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"VINCERE". Il film di Marco Bellocchio sarà presentato a Cannes. Racconta un duce inedito. Di una donna perseguitata e del figlio Benito Albino

MUSSOLINI, IDA DALSER, E BENITO ALBINO MUSSOLINI: UNA TRAGEDIA ITALIANA. Sul film di Marco Bellocchio, una nota di Michele Anselmi, un’intervista al regista di Aldo Cazzullo, e una nota di Malcom Pagani - a cura di pfls

Ida fu sua moglie, sempre. «Accusò il fratello Arnaldo». Lo stesso che sulla Gazzetta Ufficiale mutò l’identità di Albino «Gli fece assumere un altro cognome. Cambiò la vita di una persona e quella di una nazione».
giovedì 7 maggio 2009 di Federico La Sala
[...] Racconta Bellocchio che il finale è cambiato rispetto al progetto. «Pensa­vo di chiudere il film con una scena am­bientata dopo la Liberazione: il cogna­to di Ida Riccardo Paicher, l’uomo che non aveva saputo difenderla, esce da un cinema richiamato dalle sirene del­la polizia, assiste agli scontri di un cor­teo politico con le bandiere rosse e tut­to, e soccorre una ragazza ferita. Poi mi sono detto che il film non meritava un finale consolatorio. È una tragedia, e così deve finire» (...)

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> MUSSOLINI, IDA DALSER, E BENITO ALBINO MUSSOLINI: UNA TRAGEDIA ITALIANA. ---"Il duce e le donne", Il libro di Mimmo Franzinelli ripercorre le vicende amorose (di Mirella Serri - Mussolini e Maria José una storia a luci rosse)

venerdì 6 settembre 2013

Mussolini e Maria José una storia a luci rosse

Ne Le donne del Duce lo storico Mimmo Franzinelli rivela la liaison con la principessa

di Mirella Serri (La Stampa, 06.09.2013)

      • Il dittatore aveva amanti di ogni età e non disdegnava i rapporti con le minorenni
        -  Durò dieci anni la love-story con la Sarfatti e la figlia di questa, Fiammetta
        -  Claretta Petacci, fu forse la più famosa amante del Duce, morì con lui il 28 aprile del 1945
        -  Bianca Ceccato, segretaria del Popolo d’Italia, fu tra le minorenni amate da Mussolini
        -  Margherita Sarfatti e la figlia Fiammetta, il Duce ebbe una relazione con entrambe
        -  Il libro di Franzinelli ripercorre le vicende amorose del Duce

Una situazione degna del miglior Boccaccio! Claretta Petacci, tutta sudata e infuriata, chiusa nell’estate del 1937 per ben due ore nella cabina-doccia del capanno del Duce a Castelporziano, mentre Mussolini s’intratteneva con un’ospite presentatasi all’improvviso nella tenuta reale. Qui il capo del governo, oltre a godersi il mare e a sbrigare il lavoro d’ufficio, di solito faceva accedere le sue partner più fidate. Ma solo Maria José di Savoia si poteva permettere il gesto ardito di visitare a sorpresa il più grande amatore d’Italia. Il testamento dell’ultima regina d’Italia prevede che i suoi diari, dove ogni giorno «ho annotato» scrive lei stessa, «i nomi degli imbecilli che ho incontrato, ma anche degli altri», siano consultabili solo nel 2071. Non dobbiamo però aspettare quella data per conoscere l’incredibile verità. La sposa infelice del principe ereditario Umberto, la futura, convinta antifascista di casa Savoia, si presentò seminuda al capanno, spiegando di essere naturista, abituata ai bagni di sole. Mussolini, di fronte alla generosa profferta, fu incerto se far prevalere l’uomo o il politico che non voleva turbare i suoi rapporti con la Real Casa. Poi cedette. E offrì pessima prova di sé e del suo Lui.

Ora a dimostrare, documenti alla mano, il legame tra il creatore del fascismo e Maria José, di cui si è discusso a volte ma senza certezze nel dopoguerra, arriva il saggio di Mimmo Franzinelli Il duce e le donne (Mondadori). Un libro che rappresenta un’importante integrazione alla vicenda politico-sentimentale di Benito e porta in luce tanti aspetti inediti della vita erotica del Duce Truce. E non c’è niente di più azzeccato del nomignolo gaddiano: oltre le centinaia di incontri occasionali e le avventure più prolungate con Ida Dalser (a cui Marco Bellocchio ha dedicato Vincere ), con l’anarchicamusulmana Leda Rafanelli, la squadrista Giulia Mattavelli, la pianista bretone Magda Brard, la contessa Alice de Fonseca Pallottelli, emergono altre relazioni sconosciute di Mussolini. Ai suoi appetiti erotici il dittatore non negava niente e rivolgeva le sue pulsioni persino a Fiammetta, figlia adolescente della sua amante Margherita Sarfatti. Solo Maria José riuscì però a prendersi una bella rivincita sul libidinoso tiranno. Dopo l’iniziale défaillance con la moglie di Umberto, noto per la sua omosessualità descritta nei mattinali di polizia impilati sul tavolo del dittatore, il rapporto non terminò ma si sviluppò in maniera intermittente per circa tre anni.

L’ammirazione della principessa belga per il seduttore-conquistatore risaliva al 1936: arruolata nella Croce Rossa, dall’Abissinia aveva telegrafato per la proclamazione dell’Impero: «Esulto... fiera del mio alto privilegio di avere ascoltato il suo glorioso messaggio». A fine settembre 1939 le simpatie di Maria José andavano all’Asse, alla fine del 1940 si iscrisse al Pnf (Partito nazionale fascista). Ma a far scemare progressivamente l’attrazione per il Duce sarà la delusione che proverà nei confronti del Reich e per l’occupazione tedesca del suo paese natio. Durante i loro incontri Mussolini, intimidito dalla spregiudicatezza e dal lignaggio, si sentirà in una «scomoda posizione di sudditanza», spiega Franzinelli. Il dittatore, connotato dal suo superomismo, non si trovava a suo agio tra le lenzuola con la signora di sangue blu. Facendo eccezione alle sue abitudini, fu proprio lui stesso a negarsi e a non voler più abboccamenti.

La serie degli amorazzi con le minorenni prende avvio con la 17enne Bianca Ceccato, segretaria del Popolo d’Italia. Il direttore Mussolini aveva superato i 30 anni e le si propose come un buon padre, l’accompagnava in carrozza, le accarezzava le mani. Conosciutone l’interesse per un coetaneo bersagliere, gelosissimo, la licenziò. Lei contrita e senza una lira tornò sui suoi passi e Benito la convocò in un albergo. Le fece bere spumante a garganella e la violentò in una squallida camera. La costrinse poi ad abortire e quando gli darà un figlio, Glauco, non vorrà nemmeno incontrarlo. Bianca in seguito volle provare a rifarsi una vita e a sposarsi e il dittatore inviò la polizia nel suo appartamento per intimorirla e dissuaderla. Ci riuscirà, condizionandone la vita. Persecutorio lo sarà anche con la 14enne Fiammetta, nata da una delle poche donne che sosteneva di aver amato, l’ebrea Margherita. La Sarfatti, che sarà costretta dalle leggi razziali a fuggire a Montevideo, supplicò in una lettera il quarantenne statista di non «farle richieste indegne». Ma l’Orco-Benito non rinunciò al rapporto a tre che durerà, tra scenate e rivalità tra madre e figlia, almeno una decina di anni. Mussolini stesso confiderà menzognero a Claretta che Margherita gli aveva offerto su un piatto d’argento la prosperosa fanciulla.

Anche la Petacci finì nel tourbillon del ménage à trois, come denunceranno i giornali l’indomani della caduta di Mussolini nell’agosto del 1943. Fin dal 1938 la quindicenne Myriam, detta Mimì, fece da mediatrice nella liaison tra la sorella maggiore e Ben. Toccava a Mimì, ad esempio, fare da chaperon nelle trasferte del Duce e di Claretta al Terminillo. Ma a un certo punto la Petacci si impensierì: «Viene Mimì, lui si sofferma a parlare e la guarda con occhio diverso, da maschio, come prima mai. Rimango un po’ perplessa. Infatti dopo, riprendendo la passeggiata, ha uno strano atteggiamento d’uomo che pensa di poter piacere, di avere ciò che vuole, e altri pensieri che qui non trascrivo». Da quel momento sarà sempre più preoccupata: «In tutto il tempo che ha parlato ha guardato molto Mimì e mi ha veramente seccato che abbia tenuto questi discorsi dinanzi a lei. Tanto che molte volte ho cercato di farlo smettere, ma inutilmente: non capisce queste cose... ». Non è solo Claretta a notare la bramosia del maturo satiro. Le chiacchiere sul terzetto dilagano e i Petacci faranno sposare Myriam in gran pompa e in gran fretta. A dare scacco al Duce, tra le tante, sarà Maria José. Entrata in rapporto con il gruppo di Umberto Zanotti Bianco, antifascista liberale che la introdusse al cenacolo di Benedetto Croce, diventerà una delle pedine nella débâcle e nella rovina di Mussolini. Ma dovrà aspettare fino al 25 luglio 1943.


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