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FEBBRE SUINA : ALLARME OMS, A QUOTA 5 ....

PESTE SUINA : PER L’OMS, POSSIBILE PANDEMIA. Secondo l’OIE, l’organizzazione mondiale della salute animale, gli allevamenti di maiali non sono responsabili.

Le fasi di allerta dell’Oms. I sei gradi di allerta corrispondenti alle fasi di sviluppo di una pandemia (scheda).
mardi 28 avril 2009 par Federico La Sala
[...] L’ultimo aggiornamento fornito dalla Commissione europea , diffuso prima dell’annuncio sugli ultimi casi accertati, riferisce di 10 casi in Spagna, 5 in Gran Bretagna, 3 in Germania e 1 in Austria. "Tutti questi casi hanno alle spalle un viaggio in Messico, tranne un caso spagnolo in cui la trasmissione è avvenuta all’interno della famiglia" si legge in una nota. Il Centro europeo di controllo e monitoraggio "continua a monitorare da vicino la situazione", spiega ancora Bruxelles (...)

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> PESTE SUINA --- L’Oms ha alzato l’allerta al livello 5 ... "Al contrario dell’influenza aviaria, dove le persone venivano infettate dai polli - ha aggiunto Fukuda - in questo caso i dati non mostrano alcuna infezione dovuta al contatto con maiali o al consumo di carne suina".

mercredi 29 avril 2009

La situazione viene monitorata attentamente

La diffusione del virus non rallenta. L’Oms ha alzato l’allerta al livello 5

Lo ha annunciato il direttore generale dell’Organizzazione da Ginevra. Innalzamento del livello dopo i 114 casi confermati e gli 8 morti. A fornire le cifre il vicedirettore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, che rimarca : ’’Trasmissione da uomo a uomo, inutile uccidere i maiali’’. Obama : situazione seria, pronti a chiudere le scuole

ultimo aggiornamento : 29 aprile, ore 22:22

Roma, 29 apr. (Adnkronos Salute/Ign) - L’Organizzazione mondiale della sanità ha elevato da quattro a cinque, su una scala di sei, il livello di allerta sul rischio di pandemia per l’influenza da suini. Lo ha annunciato il direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, in una conferenza stampa a Ginevra.

Nel pomeriggio, Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell’Organizzazione, aveva affermato che "ci stiamo avvicinando alla fase di allerta 5" per l’epidemia. "Il virus si diffonde e non ci sono evidenze attuali che stia rallentando" ha detto Fukuda. "La priorità - ha aggiunto - è ora capire come si sta evolvendo la situazione e se il virus arriverà in zone finora non raggiunte. Soprattutto in Canada si sta lavorando a un possibile vaccino". L’Oms ha dunque deciso di alzare il livello d’allerta : misura attuata non appena stabilito che l’infezione ha attecchito in almeno due Paesi, ha spiegato Fukuda, sottolineando che si sta monitorando attentamente la situazione.

Sono 114, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, i casi di febbre suina confermati dalle analisi di laboratorio. Sessantaquattro sono stati registrati negli Stati Uniti, 13 in Canada, 26 in Messico, due in Israele, quattro in Spagna, due nel Regno Unito e tre in Nuova Zelanda. In totale il virus A/H1N1 ha provocato sette morti in Messico e uno negli Usa.

"Altri casi sospetti - ha evidenziato Fukuda - sono in fase di esame in diversi Stati. In Messico ci sono stati casi gravi, ma in altri Paesi l’intensità sembra essere in maggior parte media. Quello che sappiamo è dunque che il virus può provocare sintomi da banali, che non necessitano di ricovero, fino a una malattia letale. Ci dobbiamo chiedere in quale direzione questo virus andrà : se scomparirà per motivi sconosciuti, ma questo non sembra probabile ; se infetterà le persone con sintomi blandi nella maggior parte dei Paesi o se si verificheranno nel futuro più casi gravi".

Fukuda ha poi rimarcato l’inutilità delle misure intraprese contro la febbre suina in Egitto, dove è stato ordinato l’abbattimento degli animali. "Abbiamo davanti un virus che si trasmette da uomo a uomo anche se ha avuto origine nei maiali, ed è per questo che ha raggiunto, attraverso i viaggiatori, un numero così alto di Paesi diversi. Non ci sono evidenze scientifiche - ha sottolineato - che dimostrino che le persone possono essere infettate dai maiali".

"Al contrario dell’influenza aviaria, dove le persone venivano infettate dai polli - ha aggiunto Fukuda - in questo caso i dati non mostrano alcuna infezione dovuta al contatto con maiali o al consumo di carne suina".


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