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Memoria della libertà....

A FREUD (Freiberg, 6 maggio 1856 - Londra, 23 settembre 1939), GLORIA ETERNA !!! IN DIFESA DELLA PSICOANALISI. Federico La Sala risponde a Dario Antiseri. E lo scontro piace. La loro dialettica è tutta da gustare - lo scritto è del prof. Federico La Sala

A seguire, i testi di riferimento
vendredi 16 mai 2008 par Emiliano Morrone
[...] "anche se il futuro riplasmerà o modificherà questo o quel risultato delle sue ricerche, mai più potranno essere messi a tacere gli interrogativi che Sigmund Freud ha posto all’umanità ; le sue scoperte scientifiche non si possono né negare, né occultare (...) e se mai alcuna impresa della nostra specie umana rimarrà indimenticabile, questa sarà proprio l’impresa di Sigmund Freud" (Thomas Mann) [...]
Costituzione dogmatica della chiesa "cattolica"... e costituzione dell’Impero del Sol (...)

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> A FREUD, GLORIA ETERNA !!! IN DIFESA DELLA PSICOANALISI. Federico La Sala risponde a Dario Antiseri. E lo scontro piace. La loro dialettica è tutta da gustare - lo scritto è del prof. Federico La Sala

vendredi 22 juin 2007

LA POLEMICA

Gli psicanalisti sul lettino

Il "Libro nero" riattizza le eterne diatribe fra i professionisti dell’inconscio

di GIANCARLO DOTTO (La Stampa, 22/6/2007 - 8:22)

L’effetto rigenerante del nemico. L’effervescenza di questi tempi della psicoanalisi italiana si spiega anche così, la necessità di organizzare una risposta al Libro nero, spettacolare e molto mediatizzata aggressione al cuore della terapia freudiana e lacaniana. Una raccolta di saggi, uscita da noi lo scorso inverno, in cui una quarantina di killer, odiatori conclamati di Freud, tra psichiatri, ricercatori universitari, moralizzatori vari, danno il meglio o il peggio di sé, a seconda del punto di vista, per annientare agli occhi del mondo la credibilità scientifica della psicoanalisi. Freud ? Un cocainomane misogino e ciarlatano. Un dilettante allo sbaraglio con una propensione al delirio. E ancora : uno Sherlock Holmes dell’anima, il cui unico merito sarebbe quello di saper ordire delle trame oscure, suggestioni anche ben raccontate ma prive di qualunque fondamento. Il transfert ? Uno scaltro strumento di manipolazione per rendere l’analisi interminabile e lucrativa.

Insomma, Freud e i suoi emuli, gentaccia che abusa della credulità umana, secondo i teorici che sostengono la misurabilità e di conseguenza la medicabilità del dolore. Una provocazione, la loro, ufficialmente destinata all’opinione pubblica ma che, quando esce in Francia due anni prima, strizza più di un occhio al mondo della politica per indurlo nella tentazione di considerare le terapie cognitivo-comportamentali come l’unico vangelo possibile di una « psicoanalisi di Stato », con tutti gli effetti del caso, farmacisti in prima linea. Dibattito per fortuna non riproducibile da noi dove la legge Ossicini, discutibile per altri versi, garantisce di fatto la libertà di terapia e non chiede soprattutto ai burosauri di Stato di farsi carico della sua formazione (anche se permangono, qua e là, incombenti manie di introdurre comunque dei protocolli standard).

Euforici e reattivi soprattutto i lacaniani che, nel nome dell’etica della psicoanalisi, rispondono con un’opera a loro volta corale. Presentato a Roma in questi giorni, nella sua versione italiana, riveduta e corretta, l’Anti-libro nero della psicoanalisi (a cura di Jacques Alain Miller e di Antonio Di Ciaccia, Quodlibet) è la risposta articolata all’attacco dei cognitivisti. Nel volume sono raccolti sotto specie di « stoccate » 40 testi di psicoanalisti e non contro « la tenaglia dello scientismo-amministrazione » a cui si aggiungono altri contributi originali, non presenti nell’edizione francese, incluso quello dal significativo titolo « Perché tanto odio ? » di Elisabeth Roudinesco. Tra sberleffo e critica puntuta, la studiosa parigina ripercorre la storia di quelli che sotto la definizione di « anglofoni e terapeuti comportamentisti » smaschera come i campioni « di una nuova scienza della normalizzazione delle coscienze che pretende di guarire i mali dell’anima in dieci sedute e senza alcuno scacco », utilizzando metodi statistici che pretendono di schedare la sofferenza, appoggiandosi sui criteri livellanti del marketing per rendere l’infelicità « compatibile con gli ingozzamenti farmacologici ».

Una sorta di « furor sanandi » aggregato all’infallibile terapia della felicità. Come suggerisce nel suo testo Jacques Alain-Miller, genero di Lacan e direttore del Dipartimento di Psicoanalisi dell’Università di Parigi, che spiega come queste tecniche, apparse contemporaneamente in America (il cognitivismo) e nella russia staliniana (il pavlovismo), condividendo la ricerca della rapidità nelle cure, agiscono cavalcando la suggestione del « guarire ».

La contraerea lacaniana non si ferma all’Anti-libro nero. Gli effetti terapeutici rapidi in psicoanalisi, uscito in questi giorni per Borla, è il frutto di una conversazione a più voci nella quale, attraverso la discussione di casi trattati gratuitamente per un breve tempo prefissato caso per caso, si dimostra che la psicoanalisi, come ogni altra terapia, può avere degli effetti rapidi e risolutori sulla vita del soggetto, a partire dall’incandescenza della sua parola e dalla individuazione della « trappola » in cui è recluso. « Il metodo cerca nel clima di accoglimento della parola, proprio del dispositivo analitico, di sciogliere ciò che ha condotto colui che soffre ad un impasse che gli chiude l’orizzonte della vita e dalla quale cerca di uscire ». Infine, sempre sul tema, il Seminario X di Jacques Lacan. Tradotto da Antonio Di Ciaccia, presidente dell’Istituto freudiano di Roma e pubblicato di recente in Italia presso Einaudi, risulta di una modernità sconcertante.

Contro la pretesa medico-psichiatrica di silenziare il disagio, la psicoanalisi rivendica il tramite dell’angoscia come la bussola che ci può orientare sulle verità del soggetto. Sintomo paradigmatico del malessere contemporaneo : collassati gli apparati simbolici e ideali che forniscono riparo e protezione, il soggetto liberato dai suoi vincoli cede a sua volta, annaspa e frana in una vacuità dove non è più possibile agganciarsi alla fede e alla protezione di un padre ideale, né ad una legge fondata che funzioni da cornice. L’attacco di panico, patologia alla moda, è l’esatto paradigma che ci mostra un soggetto in una dimensione di scacco, indicibile in quanto non simbolizzabile. Non si tratta, fa capire Lacan, di tappare la falla che si è aperta nell’esistenza del soggetto, « ma di insegnargli a muoversi intorno senza caderci dentro ».

Allo stesso modo, la società dei gadget sembra ossessionata dalla smania di colmare ogni vuoto, lasciando il soggetto esposto all’incapacità di fare i conti con il desiderio. Ecco lo scacco, a partire dal dimostrabile concetto che c’è creazione là dove c’è mancanza. I nostri figli crescono in un apparato sociale iperprogrammato e saturo di oggetti, dove manca l’intervallo che possa sostenere il soggetto nell’attivazione del desiderio. Il farmaco diventa la soluzione prêt-à-porter per eludere ogni rapporto con il vuoto. Ecco la depressione, malattia attualissima di una società che non ce la fa più a stabilire confidenza con la perdita.


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