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EVANGELO, COSTITUZIONE, E TRADIMENTO STRUTTURALE DELLA FIDUCIA. Il DIO dei nostri Padri e delle nostre Madri Costituenti E’ AMORE (Charitas) non "MAMMONA" (Benedetto XVI, "Deus caritas est") !!!

VENI, CREATOR SPIRITUS : LO SPIRITO DELLA VERITA’. Lo Spirito "costituzionale" di Benedetto Croce, lo spirito cattolico-romano di Giacomo Biffi, e la testimonianza di venti cristiani danesi (ricerca scientifica) - a cura di Federico La Sala

"CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE ... DEUS CHARITAS EST"(1 Gv., 4.1-16)
mercredi 8 avril 2009
[...] L’11 marzo 1947 Benedetto Croce esortò l’Assemblea Costituente della nuova Italia a elevare un’implorazione allo Spirito Santo con le parole (così disse) dell’« inno sublime »
Veni creator Spiritus.
Era una proposta inattesa, tanto più che proveniva da un « laico ». Ed era una proposta illuminata : richiamava a tutti la solennità e la rilevanza del momento, suggerendo addirittura di cogliere una certa « sacralità » immanente nell’impresa che si stava affrontando ; « sacralità » se non (...)

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> VENI, CREATOR SPIRITUS : LO SPIRITO DELLA VERITA’. ---" La memoria, la vita, i valori. Itinerari crocian". L’importanza di fare i conti con Croce (di U. Curi)

vendredi 6 novembre 2015


L’importanza di fare i conti con Croce

di Umberto Curi (Corriere della Sera, 06.11.2015)

Con il titolo Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel, nel 1907, compariva presso la casa editrice Laterza un’opera destinata a costituirsi come punto di riferimento obbligato. Autore era Benedetto Croce. La formula impiegata dal pensatore idealista - « ciò che è vivo e ciò che è morto » - era destinata ad essere imitata o parafrasata più volte, perché configurava un « metodo » di analisi estremamente incisivo.

Nella lettura critica di qualunque filosofo (e dunque non solo di Hegel), non si trattava di limitarsi a ricostruirne l’articolazione concettuale. Ciò di cui si sottolineava l’esigenza era la formulazione di un giudizio, teso a cogliere quanto vi fosse ancora di attuale e intramontabile, e quanto vi fosse, invece, di irrimediabilmente caduco. Un vaglio severo ed esigente, quindi, lontano da ogni atteggiamento diplomatico e da ogni servilismo accademico.

Si potrebbe impiegare la stessa fortunata formula per compendiare in estrema sintesi il « taglio » della monumentale opera di Giuseppe Galasso, La memoria, la vita, i valori. Itinerari crociani (a cura di Emma Giammattei, Istituto italiano per gli studi storici, Il Mulino, pp. 551, e 60). A Croce, nel corso degli ultimi cinquant’anni, Galasso aveva già dedicato un gran numero di saggi. Ma nel testo ora pubblicato, pur essendo programmaticamente escluso ogni intento di delineazione complessiva e unitaria della filosofia crociana, Galasso sembra essere attratto dalla prospettiva di individuare, una volta per tutte, « ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Croce », procedendo dunque anche oltre gli importanti risultati raggiunti mediante i lavori precedenti.

Attraverso le tre parole indicate nel titolo, vengono raccolti e ordinati contributi originariamente comparsi in sedi e anni diversi, ricondotti dall’intelligente lavoro della curatrice ad alcuni assi tematici fondamentali, dalla storiografia alla politica, dall’etica all’estetica. Ne risulta un quadro generale mosso e variegato, dal quale balza fuori una figura irriducibile agli schemi tuttora prevalenti.

A Croce è infatti accaduto qualcosa di simile - fatte le debite differenze - alla sorte toccata a un autore da lui assai valorizzato, Karl Marx. Dopo aver dominato in maniera incontrastata la cultura italiana (e non solo filosofica) per oltre mezzo secolo, ed essere stato il « maestro », sia pure in forma indiretta, di legioni di intellettuali, come il pensatore di Treviri, travolto dal crollo del comunismo, così Croce nel secondo Dopoguerra è stato frettolosamente archiviato, liquidando la dialettica dei distinti, originale riformulazione della dialettica hegeliana, con l’etichetta sarcastica della « filosofia delle quattro parolette ».

Nella grande maggioranza dei casi, questo passaggio non ha corrisposto a un capovolgimento dell’impostazione critica, ma semplicemente a una sua riconferma : dalla dogmatica soggezione all’autorità di un protagonista inattaccabile, si è transitati a una liquidazione sommaria, non meno aprioristica del consenso precedentemente espresso. Mentre ciò che ancora è utile e per certi aspetti necessario fare è instaurare un atteggiamento opposto, quale è quello che ci pare di cogliere nell’opera di Galasso : ritornare sulle pagine crociane restando al di fuori di ogni prospettiva apologetica, come di ogni attitudine unilateralmente demolitrice.

Cercando, insomma, con obbiettività e rigore, di individuare davvero quel non poco e non marginale che è ancora « vivo », senza avere ritegno a denunciare insieme ciò che appare irrimediabilmente « morto ». Dobbiamo essere grati a Galasso per averci offerto una guida preziosa per inoltrarci in un’esplorazione che si preannuncia potenzialmente ricca di importanti scoperte.


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