la nostra vita». La chiesa del paese sembra una bomboniere andata in mille pezzi e rincollata maldestramente, ad ogni nuova scossa (e sembrano non finire mai) oscilla pericolosamente fra le urla della gente e le corse degli operatori televisivi.

Borgo antico

Quando ci infiliamo in una delle stradine del borgo antico un vigile del fuoco arrivato con la sua squadra da Avezzano ci ferma e ci impedisce di andare avanti. «Abbiamo iniziato a scavare con le mani, alla luce delle torce, alle quattro - spiega, la bocca impastata dalla polvere e gli occhi rossi e gonfi - arrivava gente in lacrime e ci indicava le case da cui non era uscito nessuno. Non so quante persone abbiamo estratto vive dalle macerie... I Carabinieri hanno anche arrestato due sciacalli, due italiani”. Qui in quattro sono morti, fra loro anche la badessa del convento delle Clarisse.

Tempera sta qualche chilometro più in alto, ferita a morte. Nelle case devastate sono morti in cinque, ma al tardo pomeriggio c’è ancora qualcuno che manca all’appello. Come a San Gregorio, dove i cadaveri recuperati sono sei. «È una tragedia immane - ripete alle telecamere il delegato del sindaco de L’Aquila Ugo De Paolis - Eppure possiamo dire di essere stati fortunati visto quello che è successo a Onna».

Superato il fiume Aterno, si arriva a Fossa arrancando su una strada ingombra di calcinacci e massi grandi come un’utilitaria. Il paese è un deserto di macchine abbandonate e porte lasciate aperte a mostrare le ferite di soggiorni e cucine ancora caldi di vita. La gente è scappata lontano, temendo che il costone roccioso della montagna si ripiegasse su se stesso e ingoiasse l’intero borgo abbattendo quel poco che è rimasto in piedi. Tutt’intorno il silenzio. Il ponte d’ingresso del paese si è schiantato nel letto del fiume e una casa poco distante ha fatto lo stesso volo. «Da lì - ci dice una persona arrivata al campo sportivo trasformato in centro di raccolta - hanno estratto morta una bambina moldava tre anni».

Cumuli di macerie

Nella casa laggiù invece - spiega indicando un cumulo di macerie sovrastate da un materasso - sono morti in due, marito e moglie. In tutto sono quattro le vittime». Gli anziani, tanti, fanno la fila davanti allo spogliatoio dell’arbitro dove è stata improvvisata una farmacia. Chiedono garze, cerotti, bombole d’ossigeno e i medicinali che hanno lasciato in casa scappando. I bambini giocano a pallone nel campo polveroso e nonostante tutto ridono divertiti. «È crollata la scuola?» - chiede una bimba. «Mi sa di no» - le dice una volontaria. «Peccato» - s’imbroncia lei. Che un attimo dopo gela tutti: «Sai che io ho visto due morti?».

* l’Unità, 07 aprile 2009


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