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"VINCERE". Il film di Marco Bellocchio sarà presentato a Cannes. Racconta un duce inedito. Di una donna perseguitata e del figlio Benito Albino

MUSSOLINI, IDA DALSER, E BENITO ALBINO MUSSOLINI : UNA TRAGEDIA ITALIANA. Sul film di Marco Bellocchio, una nota di Michele Anselmi, un’intervista al regista di Aldo Cazzullo, e una nota di Malcom Pagani - a cura di pfls

Ida fu sua moglie, sempre. « Accusò il fratello Arnaldo ». Lo stesso che sulla Gazzetta Ufficiale mutò l’identità di Albino « Gli fece assumere un altro cognome. Cambiò la vita di una persona e quella di una nazione ».
jeudi 7 mai 2009 par Federico La Sala
[...] Racconta Bellocchio che il finale è cambiato rispetto al progetto. « Pensa­vo di chiudere il film con una scena am­bientata dopo la Liberazione : il cogna­to di Ida Riccardo Paicher, l’uomo che non aveva saputo difenderla, esce da un cinema richiamato dalle sirene del­la polizia, assiste agli scontri di un cor­teo politico con le bandiere rosse e tut­to, e soccorre una ragazza ferita. Poi mi sono detto che il film non meritava un finale consolatorio. È una tragedia, e così deve finire » (...)

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> MUSSOLINI, IDA DALSER, E --- IL PADRE DEL DUCE. La memoria cancellata di Alessandro Mussolini (di Angelo Martino)

jeudi 7 juillet 2016

La memoria cancellata di Alessandro Mussolini

di Angelo Martino *

Non fu un’infanzia felice quella di Alessandro Mussolini fra un padre assente e una madre fiaccata dai parti e dalle malattie. Nato a Montemaggiore di Predappio l’11 novembre 1854, da Luigi e Caterina Vasumi, Alessandro ricevette la prima istruzione dallo zio Tancredi, che soleva raccontargli anche le gesta dei rivoluzionari garibaldini romagnoli. D’altra parte il piccolo Alessandro era nato proprio nella casa che aveva ospitato Giuseppe ed Anita Garibaldi in fuga da S. Marino verso le Valli di Comacchio.

A Dovadola iniziò l’apprendistato di fabbro e la formazione politica, con la partecipazione nel 1872 alla Conferenza di Rimini, nella quale prevalse la linea del socialismo libertario rispetto a quello marxista. Di ritorno a Predappio il giovane Alessandro era già “diventato il più efficace e irresistibile apostolo” del socialismo, raccogliendo intorno a sé tantissimi amici e concittadini che seguivano le stesse idee.

L’interesse e l’entusiasmo dei cittadini di Predappio era dovuto anche al fatto che Alessandro, il politico del paese, aveva conosciuto a Rimini il pugliese Carlo Cafiero e l’imolese Andrea Costa, che sarebbe stato il primo deputato socialista del parlamento italiano. Inoltre, in quei primi anni di affermazione del socialismo libertario, con Alessandro vi era anche il giovane Giovanni Pascoli.

Allievo di Giosuè Carducci, il Pascoli era solito congratularsi con Alessandro Mussolini per i suoi ” discorsi belli e appassionati”, ma era la fine degli anni Ottanta dell’Ottocento durante i quali entrambi avrebbero conosciuto l’iscrizione nei casellari giudiziari della questura di Bologna .

Fu proprio nel 1878, anno in cui si spense la madre, che Alessandro dovette affrontare la prima dura carcerazione. La drammatica esperienza fu ricordata nel 1910 dal figlio Benito che sul giornale “La lotta di classe”, da posizioni decisamente più massimaliste del padre, scrisse : “Gli internazionalisti allora erano considerati come delinquenti da segregare e mio padre, reo di aver fondato e diretto un gruppo dell’Internazionale, fu arrestato. Passò parecchi mesi nella vecchia Rocca di Forlì. Uscito dal carcere, mio padre fu condannato alla sorveglianza speciale. Questa specie di dura, esasperante prigionia morale durò quarantadue mesi”.

Proprio in quel periodo Alessandro Mussolini conobbe la maestra ventenne Rosa Maltoni, giunta a Dovia dalla frazione di Bocconi, vincitrice del concorso indetto dal comune di Predappio e i due si sposarono nel 1882, anno in cui Andrea Costa diventò il primo deputato socialista del parlamento italiano.

Alessandro Mussolini ebbe modo di ricevere nel corso degli anni i più grandi personaggi del socialismo libertario di fine Ottocento, tra cui la bella bionda Anna Kuliscioff, mentre scaldava i cuori dei concittadini di Predappio, parlando di socialismo, uguaglianza e giustizia sociale. La sua empatia per i poveri e sofferenti lo portò a scrivere, un giorno che passavano a Dovia torme di operai di ogni età, in cerca di lavoro, diretti a Firenze : “Li vidi magri, sparuti, macilenti, mal vestiti ; lor si vede scolpita la miseria patria. Il dolore per aver lasciato la famiglia senza pane, lo strazio per l’incertezza di trovarne li rendono talmente accasciati che non vorreste non averli veduti. Povera umanità ! E dire che a ogni casa dimandano un tozzo di pane per isfamarsi”.

Il 15 agosto 1891 costituì la Società cooperativa braccianti e sezione d’arti di Predappio, di cui fu presidente, con segretario Silvio Marani. Nel 1910 il figlio Benito, ricordandolo ancora nelle pagine del giornale “Lotta di classe”, scrisse che “l’articolo 4 determinava il fine della Società di “assumere ed eseguire in cooperazione lavori oggi eseguiti dagli appaltatori quali sarebbero lavori di muratura, costruzione di ponti, tronchi ferroviari, strade, argini, dissodamenti di terreni, ecc. affinché ogni lavoratore consegua i frutti del proprio lavoro” e che “ la cooperativa visse mi pare sei anni di vita attiva e poi si sciolse”.

Nelle elezioni comunali di Predappio del 1889, Alessandro Mussolini fu assessore, impegnandosi per estendere le scuole serali e adoperandosi per la distribuzione di libri e quaderni ai bambini di famiglie povere con il sussidio comunale. Richiese, inoltre, aiuti per la Cooperativa braccianti da lui formata e per una biblioteca circolante per i ceti operai, come anche medicine per gli iscritti nelle liste della Congregazione della carità.

Intanto collaborava con fogli socialisti radicali, quali “Lotta”, “La Rivendicazione”, “Il Risveglio” e il repubblicano “Pensiero romagnolo”.

Il 15 luglio 1890 scriveva su ” La Rivendicazione” : Domenica scorsa ebbero luogo le elezioni suppletive. Erano in lotta il partito Operaio Democratico, quello dell’attuale amministrazione, ed il Conservatore, quella della passata. Mai non si vide tanto accanimento, ma il paese ha risposto lealmente al nostro appello[...] Su 291 iscritti 197 sono accorsi alle urne e la vittoria è stato nostra con 49 voti di maggioranza, vittoria resa anche più grande se si considera che nomi chiari di avvocati e di persone facoltose furono battuti da quelli oscuri di operai”.

Durante questo periodo il figlio Benito gli procurava preoccupazioni per il suo carattere ribelle e irruento, tanto indomabile da costringere il genitore a rinchiuderlo nel collegio salesiano di Faenza, su volontà della moglie Rosa. Dal collegio il futuro Duce scappò costringendo il padre a condurlo nella scuola - convitto di Valfredo Carducci , fratello di Giosué, a Forlì, dove a Benito sarebbe stata affidata la commemorazione di Giuseppe Verdi. Tuttavia gli esami e il diploma finale conseguiti da Benito non soddisfecero i genitori.

Alle amministrative del 6 luglio 1902 i socialisti si presentarono a Predappio con un programma avanzato di riforme, senza alleanze. In un clima infuocato i socialisti persero le elezioni, a cui seguirono disordini che costarono ad Alessandro sei lunghi mesi di detenzione. Poté tornare a Dovia da Rosa e dai figli la vigilia di Natale del 1903, con il fisico malandato. La morte della moglie Rosa, l’anno successivo, aggravarono il suo stato di salute, tanto da condurlo alla morte il 19 novembre 1910, a 56 anni,.

Quando il figlio Benito divenne Duce del Fascismo, la memoria di Alessandro Mussolini fu - come scrive Vittorio Emiliani - “una vita, in sostanza, cancellata”.

In effetti, già dal 1914 la figura del padre Alessandro era diventata imbarazzante per l’interventista Benito Mussolini, che ebbe modo di ricevere le disapprovazioni aperte degli abitanti di Predappio, tra cui tanti amici e conoscenti del genitore.

A fascismo consolidato, dopo la Marcia su Roma, nel 1925, su Alessandro calò il silenzio, mentre per la madre, Rosa Maltoni omaggi ed epigrafi di gran rilievo non mancarono da parte del figlio Benito.

“Negli anni del regime - scrive Emiliani - “la memoria dell’anarchico, internazionalista, socialista rivoluzionario viene dunque rimossa”, mentre ben rilevanti erano gli articoli che nel 1910 su “Lotta di classe” il figlio Benito aveva dedicato al padre e alla sua attività politica. Di tale realtà ebbe consapevolezza il fratello del Duce, Arnaldo, cattolico e moderato, il quale rivelò all’ex socialista Francesco Bonavita : “Mi sarebbe giusto che qualcuno portasse ricordasse nostro padre”. Francesco Bonavita scrisse un libro “Il padre del Duce”, illudendosi di poter animare il ricordo del socialista rivoluzionario Alessandro Mussolini e di rivalutarne la sua figura in quegli anni.

Il libro uscì a Roma nel 1933, ma - come scrive ancora Vittorio Emiliani - “rimase, in pratica, semiclandestino”. Tuttavia Alessandro fu certamente protagonista, pur fra qualche contraddizione o sbandamento, di una storia autenticamente socialista, lontana da ogni violenza e sopraffazione, una storia dall’immensa carica umanitaria, intessuta di lealtà verso i compagni, di generosità verso i deboli, i più derelitti, di speranza nel sol dell’avvenire.

Bibliografia :

Vittorio Emiliani - Il fabbro di Predappio - Società Editrice Il Mulino- 2010

* Nuovo Monitore Napoletano, Mercoledì, 06 Luglio 2016


Benito Mussolini e la Madre Rosa Maltoni *

Quella che vedete a lato è una delle rare immagini che possediamo di Benito Mussolini bambino, qui addirittura in fasce tra le amorevoli braccia della madre Rosa Maltoni, maestra elementare, moglie e madre affettuosa, gran lavoratrice e probabilmente la donna più importante nella vita del Duce.

Figlia di un veterinario, nata nel 1859 a San Martino in Strada, vicino Forlì, da giovane Rosa si innamorò, ricambiata, del maniscalco, pare un po’ ruvido e sfaccendato, Alessandro Mussolini, animato da una sincera e veemente passione per la politica, precisamente per il Socialismo, di cui era un convinto sostenitore ; Rosa tuttavia, da fervente cattolica quale era, non avrebbe mai accettato di unirsi a qualcuno se non con un matrimonio religioso celebrato in chiesa, ipotesi inizialmente scartata dall’irruento fidanzato.

Alla fine l’amore trionfò, lui cedette alle richieste di lei e i due, finalmente, si sposarono nel 1882 a Dovia di Predappio.

Dall’unione, oltre al futuro capo del Fascismo, nacquero anche Arnaldo (1885) ed Edvige (1888).

Tra Rosa, costretta a fare il capofamiglia a causa di un marito spesso latitante, e il primogenito Benito (nato nel 1883), da lei stessa descritto come un piccolo “monello irrequieto“, si era instaurato fin da subito un rapporto complice e profondo ; la madre, sempre molto attenta all’educazione, fece in modo che il figlio, a nove anni, venisse accettato nel Collegio dei Salesiani a Faenza (Ravenna) affinché potesse proseguire negli studi.

Fu il destino a spezzare per sempre, in modo tragico ed imprevisto, il legame tra Mussolini e Rosa, che morì nel 1905, a soli 46 anni, per un attacco fulminante di meningite.

Fu il destino a spezzare per sempre, in modo tragico ed imprevisto, il legame tra Mussolini e Rosa, che morì nel 1905, a soli 46 anni, per un attacco fulminante di meningite.

Della figura materna, dolce e forte al tempo stesso, il Duce fece in seguito quasi un motivo di culto, tanto che presso la tomba nel piccolo cimitero di Predappio non mancavano mai gerarchi in rispettoso pellegrinaggio.

Per avere un’idea precisa di quanto la madre abbia contato nella vita, e possiamo supporre nella formazione, di Mussolini, basti pensare che nessuna figura femminile, neanche quelle della moglie Rachele e dell’amante storica Claretta, comparivano sulla scrivania dello studio di Palazzo Venezia, tranne quella di Rosa, raffigurata in una piccola miniatura (Foto da : ilduce.net).

Della figura materna, dolce e forte al tempo stesso, il Duce fece in seguito quasi un motivo di culto, tanto che presso la tomba nel piccolo cimitero di Predappio non mancavano mai gerarchi in rispettoso pellegrinaggio.

Per avere un’idea precisa di quanto la madre abbia contato nella vita, e possiamo supporre nella formazione, di Mussolini, basti pensare che nessuna figura femminile, neanche quelle della moglie Rachele e dell’amante storica Claretta, comparivano sulla scrivania dello studio di Palazzo Venezia, tranne quella di Rosa, raffigurata in una piccola miniatura (Foto da : ilduce.net).

* FONTE : PILLOLE DI STORIA (senza foto)


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